Il destino dei popoli. Come l’umanità ha fatto la storia e creato il nostro tempo è un saggio di Dario Fabbri, pubblicato nel 2025 dall’editore Gribaudo, che si inserisce nel filone della geopolitica contemporanea proponendo una lettura della storia incentrata non sulle élite o sui grandi leader, ma sulle comunità umane nel loro insieme. Il libro si distingue per l’intento dichiarato di rimettere al centro della narrazione storica i popoli, considerati come veri protagonisti dei processi di trasformazione che hanno plasmato il mondo moderno.
L’impostazione dell’opera riflette una prospettiva che potremmo definire “antropologica” della geopolitica. Fabbri non si limita a ricostruire eventi o dinamiche internazionali, ma cerca di interpretare i comportamenti collettivi, le identità condivise, i miti fondativi e le sensibilità culturali che attraversano le società. In questa chiave, la storia non appare come una sequenza determinata esclusivamente da fattori economici o decisionali dall’alto, ma come il risultato complesso di spinte provenienti dal basso, sedimentate nel tempo attraverso linguaggi, religioni, tradizioni e strutture sociali.
Uno degli aspetti più interessanti del libro è proprio il tentativo di superare una visione riduzionista della geopolitica, restituendo centralità alla dimensione umana. Secondo questa prospettiva, i popoli non sono entità passive, ma organismi dinamici capaci di orientare, rallentare o accelerare i grandi mutamenti storici. Le grandi trasformazioni, dalle migrazioni ai conflitti, dalle rivoluzioni alle integrazioni culturali, vengono così interpretate come espressione di tensioni profonde che attraversano le collettività, piuttosto che come semplici conseguenze di decisioni politiche isolate.
Il linguaggio utilizzato da Fabbri è diretto e accessibile, pensato per un pubblico ampio, ma al tempo stesso costruito su un impianto concettuale coerente. Il libro si sviluppa come una riflessione continua, più che come un trattato sistematico, e procede per nuclei tematici che mettono in relazione storia, cultura e geopolitica. Ne emerge una narrazione che privilegia l’interpretazione rispetto alla cronaca, cercando di offrire al lettore strumenti per comprendere le dinamiche profonde che regolano i rapporti tra le società.
