Diritti umani. Arrestato il Mandela mauritano Dah Abeid, tra gli ospiti del Goi per le celebrazioni del XX Settembre

Il Mandela mauritano Biram Dah Abeid, leader del movimento antischiavista del Paese nordafricano e vincitore del Premio per i diritti umani delle Nazioni Unite nel 2013 è stato arrestato il 7 agosto. Il Grande Oriente lo aveva invitato a partecipare il 22 settembre al dibattito “Diritti umani e bene comune”, in programma nell’ambito delle celebrazioni dell’Equinozio d’Autunno e della Breccia di Porta Pia che si terranno, come di consueto, a Roma al Vascello e ora segue con preoccupazione la sua vicenda. L’attivista è stato prelevato dalla polizia in casa sua intorno alle 5.30 della mattina del 7 agosto. Secondo la polizia Dah Abeid sarebbe stato portato in carcere perché accusato di minacce, ma i suoi avvocati e i militanti dell’associazione di cui è leader, l’Iniziativa per la resurrezione del movimento abolizionista (Ira) in Mauritania, hanno sottolineato la non casuale tempistica del fermo, che ha avuto luogo nel giorni in cui la commissione elettorale indipendente avrebbe dovuto dare il via libera alle candidature per le elezioni presidenziali del 2019. Dah Abeid è infatti tra i principali sfidanti del presidente uscente, Mohamed Abdel Aziz. Non è la prima volta che il Mandela mauritano finisce dietro le sbarre. L’ultima è rimasto in carcere per quasi due anni: da novembre 2014 a maggio 2016, in condizioni di salute gravi nella prigione di Aleg, per aver organizzato una manifestazione definita non autorizzata dal governo: la carovana contro la schiavitù in Mauritania.

Una volta libero, Dah Abeid ha girato l’Europa per raccontare la storia della schiavitù nel suo Paese e proprio recentemente, durante una sua visita a Roma, aveva denunciato il fenomeno degli schiavi domestici nel suo paese, sottolineando come essi rappresenterebbero il 20 per cento circa della popolazione, ovvero qualcosa come 500mila persone su un totale stimato intorno ai 4 milioni e 300mila. Un numero elevato se si considera che la schiavitù, per legge, è stata vietata nel paese una prima volta nel 1981. La sua missione è rendere questi individui consapevoli della possibilità di una vita libera dalla servitù. L’attivista ritiene che gli schiavi siano legati ai loro padroni, non solo dalla tradizione e dalle necessità economiche, ma anche da “una errata interpretazione dell’Islam”, che insegna che la schiavitù non è illegale, ma un diritto religioso.



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