Personalità poliedrica, fu autore di un’impresa storica: fece emergere il sottomarino Dreadnought dai ghiacci del Polo Nord nel 1971. Fu anche consulente tecnico per i film su James Bond. Aveva 90 anni
Nel 1971 fu tra i protagonisti della storica emersione dalla calotta polare: l’ex comandante della Marina britannica Robin Courtenay Whiteside, ufficiale della Royal Navy che il 3 marzo 1971 partecipò alla storica missione che portò il sottomarino Dreadnought a emergere per la prima volta sotto la calotta polare al Polo Nord, è morto a 90 anni a Durley, nell’Hampshire, nel sud dell’Inghilterra. La notizia della scomparsa è stata pubblicata oggi dal quotidiano londinese “The Telegraph”.
Whiteside era all’epoca ufficiale in seconda del sommergibile, comandato da Al Kennedy. Il Dreadnought, entrato nell’area della calotta artica il 28 febbraio 1971, doveva individuare una polynya, un’apertura naturale nel ghiaccio abbastanza ampia e stabile da consentire al sommergibile di arrestarsi e risalire in superficie. La ricerca, condotta al buio sotto l’oceano ghiacciato, era particolarmente complessa. Le aperture nel ghiaccio erano rare, imprevedibili e potevano scomparire rapidamente. Kennedy e Whiteside si alternarono alla guida del sommergibile, effettuando una ricerca a schema quadrato nei pressi del Polo Nord.
Durante il quarto tratto della ricerca, mentre era di guardia Whiteside individuò una vasta apertura nella calotta, con uno strato di ghiaccio spesso appena uno o due piedi. Per verificare che il sommergibile fosse effettivamente fermo, l’ufficiale utilizzò come riferimento un cavo galleggiante fissato alla pinna del battello: quando apparve verticale attraverso il periscopio, fu stabilito che il Dreadnought era immobile nell’acqua. A quel punto furono svuotate le casse di zavorra principali. Il sommergibile iniziò la risalita e sfondò il ghiaccio, emergendo al Polo Nord il 3 marzo 1971. L’impresa segnò un momento importante per la Royal Navy e dimostrò le nuove capacità strategiche della flotta britannica. Al rientro alla base di Faslane, gli ufficiali celebrarono la missione con bevande
Alla carriera militare Whiteside affiancò la passione per le automobili e per le corse. Possedette diverse Lagonda e nel 1958 vinse una gara a Silverstone. A oltre 70 anni partecipò inoltre al rally automobilistico d’epoca Londra-Monte Carlo, arrivando secondo per appena due secondi. Nel 1977 fu consulente tecnico per il film di James Bond “La spia che mi amava”, contribuendo alle sequenze ambientate a bordo dei sottomarini e assicurandosi che la produzione cinematografica non rivelasse informazioni riservate della Royal Navy.
Tra il 1985 e il 1989 ricoprì l’incarico di Submarine Escape and Rescue Diving Officer, responsabile delle attività di fuga e soccorso dagli equipaggi dei sommergibili. Un ruolo che lo portò a lanciarsi con il paracadute da un aereo Hercules direttamente in mare e a sperimentare personalmente procedure di fuga da sommergibili immersi a oltre 500 piedi, circa 150 metri, nelle acque gelide e completamente buie dei fiordi norvegesi. Nel 1987 organizzò e condusse un’esercitazione durante la quale furono effettuate fughe da una profondità record di 601 piedi, pari a circa 183 metri, dal sommergibile Otus, mentre il battello era in movimento in un fiordo norvegese.
Whiteside non si limitava a dirigere le esercitazioni: insisteva nel compiere personalmente i salti e le fughe più rischiose, insieme agli uomini che aveva il compito di addestrare. Per la sua leadership fu insignito dalla regina del titolo di OBE (Officer of the Order of the British Empire). Dopo aver lasciato la Royal Navy lavorò brevemente alla Chase Manhattan Bank, esperienza che giudicò poco soddisfacente, prima di trovare un impiego presso la Gran Loggia massonica, dove contribuì anche all’organizzazione delle celebrazioni per il 275esimo anniversario dell’istituzione. Fu inoltre tra i promotori della Trafalgar Way, il percorso commemorativo di 271 miglia tra Falmouth e Londra lungo il quale nel 1805 arrivò nella capitale britannica la notizia della vittoria di Trafalgar. Nel 2005 contribuì alla realizzazione di targhe commemorative lungo l’itinerario.
