Ambiente. La perfetta tecnologia degli alberi potrebbe aiutarci a vivere meglio

Ci vuole un albero per salvare le città ormai assediate dall’inquinamento, dal cemento, dal calore, dagli insetti, dal rumore. Un albero sembra una cosa da poco, una soluzione semplice, da fiaba, per gente un po’ ingenua e premoderna che non ama la tecnologia. Invece, dice Francis Hallé, nel suo libro “Ci vuole un albero per salvare la città” (Ponte alle grazie) non esiste nessuna tecnologia che sia complessa e perfetta come quella di un albero. Sono esseri viventi che non hanno la possibilità di muoversi e dunque hanno sviluppato strategie estremamente sofisticate per sopravvivere. Vivono a lungo, in modo pacifico, e possono aiutarci a stare meglio: la loro ombra rinfresca le nostre estati estive; aumentano l’umidità dell’aria e dunque abbassano la temperatura; assorbono l’anidride carbonica e le polveri sottili, e molte altre cose ancora. Dobbiamo imparare a rispettarli e ad amarli, pensare  a loro come nostri amici e compagni, cittadini del mondo, silenziosi e saggi guardiani delle nostre vite.

Francis Hallé è un botanico e biologo francese. È uno specialista delle foreste pluviali tropicali e dell’architettura degli alberi. È noto soprattutto per il primo “Radeau des cimes” che ha iniziato con un pallone aerostatico nel 1986. È professore emerito dell’Università di Montpellier.



Un commento a “Ambiente. La perfetta tecnologia degli alberi potrebbe aiutarci a vivere meglio

  1. Gli Alberi sono innanzi tutto Esseri Viventi con un grado di comunicazione, fra di loro, che ha dell’incredibile anche a distanze, per noi esseri umani inimmaginabili, attraverso il terreno. Sono inoltre gli unici capaci di creare “campi di armonia e benessere” non solo fisico ma anche psichico. Eppure gli esseri umani anziché incrementarne la loro presenza ne hanno via via, nella storia, attivato una deforestazione selvaggia. Non ultima l’azione di eliminazione, per le telecomunicazioni del nuovo sistema 5G, nelle città, già scarse di verde; all’azione distruttiva sull’ultimo polmone verde mondiale della Foresta amazzonica. Oggi saremmo in grado, nei vari territori di programmare una riforestazione, soprattutto dentro gli agglomerati urbani, per aumentarne la vivibilità. Non dimentichiamo inoltre che assieme al Bambù possono creare verde, ossigeno, benessere e materiali da costruzione biocompatibili abbattendo la produzione di CO2. Occorre però una volontà politica che progetti un mondo nuovo in antitesi con quello esistente che del profitto e non della qualità della vita ha fatto la sua mission.

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