Santinelli, l’alchimista che rischiarò le tenebre | Il Resto del Carlino Pesaro

Venerdì 9 settembre studiosi a confronto su uno dei pesaresi più enigmatici e misteriosi del Seicento. Iniziativa promossa dalla Massoneria del Grande Oriente d’Italia.  (articolo di Pierfrancesco Giannangeli).

Il Resto del Carlino Pesaro 07.09.2016UNA VITA INTENSA e un destino: l’alchimia e i suoi studi, teorici e applicati. In mezzo romanzi, opere teatrali e musicali, sonetti, poemi. Vita avventurosa e opere capitali del pesarese Francesco Maria Santinelli (1627-1697, settant’anni all’insegna dell’eclettismo puro) saranno celebrate venerdì 9 settembre in un convengo dal titolo Lux obnubilata, che cade a trecentocinquanta anni dalla prima edizione del suo omonimo e fondamentale lavoro.
APPUNTAMENTO venerdì alle ore 15.30 nella Sala Consiliare ‘W. Pierangeli’ della Provincia di Pesaro e Urbino. Organizzano il Collegio dei Maestri Venerabili delle Marche del Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani e il Circolo culturale “Voltaire” di Pesaro, con il patrocinio della Provincia. Ad aprire i lavori sarà Fabrizio Illuminati (presidente del Collegio Circoscrizionale dei Maestri Venerabili delle Marche del Goi), poi ci saranno le relazioni di Marco Rocchi (Università di Urbino, I lasciti della Lux), Davide Riboli (Accademia di Belle Arti e Isia di Urbino, Vox obnubilata Pagine di Santinelli dallo scritto all’orale), Francesco Sberlati (Università di Bologna, La poesia alchemica), David Gullentops (Università di Bruxelles, Alchimia poetica in Santinelli e Cocteau), Elisabetta Cerigioni (Università di Urbino, Tracce alchemiche nel “Carlo Quinto” di Santinelli), Giovanni Caputo (Università di Urbino, Santinelli, Jung e alchimia) e Claudio Bonvecchio (Università dell’Insubria, Alchimia antica e moderna). In precedenza, alle ore 12 alla Biblioteca Oliveriana, verrà inaugurata la mostra intitolata Opere e manoscritti di Francesco Maria Santinelli, a cura di Brunella Paolini.
MULTIFORME ingegno, dunque, Santinelli è il terzo di cinque figli del conte Alessandro Santinelli e di Margherita Santacroce, motivo per cui eredita il titolo di conte della Metola e di marchese di San Sebastiano. Studia tra Pesaro e Roma, ma c’è qualche biografo che ritiene abbia sostenuto la sua formazione anche a Padova e Bologna A vent’anni, Francesco Maria Santinelli si fa conoscere nella propria città con la sua prima opera, un dramma intitolato Le donne guerriere che oggi non possiamo certo considerare chissà quale indimenticabile capolavoro, ma, allo stesso tempo, si incarna bene nello spirito compositivo dell`epoca.
A INTERESSARE di più, però, è quello che succede subito dopo, perché è databile tra il 1648 e il 1654 il periodo in cui Santinelli comincia le sue sperimentazioni alchemiche. Intanto nel palazzo della sua famiglia soggiorna per un breve tempo la celebre Cristina di Svezia (figura importante nella biografia dell`alchimista), quindi lui a Roma si innamora di Anna Maria Caterina Aldobrandini, il cui marito muore in circostanze sospette e su Santinelli cade l’ombra di averlo fatto avvelenare. Francesco e Anna Maria decidono di sposarsi, la famiglia di lei non vuole, la rinchiudono nel convento di San Silvestro e lui, tenace ragazzo, tra il 1658 e il 1666 passa molto del tempo libero dagli studi a tentare di farla evadere, senza riuscirci.
NONOSTANTE le pene d’amore, nel 1666 Santinelli pubblica a Venezia la sua opera più importante, appunto quella Lux obnubilata che si celebra venerdì a Pesaro. Lo fa con lo pseudonimo di Fra’ Marcantonio Crassellame Chinese e la dedica a Federico III, re di Danimarca e Norvegia, mecenate di ermetisti e alchimisti. Finalmente, prova e riprova, l’anno successivo riesce a rapire la Aldobrandini da un convento di Napoli, con la complicità di un nobile, suo amico. Nella fuga verso Venezia, si sposano a Castiglion della Pescaia. Vivono felici e contenti, e il matrimonio viene allietato anche dalla nascita di due pargolette. Dopo aver vissuto a Venezia e a Mantova, Francesco torna a Roma, dove muore (anche se c`è chi ritiene chela morte l’abbia colto a Venezia).
VA RICORDATO, per inciso, che nel 1645 fonda a Pesaro, col fratello Ludovico, l’Accademia dei Disinvolti. Ma ben altre appartenenze sono fondamentali nella biografia di Francesco Santinelli, come quella ai Rosa Croce, che col mondo alchemico vantavano notevoli legami. In questa circostanza entra in contatto Federico Gualdi, leggendariamente noto per l’elisir di lunga vita. Ed è in questo contesto che matura il contenuto di Lux obnubilata: descrivendo i concetti base dell’alchimia, si pone l’accento proprio su questa “luce di tenebra”, che in quanto tale possiede in sé le condizioni di possibilità della luce.
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