Tra storia e massoneria. Il gemellaggio tra le Logge “I Forti” di Perugia e “Elia Coppi” di Cortona

Anche in Massoneria esiste l’istituto del gemellaggio e logge, anche distanti geograficamente tra loro o appartenenti a Gran Logge estere diverse che intrattengono rapporti di reciproco riconoscimento, possono siglare protocolli, adempiute le pratiche amministrative dovute, che instaurino relazioni di fratellanza ancora più stretta. Possono esserci, ad esempio, forti comunanze storiche, ed è quello che accade tra le logge “I Forti” (1490) di Perugia e “Elia Coppi” (930) di Cortona che il 31 ottobre, nella casa massonica perugina, con una cerimonia semplice, hanno intensificato i loro rapporti. Le città di Cortona e di Perugia hanno infatti legami di collaborazione e solidarietà che si sono sviluppati in epoche storiche diverse: sono state entrambe Lucumonie etrusche; nel periodo dei Comuni, Cortona ha sempre accolto i profughi perugini dopo gli scontri tra i partiti dei Beccherini (nobili) e dei Raspanti (artigiani e borghesia). In particolare, la storia massonica di Perugia è legata a Cortona perché, fin dalla seconda metà del XVII secolo, i primi massoni perugini si riunivano in “triangolo massonico” presso la casa di Cortona del marchese Bichi (libero muratore), per sfuggire alle persecuzioni papaline contro i liberi pensatori. Ma ancor di più sentito rimane il legame tra le due comunità massoniche perché, dopo i fatti perugini del XX Giugno del 1859, gli esuli del governo provvisorio di Perugia (tutti massoni) trovarono ospitalità, solidarietà e fratellanza tra i cortonesi.

Con queste premesse, durante la cerimonia di gemellaggio, tutti i presenti, con autorità massoniche nazionali e regionali e una straordinaria partecipazione di Fratelli dall’Umbria e dalla Toscana, hanno vissuto momenti di grande intensità e motivazione spirituale, rimarcando con forza ciò che è scritto nel Patto di Gemellaggio: “La liberazione di Perugia dalla odiosa oppressione del potere clericale del Papa, fu occasione condivisa pienamente e circostanza di vera solidarietà dei Cortonesi a conferma della comune visione con i Perugini dei valori della libertà e dell’autodeterminazione dei popoli. Questi valori civili e morali, che trovano radicamento nel carattere nobile e fiero di Cortona e Perugia, città-stato etrusche, sono assunti dalle due logge massoniche come impegno perenne e duraturo di lavorare Alla Gloria Del Grande Architetto Dell’Universo e per il bene dell’Umanità”.

Momento di grande suggestione è stato anche la lettura, da parte dei maestri venerabili della “Elia Coppi” e de “I Forti” , rispettivamente dei manifesti fatti affiggere nel giugno del 1859, il primo dal comune di Cortona sui muri della città con il quale si invitavano i cittadini a dare sostegno e solidarietà ai fuoriusciti perugini, condividendone le aspirazioni di libertà e di autodeterminazione; il secondo, quello in risposta, vergato dal massone Francesco Guardabassi, capo provvisorio del Governo della città di  Perugia, indirizzato ai Toscani per ringraziarli della  loro solidarietà e fratellanza.

Tutti i presenti hanno condiviso con partecipazione questa importante pagina di storia, vivendo in spirito una narrazione che sembra destinata ad essere dimenticata e che è giusto sia custodita e ricordata per i suoi fondamenti democratici, soprattutto dalla Libera Muratoria che ha contribuito a scriverla.

Manifesto Pubblico dal Primo Priore della città di Cortona disposto e fatto affiggere sui muri della città dopo i fatti perugini del XX Giugno 1859


CITTADINI DI CORTONA
Le stragi di Perugia sono uno sfregio sulla guancia d’Europa, una sfida all’Eterno – L’istoria segnerà questa pagina ad infamia perenne di cui si deve, non altrimenti che il giustiziere marchia la fronte del ladro e dell’assassino – Giammai nel nome delle cose più sante, scelleraggini più atroci furono consumate e premiate -… Il dì della giustizia è vicino, ma intanto errano senza asilo dai patrii tetti fuggiti i scampati alla oscenissima strage – Molti si raccolsero entro le nostre mura a pianger lo scempio della Patria diletta, i parenti, gli amici trafitti, le sostanze perdute, e la sorte di coloro che rimasero in podestà degli efferati carnefici. – Concittadini! A Voi basta il sapere, che tra costoro ve ne ha non pochi, che abbisognano di essere soccorsi. Non vi si dice di più…

Manifesto degli esuli perugini in risposta agli appelli pubblici toscani (sicuramente vergato da Francesco Guardabassi)

TOSCANI!
Vinti non dal valore, ma dal numero delle armi e dalla ferocia di milizie senza patria e senza onore, noi Perugini giungemmo fra voi; e voi, mossi da carità cittadina, ci foste subito liberali di lacrime, di soccorsi e di lodi; sicché agli sconfitti deste gli onori della vittoria e ai vincitori l’infamia dei carnefici. Così mentre la tirannide soffocando nel sangue le nostre patriottiche aspirazioni, confidava poter dividere i sentimenti e le forze dell’Italia risorgente, Voi stringeste vieppiù i vincoli della nazionale fratellanza e chiamaste sopra quella l’esecrazione del mondo civile. La nostra riconoscenza pertanto vi saluta, non solo benefattori di Perugia, ma benemeriti dell’Italia intera. – Toscani!  Noi, siate certi, porteremo sempre scolpito nel cuore il ricordo della vostra generosità, come quello delle nostre sventure, e faremo che l’una e le altre siano consegnate all’istoria, le cui pagine non è dato lacerare dalla violenza dei nostri oppressori.



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