Bagno di folla per il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia all’Istituto di Storia Patria/Ex Partibus

Venerdì 28 febbraio, presso l’Istituto di Storia Patria di Napoli, al Maschio Angioino, Stefano Bisi, giornalista e Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, la più antica e numerosa Comunione Massonica italiana, ha presentato il suo libro ‘Mitra e Compasso – Riflessioni sui rapporti tra Massoneria e Chiesa’, Tipheret edizioni.

Se l’assenza di Don Luigi Merola, Presidente della Fondazione ‘a Voce d’ ‘e Creature, che influenzato è stato costretto a dare forfait all’ultimo momento, toglie all’evento la possibilità di confronto, la presentazione si arricchisce, invece, della presenza di Sigfrido Höbel, noto saggista, autore, tra gli altri, di testi come ‘La cappella filosofica del principe di Sansevero’ o ‘Il dio del silenzio. Permanenze della tradizione esoterica egizia a Napoli’.

Di fronte ad una sala gremita, per la presenza non solo di Massoni, ma anche della stampa e della società civile, il dibattito si è sviluppato, condotto impeccabilmente da Pasquale Napolitano, redattore de Il Giornale, a partire dalla la bolla In eminenti apostolatus specula con cui nel 1738 Clemente XII condannò la Massoneria, comminando la scomunica a tutti gli aderenti, fino ad arrivare ai tempi nostri, in un percorso disseminato di episodi di apertura ed improvvise chiusure, con Papi aperti al dialogo, come Paolo VI, e altri più rigidi nella loro posizione.

Passando, come sottolinea Höbel, per episodi che interessano anche direttamente Napoli, laddove un’ennesima bolla di 1751 Benedetto XIV formalizzò nuovamente la condanna della Massoneria, che porta Carlo di Borbone a richiedere al principe Raimondo de Sangro gli elenchi della Gran Loggia napoletana, fino allo scioglimento della stessa.

Rapporti, tra Massoneria e Chiesa, che dicevamo contrastanti, anche negli ultimi anni, dove da un lato troviamo la disponibilità al dialogo del cardinale Ravasi che scrive nel 2016 una lettera ai cari fratelli massoni dalle pagine de Il Sole 24ore, al rifiuto nei confronti di Mozart di padre Paolo Bocci, priore di Santa Croce di Firenze, che lo scorso ha negato la navata della basilica per il 228° anniversario della morte del compositore, perché Massone.

La parola d’ordine di Bisi è confronto, nella ricerca di valori e posizioni comuni, di affinità piuttosto che di punti di divisione. La Massoneria si fa portatrice di valori che non sono incompatibili con la religione cattolica, con nessuna confessione religiosa in particolare, accogliendo tra le sue fila persone che fanno riferimento a spiritualità anche molto diverse tra loro.
I valori di libertà, uguaglianza e fratellanza suggeriscono vicinanza, non divisioni.

Diverse anche le domande arrivate dal pubblico, che portano la discussione anche sull’attualità, sui rapporti tra sistema politico e Massoneria.
Il Gran Maestro risponde in modo esaustivo a tutti, lasciando, in chiusura, un ultimo importante messaggio, l’obiettivo della normalizzazione. Normalizzazione della percezione della Massoneria all’esterno, da vedere come qualcosa non di alieno, di estraneo, ma come un’istituzione che semplicemente rivendica la libertà, di pensiero, di associazione, di partecipazione alla vita pubblica ed istituzionale del Paese.

Dopo la presentazione per Bisi c’è stato un vero e proprio bagno di folla, con diverse persone che lo hanno avvicinato, per farsi autografare e dedicare la propria copia del libro, per intervistarlo, per farsi scattare una foto, anche solo e semplicemente per stringergli la mano.

Anche noi abbiamo approfittato dell’occasione per rivolgergli un paio di domande in esclusiva per ExPartibus.

Anche dagli aneddoti emersi durante la presentazione, sembrerebbe che la contrapposizione tra Massoneria e Chiesa sia più politica che legata a rapporti reali. Nei fatti, tra uomini di Chiesa e di Massoneria, spesso si scopre di essere più vicini di quanto si possa pensare. Anche molti cattolici sostengono di vivere con più pienezza e consapevolezza la loro spiritualità grazie al percorso Massonico. Queste affinità “dal basso”, non possono essere un punto di forza per costruire dei rapporti più distesi con la Chiesa cattolica?

Sì, ogni Fratello che vuole essere cattolico praticante e Massone per quanto ci riguarda è libero di farlo, quindi certo, può essere giusto costruire anche dal basso questa conciliabilità.

Molto interessante anche il concetto di normalizzazione della Massoneria. Appare evidente il grande sforzo della Gran Maestranza in questa direzione. Cosa potrebbero invece fare i Collegi, le Logge, i singoli fratelli, per accelerare e favorire questo processo? Uscire all’esterno può essere utile?

I Fratelli devono frequentare le Logge, che sono palestre di educazione civica, dove si impara il confronto, il dialogo, a rispettare il pensiero degli altri.
Così facendo si diventa uomini migliori e cittadini migliori.
Da cittadini migliori possiamo contribuire, nel mondo, a migliorare la società. Siamo un Ordine iniziatico, non abbiamo la necessità di promuovere un marchio, un’immagine, ma pur essendo il nostro un Lavoro interiore, questo si deve necessariamente riflettere in quello che facciamo esternamente.

Ringraziamo il Gran Maestro Stefano Bisi per la sua disponibilità e ci congediamo da lui. La presentazione è finita, gli ultimi scambi di saluti e di abbracci in un pomeriggio in cui il Grande Oriente d’Italia, nella persona di chi ne ricopre la massima carica, dimostra ancora una volta di avere tanto da dire, in termini culturali e di valori, soprattutto in una società che di valori ha sempre più bisogno.



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