XX Settembre 2018, L’Italia delle speranze. L’allocuzione del Gran Maestro: “Al lavoro, Fratelli! Costruiamo insieme il futuro dell’Italia. Ridiamole speranza”

Gentili Signore, Gentili Ospiti,
Carissimi Fratelli del Grande Oriente d’Italia,

Rivolgo a tutti Voi, in particolare ai Fratelli che vengono dall’estero, il più cordiale saluto e con amicizia, stima e con i più alti valori della Fratellanza, Vi ringrazio per aver risposto in tantissimi all’invito in questa giornata particolare in cui i Liberi Muratori celebrano la ricorrenza  del XX Settembre e dell’Equinozio d’Autunno. Una data che segna anche la ripresa dei lavori rituali delle Logge, le 860 Logge del Grande Oriente d’Italia.

Ricominciamo con la mente e il ricordo che vanno a quanto è successo a Genova il 14 agosto. Quel ponte crollato, tante vite spezzate, tante famiglie distrutte, una regione e una città colpite nell’anima. La tragedia di Genova è una ferita dolorosa che fa capire quanto e quanto grandi siano le criticità e i problemi di sicurezza per tutti i cittadini. Su quel ponte quel giorno potevano esserci tanti di noi. Le autostrade, i ponti, le scuole vanno monitorate e controllate per evitare altre simili tragedie.

Noi non vogliamo vedere l’immagine di un’Italia che crolla e anche su questi temi credo che si misuri la responsabilità e il grado di civiltà di uno Stato che deve tutelare i suoi cittadini e deve tutelare soprattutto quelli più deboli. Ma anche sui monti di pietra può nascere un fiore. Chi ha qualche anno di vita ricorda una canzone di successo. Ecco, tra quei monti di pietra tra gli sfollati di Genova è nato l’amore tra Pasquale e Graziella, due ottantenni che hanno deciso di proseguire insieme il cammino della loro vita. Ma un altro fiore è nato tra quei monti di pietra, Gianluca. Gianluca  è rimasto appeso per quattro ore tra due piloni. E sapete perché ha avuto questa forza, perchè pensava a  Pietro, il figlio che sarebbe nato un mese dopo il crollo del ponte.

Anche il Grande Oriente è nato sui monti pietra e, in questo evento così sentito, Villa il Vascello e questo parco si mostrano in tutta la loro bellezza, grazie agli importanti lavori fatti con passione e competenza per restaurare un prezioso e storico bene che è patrimonio comune di tutti i Fratelli dell’Ordine. Oggi il Vascello è una vera e propria Casa della Cultura. La nostra storia è in mostra per poterci proiettare nel futuro.

Essa parla per noi costantemente impegnati nella ricerca della Verità e il perfezionamento dell’Uomo, a propugnare la tolleranza, il rispetto di sé e degli altri, la libertà di coscienza e di pensiero. I nostri sono valori positivi universali che, se ben indirizzati e trasmessi, rappresentano una miniera aurea di speranza per il futuro di ogni uomo.

E, oggi noi siamo qui pieni di speranze, come recita il titolo di quest’anno, a ricordare il momento significativo e anche più alto di una lotta fra la tolleranza e l’intolleranza che vide con la Breccia di Porta Pia l’avvento di una fase storica per il progresso, la civiltà e la libertà.

Uno straordinario momento della vicenda umana italiana alla quale i Massoni contribuirono in modo determinante. Una grande storia di libertà per la libertà alla quale gli uomini del Grande Oriente d’Italia continuano oggi a dare forza e vigore con determinazione. Senza guardare con nostalgia al passato, sia pur glorioso, e colmo di così grandi imprese. Qui hanno combattuto uomini valorosi. Uno per tutti: Goffredo Mameli, un genovese.

L’autore dell’Inno degli Italiani appena ventiduenne, venne ferito in questi luoghi; all’inizio sembrò solo una brutta ferita, ma nemmeno l’amputazione dell’arto riuscì a salvargli la vita. I suoi compagni d’armi passando sotto l’ospedale dove il poeta giaceva agonizzante, intonarono l’inno da lui composto e musicato dal maestro Novaro. Un eroe, Mameli, senza tempo, un simbolo di quello che rappresenta, per noi Massoni, la Libertà. Qui sui monti di pietra, nacque il fiore della Libertà.

Dico questo perché la storia da sempre insegna che le battaglie e le conquiste civili non sono mai al sicuro, mai al riparo dalle scelleratezze umane e da coloro che perseguono scopi che con la Democrazia hanno davvero poco da spartire. Mi permetto di ricordare che la Democrazia è una palestra che va frequentata ogni giorno e in cui non si potenziano muscoli che si chiamano convenienze e tornaconti ma dove ci si allena per il bene comune. Dove ci si educa alla cittadinanza.

Richiamare alla memoria il XX Settembre e i pericoli del degrado che stiamo vivendo rappresenta quindi il modo più consono per non dimenticare il passato, per vivere con attenzione e cittadinanza attiva il presente e per tenere alta la guardia operando per un futuro migliore.

Noi sicuramente facciamo e vogliamo ancora fare parte dell’Italia delle speranze, perché abbiamo a cuore da secoli la nostra Patria, la nostra Nazione, la nostra Repubblica che abbiamo contribuito a far nascere. Perché i Liberi Muratori del Grande Oriente d’Italia sono uomini di grandi e solide speranze. Sono dei costruttori e non dei distruttori di speranze. Come lo era Giuseppe Garibaldi. La statua al Gianicolo va restaurata e bene. E, se possibile, in fretta. Noi ci siamo.

A chi ci guarda con cattiveria, a chi  ha in mente leggi tese a minare la libertà della più grande Istituzione iniziatica noi rispondiamo con un sorriso e mostrando loro quello che la Libera Muratoria ha fatto per il bene dell’Umanità in generale e per questa Nazione in particolare. Noi non tremoliamo e guardiamo avanti, sempre pronti ad andare oltre. Se non volete massoni al governo ci permettiamo di ricordare che è peggio per voi se volete fare a meno di un ministro dell’istruzione come il Nobel Enrico Fermi, di un ministro della giustizia come Giuseppe Zanardelli e di un ministro della cultura come Giosuè Carducci. Vi manca il ministro per le telecomunicazioni? Ecco Antonio Meucci. E potremmo continuare molto a lungo.

Ma non ci perdiamo d’animo.

Per vincere le partite più difficili, anche il calcio ce lo insegna, servono decisione e coraggio. E, una volta il Paron, Nereo Rocco, disse ai suoi giocatori: Chi ha paura resti negli spogliatoi. Ma uscirono tutti, e vinsero la partita.

Le partite dei massoni si chiamano Progettualità, Tolleranza, Solidarietà, Armonia, Amore e Speranza. La speranza, ecco qual è il nostro unico, inestimabile, incrollabile segreto che ci nutre e ci alimenta. E questo segreto non ce lo strapperete dal nostro cuore. Ci potrete strappare il cuore ma non riuscirete a bruciare il nostro pensiero di libertà che non odora di stantio ma ha il profumo di un fiore.

A Voi, vampiri emotivi, che ci volete togliere la gioia di stare insieme, di incontrarsi, di stare uniti, rispondo in maniera chiara e netta: non ci riuscirete.

Noi vogliamo essere un Faro sempre acceso sulla Speranza. E utilizzando il bellissimo e prezioso Astrolabio che avete ammirato nella mostra allestita al Vascello, vogliamo continuare la nostra navigazione nel mare della Conoscenza con un occhio alle stelle e l’altro alla terra.

La Speranza è un bene per l’Uomo che ne sa cogliere la salubre essenza. Che ne fortifica la volontà e procede con essa. Quando Pandora apri il vaso da cui fuoriuscirono tutti i mali del mondo (la vecchiaia, la gelosia, la malattia, l’odio, la menzogna, l’avidità, l’accidia e altri che si abbatterono sugli uomini) sul fondo rimase solo la Speranza per alleviare le lacrime e il dolore dell’Umanità.

La mitologia è un codice di simboli di immensa bellezza, con il quale l’uomo consegna ai posteri il testamento della sua Conoscenza conquistata durante tutta la sua esperienza terrena. La mitologia nasce dentro l’Uomo ed è scritta dall’uomo stesso, per favorirne l’evoluzione e il miglioramento della vita. Ecco, noi, con forza e sacrificio siamo e vogliamo essere non solo i custodi della Libertà di pensiero, un faro che risplende da secoli nel mare procelloso e buio di chi attenta alla vita e ai diritti dell’Uomo, ma anche gli strenui difensori della speranza.

Noi non viviamo solo di passato. Noi che abbiamo vissuto la fase dei grandi ideali risorgimentali, noi che abbiamo combattuto versando tanto sangue fraterno per la libertà dei popoli oggi sappiamo di essere capaci di interpretare il presente e di interagire con un futuro che al momento appare nebuloso e pieno di pericoli per tanta parte dell’Umanità. Non siamo affatto fuori luogo o fuori tempo come qualcuno senza conoscerci affatto sentenzia dallo scranno più alto del pregiudizio e dell’intolleranza. Noi siamo uomini senza tempo ma nel tempo.

Noi siamo forti e felici. Sereni ed equilibrati. Siamo fieri della nostra diversità e delle nostre tradizioni e siamo felici di indossare grembiule e guanti bianchi. I veti, i muri, non ci piacciono nei confronti di nessuno e siamo sempre pronti a contrastarli con la forza del nostro essere unici e necessari. Possiamo risultare strani, diversamente normali, a chi non può o non vuole capire quello che facciamo. Siamo Unici, eternamente nuovi. Siamo Unici perché universali e perché lavoriamo all’elevazione dell’Uomo. Un compito impegnativo quanto esaltante per chi percorre il cammino iniziatico

Ma oggi serve anche un ulteriore slancio, serve non tanto un nuovo Risorgimento, ma direi un vero e proprio Rinascimento delle idee. A tutti i livelli.  Non solo in Italia, ma anche in Europa dove se veramente si vuole costruire qualcosa di stabile e duraturo bisogna dare spazio non a steccati ma alla sintesi delle diverse visioni.  Di muri ne abbiamo visti fin troppi.

Adesso bisogna disegnare dei percorsi capaci di unire i popoli e le diverse culture. Sennò gli Stati Uniti d’Europa resteranno soltanto un’irrealizzabile utopia.

“Credete nell’Europa” ha gridato al parlamento europeo Ezio Bosso, uno straordinario pianista e direttore d’orchestra, uno dei più grandi del nostro tempo. Ha detto che un grande musicista non è chi suona più forte ma chi sa ascoltare di più gli altri. Da lì, dall’ascolto, i problemi divengono opportunità.

Anche la Massoneria si può paragonare a una grande orchestra, ognuno con il proprio strumento da suonare, ognuno necessario ai fini della bellezza corale e armoniosa della musica.

La musica fa vibrare gli animi degli uomini, anzi fra le arti è l’unica che  riesce a farlo in modo davvero straordinario. Forse è davvero l’espressione più alta dello spirito umano, e per questo – come ha detto il filosofo Vito Mancuso che abbiamo avuto l’onore di avere con noi all’ultima Gran Loggia – ha un potere enorme sull’uomo e sulla sua libertà.

“Essere liberi non significa solo sbarazzarsi delle proprie catene, ma vivere in un mondo che rispetta e valorizza la libertà degli altri”. Lo diceva Nelson Mandela. Ed è anche il nostro pensiero.

Noi vogliamo essere liberi, e pronti a dare noi stessi per l’altrui Libertà.  E qui, mi viene in mente un’altra bella metafora, quella dei pesciolini rossi che una
signora per cambiare l’acqua libera per alcuni minuti nella sua vasca da bagno. Ella pensa che così facendo gireranno felici in un maggiore spazio; ma quando torna a riprenderli, li trova che girano in tondo in un angolo della vasca, come se non fossero mai usciti dalla loro vaschetta.

Noi dobbiamo guardare oltre la vaschetta e provare ad andarci! Lo sapremo fare restando sempre uniti dalla forza inattaccabile della nostra catena d’unione. Essa da sempre ci fa restare saldamente aggrappati in cordata come i più arditi scalatori verso il raggiungimento delle vette più impervie dello spirito umano.

Fu questa robusta ed energetica catena che nel 1981 ci permise di superare anche la fase oscura e dolorosa della P2. Qualche tempo fa durante una tornata affollatissima ad Arezzo un Fratello, Giancarlo, ricordò quei giorni tristi ma pieni di speranza con una poesia scritta proprio il 24 giugno del 1981, tre mesi dopo il sequestro degli elenchi. La scrisse Alessandro Giorgio Giannini:

I templi della Concordia sono serrati e la volta da azzurra è diventata nera profonda e buia come una notte senza stelle  perché il vento ha spento le tre Luci | Noi siamo qui caduti sulla sabbia. | Assetati di conforto e di speranza! Soli, anche se tutti insieme. | Soli, anche se con le carni lacerate e il cuore scoperto | mentre le nostre mani bianche si cercano…

E quelle mani bianche si ritrovarono allora e si ritrovano oggi. Non riuscirono a coprire allora il nostro porto di luce con ombre funeste. Noi non siamo naufraghi del sogno. Il faro della sapienza è acceso. È rimasto sempre acceso.

Ebbene, noi dobbiamo a tanti Fratelli come quelli di Arezzo, che non spensero mai la fiamma massonica nel loro cuore e andarono avanti imperterriti, se siamo riusciti a superare le prove più dure. E, oggi siamo qui più forti e decisi che mai a sostenere altre sfide. Siamo più di 23 mila, forti e fieri. E felici. Disponibili a farci conoscere da chi si avvicina con rispetto e senza tare mentali. Non ci piacciono gli slogan, le frasi fatte e ripetute da teste prive di memoria e vuote di concetti che seminano solo divisioni e aspri e pericolosi contrasti sociali. Noi Massoni siamo uomini che credono al potere delle idee e delle azioni. E le idee non si ingabbiano con leggi liberticide.

La Massoneria ha avuto, ha e avrà un ruolo fondamentale nella Società, se ne facciano una ragione i qualunquisti e i denigratori della nostra nobile Arte. Una scuola di educazione al rispetto, al dialogo. Che cosa siamo lo scriveva il Fratello Goethe in una poesia. Si chiama “Il cammino dei Massoni” ed è un inno alla Speranza, alla nostra  missione senza tempo e confini:

Il cammino dei Massoni è simile alla vita
ed alle sue fatiche;
alle azioni degli uomini assomiglia,
quaggiù nel mondo.
Al nostro sguardo l’avvenire asconde,
grado a grado, gioie e dolore.
Noi, senza timore, andiamo avanti
sulla nostra strada, sempre.
Grave e remoto incombe
come un velo su di noi;
il nostro passo tranquillo
muove più in alto delle stelle
e nel profondo più delle tombe.
Voi saggi, riflettete ed annunziate così:
s’anche nel cuore dei migliori s’alterna
la fermezza con dubbio, noi sentiamo
dall’al di là chiamare le voci dello Spirito,
dei Maestri il pensiero
e perciò non manchiamo di esercitare
la forza del Bene.
Qui, in immortale serenità
si intrecciano le colonne
che debbano ampiamente
premiare gli Operai.
Noi vi chiamiamo alla Speranza.

Anche noi Vi chiamiamo alla Speranza e a continuare con gioia, passione e impegno il cammino intrapreso il giorno del giuramento. Oggi, di fronte a Voi, ripeto la promessa solenne che un emozionato ma convinto ragazzo cresciuto tra le ruvide crete e le lastre senesi prestò 36 anni fa di fronte a otto fratelli. C’era Dino, il pensionato tutto fare del distretto militare; c’era Gianluigi, il geometra dell’ospedale; c’era Marco, il venerabile che lavorava alla Regione; c’era Franco, il medico condotto, ed Enzo, il dirigente di Contrada; c’era Guido, il giornalista corpulento; c’era Carlo il dentista con la passione per la politica e Pier Guido che collezionava francobolli. Era la mia loggia madre. In quel tempio dove la stufa faceva più puzzo che caldo; dove un vecchio registratore gracchiava il Flauto Magico. Oggi, la mia loggia madre siete tutti voi, i Fratelli della Giunta, i Fratelli degli Orienti più lontani, tutti Voi che mi avete abbracciato nei momenti più difficili. Lo avete fatto con tenerezza e con vigore. Voi che mi avete preso per mano. Voi che avete asciugato le mie lacrime, prima di sofferenza e poi di gioia.  Ma non c’è tempo per commuoversi. Non abbiamo fazzoletti per asciugarsi il volto. I fazzoletti servono per asciugare il sudore di chi lavora e di chi muore per lavorare,  è successo anche quest’estate e quei morti vogliamo ricordarli in questo giorno di festa per noi liberi muratori. Non c’è tempo per fermarsi a parlare di noi. È il futuro che ci aspetta. Il futuro è  il porto più bello. È lì che vogliamo condurre il nostro Vascello.

È il momento di “guardare sempre a nuovi traguardi”.

Occorre guardare avanti. – lo scriveva Ernest Hemingway – Non si può mai tornare alle vecchie cose o cercare di recuperare la vecchia “sensazione” di qualcosa o trovare le cose come le ricordiamo. Le abbiamo noi così come le ricordiamo e sono belle e dobbiamo guardare avanti e procurarci nuove cose perché quelle vecchie non esistono più se non nella nostra mente.

Noi Liberi Muratori del terzo millennio siamo pronti e decisi a farlo, a continuare l’Opera già intrapresa. A impegnarci ancora in futuro e donare il nostro tempo e le nostre  energie per condurre con grandi e nuove speranze la gloriosa tradizione della più antica Obbedienza d’Italia. Ce lo impone la nostra storia, i nostri valori e la nostra fierezza di Liberi Muratori. Andiamo avanti. Senza indugio e senza timore. Siamo una forza sana di questo Paese, siamo una speranza di questa Nazione che può e deve crescere.

Al lavoro, Fratelli! Costruiamo insieme il futuro dell’Italia. Ridiamole Speranza.

Viva L’Italia. Viva il Grande Oriente d’Italia

Grazie a tutti. Buon XX Settembre.

Il Gran Maestro Stefano Bisi

Roma, Il Vascello 22 settembre 2018

ALLEGATI


Un commento a “XX Settembre 2018, L’Italia delle speranze. L’allocuzione del Gran Maestro: “Al lavoro, Fratelli! Costruiamo insieme il futuro dell’Italia. Ridiamole speranza”

  1. Noi Siamo ciò che Difendiamo. E ciò che non è difeso sarà irrimediabilmente perso….. (dall’intervento di in Gran Loggia 2018–Rimini Alfredo Marinelli )

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