28 anni fa la strage di Capaci. Il Gran Maestro: “Della cultura della legalità dovrebbe far parte questo pensiero di Falcone: ‘Il sospetto non è l’anticamera della verità, ma della calunnia’”

Sabato 23 maggio 1992. Erano le 17,57 quando nel tratto di autostrada che dall’aeroporto di Punta Raisi porta a Palermo, all’altezza di Capaci nel territorio di Isola delle Femmine,  due bombe furono fatte esplodere contro tre auto che stavano passando in quel momento. Nell’attentato, firmato da Cosa Nostra, morirono il magistrato Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo, gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Cinquantasette giorni dopo, il 19 luglio dello stesso anno, in un’altra tremenda esplosione verrà ucciso in via Mariano D’Amelio a Palermo anche il magistrato Paolo Borsellino, impegnato con Falcone nella lotta alle cosche.  Tenere sempre viva la memoria  di queste due esemplari figure e dei valori che con il loro sacrificio incarnano è importante, ha sottolineato il Gran Maestro Stefano Bisi,  osservando che alcuni di coloro che oggi spendono parole di elogio per il magistrato si esprimevano diversamente quando lui era in vita e ricordando un pensiero di Falcone, che dovrebbe, ha rimarcato, far parte della cultura della legalità: “Il sospetto non è l’anticamera della verità ma della calunnia”.



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