Anniversari, 195 anni fa nasceva Giuseppe Zanardelli uno dei più grandi statisti e massoni dell’Ottocento. Fu lui ad abolire la pena di morte in Italia, poi ripristinata dal fascismo

Il 26 ottobre 1826 nasceva Giuseppe Zanardelli, uno dei più grandi statisti e massoni dell’ Ottocento, autore
nel 1882 di una coraggiosa legge elettorale e nel 1889 di un Codice penale divenuto un modello per le democrazie di tutto il mondo che aboliva la pena di morte promotore all’alba del XX secolo della cosiddetta svolta liberale nonché, sul piano locale, incontrastato dominatore della vita pubblica. Poco conosciutoo e celebrato è stato protagonista di primissimo piano della storia italiana ed europea: in prima fila nei moti del 1848, tra i più attivi animatori della cospirazione contro gli austriaci, tra i più autorevoli esponenti della Sinistra liberale, politico che improntava la sua
azione ai principi di un liberalismo socialmente aperto ma ostile all’intervento in politica dei cattolici. E la cui vita
è stata affascinante e ricca e si è svolta nell’intreccio tra educazione familiare, formazione culturale e passione politica.

Nato a Brescia a il 26 ottobre 1826, Giuseppe Zanardelli era primo di quindici figli di una famiglia borghese di modeste condizioni economiche.Si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza all’Università  di Pavia. Ma non terminò il corso  a causa dello scoppio dei moti rivoluzionari del 1848. Di sentimenti  liberali e patriottici, decise infatti di arruolarsi come combattente nei Corpi Volontari Lombardi durante la prima guerra d’indipendenza, prendendo parte alla campagna del Trentino,

Dopo il fallimento dei moti rivoluzionari,  riparò da esule in Toscana, dove terminò gli studi all’Università di Pisa e vi rimase fino al 1851, quando poté rientrare in Lombardia.. Poco tempo dopo, morto prematuramente il padre, Giuseppe, in quanto figlio primogenito, dovette farsi carico del mantenimento della famiglia, dando lezioni private di diritto, lavorando come segretario di un teatro e collaborando ad alcune testate giornalistiche. Una di queste fu il periodico Il Crepuscolo, il più noto giornale dell’epoca, per il quale dal 1857 Zanardelli scrisse dei saggi di economia politica.

Nel 1859, alla vigilia della seconda guerra d’indipendenza, Zanardelli fu costretto nuovamente ad espatriare per la sua attività cospirativa, rifugiandosi a Lugano, in Svizzera; vi rimase per breve tempo, per poi raggiungere Giuseppe Garibaldi, all’epoca comandante dei cacciatori delle Alpi a Como, da dove il Generale lo mandò nella natia Brescia per prepararvi l’insurrezione che spianasse la strada all’esercito franco-piemontese.

Il 29 febbraio del 1860 venne iniziato alla Massoneria nella loggia Propaganda del Grande Oriente d’Italia. Dopo l’annessione della Lombardia al Regno di Sardegna,  Zanardelli decise di scendere in politica, candidandosi per la Camera dei deputati alle elezioni del 25 marzo 1860, risultando eletto per il collegio di Gardone Val Trompi.. In Parlamento militò tra le file della Sinistra storica, ricoprendo anche vari incarichi amministrativi (tra cui  quello di sindaco di Nave).

Zanardelli si dedicò attivamente alla politica solo a partire dal 18 marzo 1876 quando la Sinistra, di cui era esponente di spicco, andò al potere. Vittorio Emanuele II allora affidò la presidenza del Consiglio al capo del raggruppamento liberal-democratico, Agostino Depretis, il quale nominò Zanardelli ministro dei Lavori Pubblici nel suo primo governo. Il politico bresciano mantenne il dicastero fino al 14 novembre 1877, quando si dimise per alcune divergenze sulla gestione delle convenzioni ferroviarie. Poco tempo dopo, il 24 marzo 1878, morto Vittorio Emanuele II e succedutogli il figlio Umberto I di Savoia, Zanardelli divenne ministro dell’Interno nel governo presieduto da Benedetto Cairoli, in un periodo di grave instabilità.  In qualità di titolare degli Interni, si occupò del progetto di riforma dell’estensione del diritto di voto, rimanendo in carica fino al 19 dicembre 1878.

Nominato ministro della Giustizia nel governo Depretis IV il 29 maggio 1881, Zanardelli riuscì a portare a termine la stesura del nuovo codice di commercio e a far approvare la normativa sul lavoro femminile e minorile. Inoltre, riuscì a respingere la domanda di estradizione per i compagni dell’irredentista Guglielmo Oberdan, rifugiatisi in Italia dopo la condanna a morte del patriota italiano. il 4 aprile 1887 Zanardelli entrò nuovamente nel governo dello stesso Depretis, sempre come ministro della Giustizia, mentre Crispi divenne ministro dell’Interno. Dopo la morte di Depretis, avvenuta mentre era ancora in carica, a succedergli fu proprio Crispi, che lo riconfermò allo stesso dicastero anche nel suo primo governo, rimanendo in carica fino al 6 febbraio 1891.

Durante questo periodo Zanardelli avviò una riforma del sistema giudiziario e riuscì a far approvare il primo codice penale dell’Italia unita, considerato tra i più liberali e progrediti tra quelli vigenti all’epoca: il codice Zanardelli venne presentato alla Camera nel novembre 1887, pubblicato il 22 novembre 1888, promulgato il 30 giugno 1889 ed entrò in vigore il 1º gennaio 1890. Tra l’altro, per sua iniziativa personale, si giunse all’abolizione della pena di morte.

Nella Relazione al Re Zanardelli si diceva convinto che «…le leggi devono essere scritte in modo che anche gli uomini di scarsa cultura possano intenderne il significato; e ciò deve dirsi specialmente di un codice penale, il quale concerne un grandissimo numero di cittadini anche nelle classi popolari, ai quali deve essere dato modo di sapere, senza bisogno d’interpreti, ciò che dal codice è vietato». Zanardelli riteneva che la legge penale non dovesse mai dimenticare i diritti dell’uomo e del cittadino e che non dovesse guardare il delinquente come un essere necessariamente irrecuperabile: non occorreva solo intimidire e reprimere, ma anche correggere ed educare.

Sempre lo stesso anno, autorizzò la scarcerazione dell’anarchico Giovanni Passannante, autore di un attentato al re nel 1879, che versava in condizioni disumane e venne trasferito al manicomio di Montelupo Fiorentino.  Dopo le dimissioni da ministro, Zanardelli fu eletto il 24 novembre 1892 presidente della Camera dei deputati .Prese parte attiva alla campagna ostruzionistica del 1899-1900 contro il progetto di legge sulla pubblica sicurezza presentato dal governo Pelloux .E ciò gli valse l’appoggio dell’Estrema Sinistra storica nella formazione, dopo la caduta del governo Saracco, di un nuovo governo, che rimase in carica 991 giorni, dal 15 febbraio 1901 al 3 novembre 1903. Il capo della maggioranza in quel momento era Sidney Sonnino, ma il re Vittorio Emanuele III preferì affidare l’incarico a lui, che pure si trova in minoranza nel Parlamento.

Le sue precarie condizioni di salute non gli consentirono tuttavia di portare a termine grandi opere, Durante il suo governo venne istituito l’acquedotto pugliese, vennero approvati particolari provvedimenti per la città di Napoli inerenti al risanamento del bilancio comunale ed all’avvio di un programma di industrializzazione, venne proposta una legge sul divorzio che sebbene già approvata dalla Camera dovette essere ritirata per la forte opposizione popolare. Inoltre, Zanardelli, nel settembre 1902, compì un viaggio nell’Italia meridionale, attraverso la Basilicata (una delle regioni allora più povere d’Italia) e tenne anche un discorso a Potenza, divenendo così il primo capo del governo dell’Italia unita a recarsi nel Meridione.

Negli ultimi anni focalizzò l’attenzione proprio sulla questione del Mezzogiorno ed il suo resoconto di viaggio sarà fondamentale per l’approvazione della legge speciale per la Basilicata (il 23 febbraio 1904), uno dei primi esempi di intervento straordinario dello Stato nel Mezzogiorno. Si congedò definitivamente dalla scena politica, dando le dimissioni da primo ministro il 3 novembre 1903. Morì poco più di un mese dopo, il 26 dicembre 1903, a Toscolano Maderno, a 77 anni, e fu sepolto nel cimitero di Brescia.



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