Festa al Vascello per 300 anni della Massoneria moderna. L’allocuzione del Gran Maestro

Grande festa al Vascello il 24 giugno per celebrare i 300 anni della Massoneria moderna, nata a Londra nel giorno di San Giovanni del 1717 . Davvero tantissimi i fratelli e gli ospiti che sono intervenuti all’evento, organizzato nel parco della  sede del Grande Oriente d’Italia. A dare il via alla manifestazione un incontro dedicato al tema “Per una cultura della libertà” al quale hanno partecipato  Eugenio Bernardini , Moderatore della Tavola Valdese,  Arturo Diaconale,  direttore del quotidiano “L’Opinione delle Libertà” e Hadeel Azeez Dhaher, pittrice irachena. Sul palco anche Nicola Alemanno, sindaco di Norcia, che, dopo la sua presenza alla Gran Loggia di Rimini, ha rinnovato la sua amicizia con il Grande Oriente che sta partecipando alla rinascita di una comunità che non solo è cuore d’Italia ma di tutto il vecchio continente con il suo patrono San Benedetto, patrono d’Europa.

Il celebre artista di fama internazionale Diego Campagna si è poi esibito in un concerto dl titolo “La chitarra, tra virtuosismo e poesia” interpretando brani di Brahms,  di Fernando Sor, Andrew York, F. Moreno Torroba, R. Sainz de la Maza, A. Lauro, R. Dyens. Un viaggio magico ed affascinante, tra virtuosismo e poesia, che ha trasportato il pubblico tra i secoli, dal XVIII fino ai giorni nostri, attraversando l’Europa, il Nord e Sud America, esplorando la storia di uno strumento meraviglioso, toccando alcune delle più celebri e famose composizioni dedicate alla chitarra. Al termine il Gran Maestro Stefano Bisi ha tenuto la sua allocuzione. Ha concluso un buffet solidale con i prodotti grastronomici di Norcia.

L’allocuzione del Gran Maestro Stefano Bisi


Benvenuti carissimi Fratelli, gentili signore, amici che siete arrivati al Vascello anche da molto lontano. Grazie di essere qui con noi per condividere questo compleanno. Ci siamo dimenticati le candeline. Rimediamo con gli accendini o con i telefonini.  Accendiamoli tutti insieme.  Accendiamo la grande fiamma della libertà e della solidarietà. Ci siamo fatti un regalo: abbiamo messo a posto il pianterreno del Vascello, che vi invito a visitare. Abbiamo anche riportato alla luce un fondo, il cosiddetto Fondo Lattanzi, che è rappresentato da tante opere uniche di valore massonico. Lo porteremo dal sottoscala e lo faremo salire per mostrarlo a tutti. Per mostrare questo grande patrimonio che fu acquistato trenta anni fa dal Gran Maestro Armandino Corona.  E poi ci siamo fatti anche un altro regalo oggi. Anche questo un dono molto atteso. Ce l’abbiamo fatta! Sono i fascicoli che ci vennero sequestrati nel 1992 dal pubblico ministero Agostino Cordova. Sono qui. Questi sono il frutto della libertà, di noi alfieri della libertà. Nel  1992 vennero qui a sequestrare queste carte, come pure effettuarono sequestri nelle case dei nostri Fratelli in giro per l’Italia. Fratelli che, nottetempo,  vennero svegliati dalle forze dell’ordine. Qualche giorno fa mi ha detto un vecchio Fratello “il tempo è galantuomo”. Non è vero. Il tempo non è galantuomo o quanto meno non è galantuomo per tutti. Alcuni di quei Fratelli che quella notte vennero svegliati dalle forze dell’ordine sono passati all’Oriente Eterno e non avranno la soddisfazione di riprendersi i documenti che erano loro e che vennero ingiustamente sequestrati da quel pubblico ministero. E alla fine,  quell’inchiesta, ricordiamo ancora, era il 3 luglio del 2000, finì con un’archiviazione. Ci siamo fatti quindi questo regalo e oggi più che mai brilla la fiaccola della Libertà. Una fiaccola che noi teniamo sempre accesa, anche in questo periodo in cui ci sono assalti da parte dei nuovi barbari oppositori del libero pensiero, beceri e pericolosi populisti,  falsi democratici, doppio-garantisti. E in cui ci attaccano coloro che chinano le teste e le loro coscienze cercando di costruire dei mostri che non esistono. Questi uomini e donne che pensano di colpirci guardano con le false lenti del pregiudizio e agiscono in modo ipocrita e violentemente discriminatorio nei confronti di una Comunione che difende da sempre, dalla sua nascita, i valori fondamentali dell’uomo: la Tolleranza, la Solidarietà, la Fratellanza, l’Uguaglianza. Ma i nostri labari garriscono al vento. Durante gli interventi guardavo il labaro che da oggi è sul tetto del Vascello. Guardavo con commozione ed emozione anche questo labaro, antico, intriso delle lacrime dei nostri Fratelli che sono di gioia e di dolore, perché in questi secoli ne abbiamo passate di tutti i colori. Ma noi ci siamo, ci siamo ancora con il nostro labaro e con il nostro nome che non è cambiato. Noi ci chiamiamo sempre Grande Oriente d’Italia. Altri, quelli  che vogliono colpirci, hanno dovuto cambiare nome, cognome, dna per dimostrarci chi sono, per poter esserci. Noi ci siamo anche perché siamo stati capaci in questi secoli anche di fare autocritica quando abbiamo sbagliato e bisognerebbe che anche altri capissero che è necessario fare autocritica. E noi oggi siamo qui, insieme a tanti Fratelli venuti da lontano, a tanti amici, che liberi muratori non sono, siamo qui per ricordare le nostre forti radici, le nostre solide radici, radici che ci hanno permesso nel tempo di dar vita a rivoluzioni, che hanno travolto regimi illiberali, aiutando e favorendo il progresso tecnologico e cercando sempre e ovunque di elevare l’Uomo e migliorare l’Umanità.

Ma negli ultimi tempi in Italia sta accadendo qualcosa che non ci piace,  perché l’abbiamo già visto, letto sui libri e lo abbiamo appreso da testimoni, che hanno vissuto momenti terribili. C’è qualcuno, anzi più di uno che, nascondendosi dietro la facile bandiera dell’Antimafia – e argomentando assurdi accostamenti e teoremi – vuole servirsi della Libera Muratoria come capro espiatorio dei problemi del mondo.

Prima hanno mandato tredici finanzieri. E, in questa sala, il primo marzo, c’era quel labaro nell’angolo che ci sosteneva, ci confortava. Era la storia che ci confortava. Hanno violato, secondo noi, la legge. Adesso c’è chi pensa di andare oltre, che nutre l’ambizione di marchiare i liberi muratori e di ripetere le “gesta” di un “gentiluomo” che si chiamava Benito Mussolini. Ma lo dico oggi, nella festa di compleanno della Massoneria, e senza giri di parole, lo dico in modo diretto: Noi liberi muratori siamo buoni, i liberi muratori sono buoni. Amano anche la loro patria, amano i diritti che questa patria concede. E reagiremo e stiamo reagendo con la legge in mano per difendere il libero associazionismo. Noi siamo alfieri delle libertà. Noi siamo alfieri delle libertà di tutti i cittadini. A chi sta a cuore la libertà di tutti ricordo che quando si comincia a perseguitare la Libera Muratoria suona un campanello d’allarme. Lo capì Antonio Gramsci nell’unico intervento che fece alla Camera, quando intervenne per difendere la Massoneria, lui che non era massone, per difenderla da una legge che stava per essere approvata. Una legge che venne approvata e che di  lì a poco decretò la morte della libertà di tutti. E a chi oggi presenta proposte di legge liberticide consiglio, se mi è permesso di dare un consiglio, di rileggersi la Costituzione della Repubblica italiana, in particolare gli articoli 2 e 18, quella Costituzione che è il testamento spirituale di centomila morti, come disse Piero Calamandrei. Il 4 dicembre siamo andati alle urne per votare sì e votare no. Non mi ha appassionato quel dibattito. Sarebbe stata invece quella un’occasione per riflettere sulla Costituzione, per adattarla ai tempi che cambiano e allora dico a chi ha scritto quelle proposte di legge: se oggi avete la libertà di dire, di scrivere, lo si deve a tanti che hanno combattuto per la libertà, che hanno combattuto perché questa nostra  nazione chiamata Italia fosse una, che ci fosse un parlamento che rispettasse il principio della divisione dei poteri.

I liberi muratori del Grande Oriente d’Italia si sarebbero aspettati considerazione, per quanto hanno fatto per questa  patria, in occasione del  Risorgimento ma anche durante la  ricostruzione, e la nascita della Repubblica. Un nostro Fratello Meuccio Ruini contribuì a scrivere la Costituzione e un altro Fratello  Paolo Paschetto, valdese di Torre Pellice, disegnò addirittura l’emblema della Repubblica italiana. E noi oggi dobbiamo difenderci  dagli attacchi di chi è chiamato a rappresentare la Repubblica italiana. È questa l’aberrazione. È questo il contro senso.

Com’è possibile che ci siano uomini che si divertano a giocare con il cuore e l’anima di migliaia di altri uomini?  Questa è una strada senza via d’uscita. È la strada di chi ha un odore stantio, questo sì di democrazie illiberali. L’odore stantio di pensieri fritti e rifritti. L’odore stantio non è quello della Libera Muratoria. La Libera Muratoria profuma, profuma  di libertà, di tolleranza, di uguaglianza, di solidarietà.

E noi non ci stiamo a rimanere in difesa, arroccati. Chi ha la passione del calcio come me, ricorderà un vecchio allenatore, Nereo Rocco, che quando allenava squadre piccole, deboli, si arroccava in difesa, faceva il catenaccio e quando poi quando ha avuto squadre importanti è andato anche all’attacco. A noi non piace il catenaccio.  A noi piace un altro metodo, quello ad esempio di  Arrigo Sacchi: la ripartenza. Noi da questo evento, da questo fatto del primo marzo, da questo furto di libertà ai danni del Grande Oriente d’Italia, noi ripartiamo, ci rilanciamo. I Fratelli sono più uniti, più attivi , più coesi. Noi, cara la nostra Italia, siamo cittadini del mondo ma non di un mondo di cimeli, di oggetti del passato da esibire. I nostri simboli e gli strumenti che usiamo non hanno perso il loro immenso valore costruttivo e spirituale. I ponti e le opere che abbiamo fatto non cadono. Sono indistruttibili. Vorrebbero metterci in una trappola. Pensano che noi vestiti un po’ alla garibaldina con i nostri labari, i nostri grembiuli  saremo spazzati via dalla corrente, dal conformismo, magari esausti e divisi. Non sarà così. Chi vuole questo, si deve mettere il cuore in pace. La Libera Muratoria ci sarà ancora. Le nostre colonne sono forti. Sono solide. Ci sono Fratelli straordinari che ogni sera partecipano alle tornate rituali nelle 850 logge di tutta Italia. Ce ne sono alcuni che voglio ricordare. Ce n’è uno che alcuni di voi hanno visto all’inizio di questa festa di compleanno: si chiama Mario Sacconi  ed è arrivato con la sua carrozzella, accompagnato da un Fratello. Mario Sacconi ha 91 anni. È stato l’ultimo copritore di Palazzo Giustiniani. È stato qui, è tornato nella sua casa, a trovarci, per prendere e dare energia a tutti noi, ai Fratelli più giovani, che devono sapere che tra le colonne ci sono ancora Fratelli come Mario, o come Franco Basile che ho incontrato a Taranto qualche giorno fa a una tornata della sua loggia.  Franco ha 95 anni, è stato iniziato il 29 maggio del ’47. Io non ero nato. Franco Basile ogni settimana partecipa ai lavori della sua loggia e alla fine della tornata prende il registro e chiama tutti i Fratelli assenti e li rimprovera, chiedendo loro perché hanno fatto la corta.  Quando ci siamo salutati mi ha donato una lettera e una sua foto. “Portale con te – mi ha detto – ti porteranno fortuna”. Io le porterò con me. Sono emozioni. Sono forti emozioni che solo la Libera Muratoria sa dare. Come quando l’altro giorno a Bucarest, durante la Conferenza mondiale dei Gran Maestri, quando ho salutato il Gran Maestro della Gran Loggia del Rio Grande do Sul e mi sono presentato, e lo ho visto fare un balzo, ho pensato di aver fatto un errore, una gaffe. No, lui era sorpreso e mi ha detto che nella sua loggia c’erano ben quattro Fratelli che si chiamano Bisi, con i quali poi mi sono sentito. Uno dei quattro mi ha raccontato di essere nato lì da genitori italiani, i nonni erano venuti da Mantova. E ho pensato allo ius soli. E ho pensato a quei bambini che nascono qui, che parlano italiano molto meglio di me, ma hanno un colore diverso dal mio nella pelle, sono italiani o no? Sono italiani. Loro sono italiani come noi e non possiamo emarginarli. E poi c’è un altro Fratello, che è passato all’Oriente Eterno: si chiamava Alberto, viveva nelle montagne del Casentino, in provincia d’Arezzo. I Fratelli più giovani andavano a prenderlo a casa per portarlo in loggia, finché le forze lo hanno sorretto. A un certo punto non ce la faceva più ma non voleva perdere l’appuntamento con la tornata di loggia. Allora, il giorno della convocazione, si chiudeva nel salotto di casa, indossava il grembiule e i guanti, da solo, recitava il rituale, faceva il maestro venerabile, l’oratore, il primo sorvegliante, il secondo. “Di sicuro non litigo con nessuno”: faceva questa  battuta.

Non vogliono capire che noi siamo uomini sensibili. Vorrebbero farci fare la fine dell’Albatros della poesia di Baudelaire: il gabbiano, un tempo re del mare, simbolo della libertà che viene catturato e deriso dai marinai perché vecchio e stanco. E i marinai di oggi nei nostri confronti chi sono? Coloro che ci calunniano dall’alto del loro scranno? Noi non faremo la figura di quel gabbiano deriso. Noi non ci stiamo a farci mettere in un angolo. Goethe,  Fratello nostro,  scriveva che “in principio era l’Azione”. Voltaire, altro Fratello nostro, scriveva che “non c’è un male da cui non nasca un bene”.  La verità è che, quella notte del primo marzo, che si è conclusa  alle 6,30 del 2 marzo, ci ha aiutato a capire meglio chi siamo, chi vogliamo essere. Che siamo noi il frutto di un albero antico, siamo guardiani della libertà, alfieri delle libertà. Di quella libertà che alcuni nostri Fratelli pagarono con la vita come Giovanni Becciolini, ucciso a Firenze dagli squadristi che volevano prendere gli elenchi dei massoni fiorentini  e che lui custodiva come segretario della loggia. O come Achille Ballori, che era stato eletto Gran Maestro, ucciso da uno squilibrato che pensava che tutti i suoi guai derivassero dalla Massoneria. O come Placido Martini che venne trucidato alle Fosse Ardeatine. Tre nomi, ma ne potrei ricordare tanti altri, per esempio Lando Conti, sindaco di Firenze, morto in un agguato delle Br. Un omicidio preceduto da una campagna denigratoria nei suoi confronti. Ecco noi siamo pronti a vigilare e a batterci per una nuova stagione di diritti, il diritto al lavoro, alla salute, allo studio, alla libertà. Quella libertà che amava un vecchio garante della Privacy, Stefano Rodotà, morto proprio ieri. Voglio ricordarlo. Ma voglio ricordarlo soprattutto a coloro che ci attaccano, invocando trasparenza. Sapete cosa diceva Stefano Rodotà? Diceva: “La trasparenza assoluta è tipica dei regimi totalitari”. E chi i oppone all’invasione dello stato nell’intimo di una persona viene immediatamente collocato nella categoria dei sospettati.  Mi sono sgolato l’altra sera a Lamezia Terme al Festival Trame, dove, devo dire un gruppo di giovani coraggiosi di quella città mi ha invitato per parlare della Libera Muratoria. È stato un dibattito acceso, schietto. Speriamo di aver seminato il seme del dialogo. E noi vogliamo essere in prima fila per diffondere la cultura, per stare attenti  alla scuola, ai bisogni degli studenti. E a questo proposito voglio inviare un “in bocca al lupo” a tutti i ragazzi che affrontano la maturità proprio in questi giorni. In particolare agli studenti delle zone terremotate. Pensate che cosa vuol dire vedere tremare il tavolo su cui si sta studiando. E poi, chi va male, può star tranquillo. Vi do una notizia.  L’esame di quest’anno potrebbe essere annullato. E sapete perché? In una traccia del tema di italiano c’era da riflettere su una poesia di un certo Caproni. Caproni era un poeta livornese e sapete il suo peccato, quello che potrebbe portare all’annullamento della maturità? Era di una famiglia di massoni. E quindi ci sarà sicuramente qualche parlamentare che se ha un po’ studiato presenterà un’interrogazione al ministro dell’Istruzione, pensando che anche lì c’era la mano di un massone che ha tirato fuori la traccia su un suo quasi confratello. Ma noi non ci spaventiamo, noi continuiamo a seminare. Lo diceva un uomo illuminato, il cardinale Carlo Maria Martini: “Educare è come  seminare: il frutto non è garantito e immediato, ma se non si semina è certo che non ci sarà raccolto”. E noi continuiamo a seminare perché vengano garantiti i diritti previsti nella Costituzione della Repubblica Italiana, che è una e indivisibile. Non c’è un’Italia del Nord, del Centro, del Sud. C’è un’Italia  una e una sola, solidale, con cittadini che si aiutano. Perché è previsto nell’articolo 2 della Costituzione che parla dei doveri inderogabili della solidarietà economica, politica e sociale. E lo dico proprio in questa occasione, in questi giorni in cui emergono carenze nella ricostruzione delle città terremotate. Sono accanto ai sindaci. Oggi davanti a noi c’è uno dei sindaci più valorosi, che si fa più rispettare in questa fase perché vuole aiutare i propri cittadini. Stanno combattendo con difficoltà di ogni genere, non hanno strutture, non hanno risorse e i cittadini vogliono le case, i campi sportivi, le scuole ricostruite. Noi nel nostro piccolo le popolazioni terremotate non le  abbiamo dimenticate. Il buffet che fra poco spero apprezzerete è stato allestito con i prodotti tipici di Norcia, è un buffet solidale proprio per dare un segnale di vicinanza.

Da Gran Maestro elettricista, vivo con trepidazione e ansia l’arrivo delle luci che illumineranno il campo sportivo di Norcia. Vivo  con la stessa ansia e trepidazione dei ragazzini che vogliono giocare nel loro campo sportivo e vogliono giocare di giorno e di notte.  E di notte quando negli inverni di quelle zone fa buio presto vogliono andare nel campo. Li abbiamo conosciuti alla Gran Loggia di Rimini, hanno diritto ad avere le luci per illuminare il loro campo sportivo. E io voglio essere insieme a loro il giorno in cui accenderemo la luce. Noi dobbiamo essere accanto  questi ragazzi, ai dirigenti della società sportiva, che  sono i loro  educatori.  Noi vogliamo essere vicini  anche ai nostri Fratelli. I massoni sono temprati da innumerevoli prove che li portano a levigare senza sosta la loro pietra. Sappiamo da 300 anni come ci si muove sul pavimento a scacchi e nella vita di tutti i giorni. E forse è questo il vero segreto massonico, il segreto della fratellanza universale. Noi dobbiamo continuare a sognare. Perché un sogno diventa realtà se lo facciamo tutti insieme. Festeggiamo con gioia il nostro compleanno! Non ci sono le candeline, ma accendiamola questa fiamma di libertà, ci porterà fortuna. Noi siamo antichi, veniamo da lontano, ma siamo giovani nell’anima, come i ragazzi che vanno  ai concerti. Noi siamo alfieri della  libertà e lo saremo per sempre fino all’ultimo dei nostri giorni e dall’Oriente eterno sappiamo che in questa battaglia abbiamo al fianco tanti Fratelli valorosi che ci hanno preceduto nel nostro interminabile viaggio. Viva il Grande Oriente d’Italia, viva la Libera Muratoria universale. Viva tutti noi, viva questo nostro amato paese, questa nostra amata patria.

Roma, Il Vascello 24 giugno 2017

Per una cultura della libertà

Eugenio BernardiniEugenio Bernardini, moderatore della Tavola Valdese, è nato a Cosenza nel 1954, è sposato e ha tre figli. Laureato alla Facoltà valdese di teologia di Roma nel 1981, ha studiato anche a San José in Costa Rica (Centro America) al Seminario Biblico Latinoamericano e al Dipartimento ecumenico di ricerca teologica approfondendo le tematiche della teologia della liberazione. Consacrato al ministero pastorale nel 1982, è stato pastore a Foggia e Orsara di Puglia (Foggia), Torino, Coazze-Giaveno (Torino), San Secondo di Pinerolo (Torino). Giornalista pubblicista, è stato direttore del settimanale delle chiese battiste, metodiste e valdese “Riforma” dal 1996 al 2003. Tra i vari incarichi nell’amministrazione ecclesiastica, è stato vice moderatore della Tavola valdese dal 2005 al 2010.

Arturo DiaconaleArturo Diaconale è direttore responsabile della testata “L’Opinione delle Libertà” ed è nel Consiglio di Amministrazione della Rai da agosto 2015. È inoltre Presidente della Fondazione “Gran Sasso d’Italia” dopo essere stato, dal 2010 al 2015, Presidente del Parco Nazionale Gran Sasso-Monti della Laga. Nato a Montorio al Vornano (Te) nel 1945, laureato in Giurisprudenza, inizia l’attività giornalistica nel 1973 nella redazione romana del Giornale di Sicilia, quotidiano di cui diventa direttore nel 1978. Giornalista parlamentare dal 1976, nel 1985 viene chiamato come redattore politico alla redazione romana de Il Giornale. Nel 1992 è direttore della sede di Roma di Studio Aperto e l’anno successivo gli viene affidata la responsabilità di dirigere il quotidiano “L’Opinione”. Nel 1996 riceve l’incarico di vice segretario nazionale della Fnsi e segretario dell’Associazione Stampa Romana. Nel 2014 fonda il Tribunale Dreyfus, associazione nata per la riforma del sistema giudiziario e fiscale italiano dedicata alla difesa dei diritti e delle garanzie dei cittadini. Autore di numerosi saggi politici e appassionato di storia dello Stato unitario, nel 1985 ha ideato e condotto la trasmissione giornalistica Ad armi pari su Rai3. Da diversi anni partecipa come opinionista ai principali programmi televisivi di informazione e approfondimento politico e collabora con Il Giornale.

Hadeel A. DhaherHadeel A. Dhaher è una pittrice “sufi” che ha tenuto in Italia e all’estero mostre di grande successo. Attualmente insegna all’Università Iulm. Nata a Baghdad nel 1981, già a dodici anni i suoi disegni sono notati a scuola da un pittore ed è iniziata così la sua esperienza e formazione artistica. Si concentra dapprima in una pittura impressionista, che punta soprattutto sul valore della luce naturale e sui riflessi generati dagli oggetti di colore diverso, per maturare in seguito un linguaggio artistico personale. Nel 2000 si iscrive all’Accademia delle Belle Arti di Baghdad ma a causa della guerra in Iraq nel 2003 lascia il paese e si trasferisce in Italia interrompendo bruscamente i suoi studi. In questi anni, in Italia, ha realizzato diverse mostre personali e collettive.

La chitarra, tra virtuosismo e poesia. Diego Campagna

Diego Campagna

Chitarrista tra i più noti a livello internazionale, Diego Campagna è conosciuto come un esecutore carismatico famoso per il suo repertorio poetico e virtuosistico. Il 30 gennaio 2015 viene invitato ad esibirsi come solista nella leggendaria Carnegie Hall di New York dove viene osannato con una standing ovation alla fine del suo concerto. Il 23 dicembre 2016 al suo ritorno alla Carnegie Hall il pubblico newyorkese gli dedica tre standing ovations dopo i suoi tre bis alla fine del suo concerto. Riconosciuto quindi tra i massimi esecutori del suo strumento dell’ultima generazione, il “Daily Voice” ha scritto: “A wonderful world class guitarist” ed il New York Times ha scritto di lui “A protègè of Eliot Fisk, Campagna is an excellent guitarist who combines Italian spirit with training from Mozarteum in Salzburg”. Nato ad Imperia, Liguria, ha iniziato a studiare la chitarra in Italia all’età di otto anni, dopo aver ascoltato un disco dall’indimenticabile M° Andrés Segovia. Ha studiato presso il Mozarteum di Salisburgo laureandosi con il massimo dei voti con il M° Eliot Fisk. Tra i grandi interpreti che hanno suonato con lui il grande soprano Mariella Devia, il “Neus Wiener Quartet” di Vienna, il violinista Fation Hoxholli, il violoncellista Katharina Gross, esibendosi in alcuni delle più prestigiose sale da concerto d’Europa e Stati Uniti come la Carnegie Hall di New York, la Jordan Hall di Boston, la Großes Saal al Mozarteum di Salisburgo, la Kawai Hall di Osaka, il Teatro Municipale I. Pane di Asuncion, la Jan Hus Church e la Pisek Hall di Manhattan-NYC per Vox Novus, il Casinò Theatre di Newport, l’Alpen Center di Città del Capo, il Conservatorio Nazionale di Pechino. Nel giugno 2014, dopo i suoi concerti a Newport e Rhode Island, ha ricevuto la chiave della città da parte del Sindaco per il suo importante valore artistico e il 22 giugno è stato dichiarato il “Diego Campagna Day”. Il 5 luglio 2015 dopo il suo recital ad Asunciòn in Paraguay alla presenza del Ministro della Cultura e degli Ambasciatori di sette Paesi, viene insignito del titolo di “Visitatore Illustre” per i suoi alti meriti artistici e culturali; nel 2016 viene proclamato dal Sindaco cittadino onorario di Badalucco (Imperia, Italia) sempre nel 2016 riceve un premio dalle principali scuole pubbliche di New York City per la sua carriera artistica nel mondo ed il suo impegno per i giovani e la musica. È il dedicatario di numerosi brani scritti da alcuni dei più importanti compositori contemporanei. Viene invitato regolarmente a tenere masterclasses in importanti istituzioni mondiali come la Juilliard School di Manhattan, NYC ed il Conservatorio Centrale Nazionale di Pechino.

[su_highlight background=”#99d4ff”]“Le sei corde” di Federico Garcia Lorca, libero muratore[/su_highlight] La chitarra/fa piangere i sogni./Il singhiozzo delle anime/perdute/sfugge dalla sua bocca/rotonda./E, come la tarantola,/tesse una grande stella/per sorprendere i sospiri/che tremano nella sua nera/cisterna di legno.

I 300 anni della Massoneria moderna

Labaro del Grande Oriente d’Italia

Il 24 giugno 1717, nel giorno di Giovanni Battista e dopo l’arrivo del Solstizio d’Estate, quattro logge massoniche si riunirono a Londra, nei pressi del sagrato della cattedrale di St. Paul, in una locanda molto popolare all’epoca chiamata The Goose & Gridiron. Fu allora che prese vita la prima forma istituzionale della Libera Muratoria. Fu l’alba di un nuovo corso per la Massoneria che, abbandonate da tempo gilde e corporazioni, si avviava a diventare fucina di spirito e conoscenza dopo aver aperto le porte dei propri templi a chi voleva apprendere nuovi saperi ed era pronto a battersi per diffondere e affermare gli ideali di libertà, fratellanza e uguaglianza, che poi furono compiutamente teorizzati dall’Illuminismo. Da quel momento la Massoneria da operativa si trasformò in speculativa e quel 24 giugno 1717 viene festeggiato in tutto il mondo. Di quello storico evento non si sono conservati gli atti, ma rimangono numerosissime attestazioni. In poco tempo ci furono tantissime adesioni e si rese necessario stabilire delle regole. La Costituzione della prima gran loggia massonica, elaborata dal reverendo James Anderson, pastore presbiteriano, fu data alle stampe il 17 gennaio 1723. Quel testo divenne un punto riferimento, e lo è ancor oggi, per tutti i massoni del mondo. La Libera Muratoria infatti si diffuse in poco tempo in tutta l’Europa e in America: Francia (1721), Olanda (1725), Spagna (1726), Russia (1732), Svezia (1735), Svizzera (1736), Polonia (1739), Austria (1742), Danimarca (1743), Norvegia (1745), Massachusetts (1735). Lo stesso avvenne anche in Italia, dove nel Settecento, grazie a influenze inglesi, francesi e tedesche fiorirono logge in gran parte della Penisola. Durante il governo napoleonico, l’attività latomistica ebbe una florida stagione e, nel giugno del 1805, Milano diventò sede del primo Grande Oriente d’Italia. Il viceré Eugenio di Beauharnais fu il primo Gran Maestro. Dopo la Restaurazione, la Massoneria si disperse e solo in poche aree geografiche, soprattutto al Sud, fu garantita la continuità delle logge che si risvegliarono con l’avvento del Risorgimento. Nel 1859, la loggia Ausonia di Torino, animata da ferventi patrioti, diventò la cellula costitutiva di quel Grande Oriente che, ispirandosi alla solida struttura del periodo napoleonico, assunse nel tempo l’identità dell’istituzione nazionale oggi conosciuta. La sua organizzazione andò di pari passo con il processo di unificazione italiana. Torino fu la prima sede, poi fu la volta di Firenze e infine Roma, dopo la Breccia di Porta Pia nel 1870. Fino ad arrivare al fascismo con la sua ondata di violenza che rase al suolo ogni anelito di libertà. La Massoneria continuò però a vivere e s’impegnò per divulgare quei valori tradizionali di libertà, uguaglianza, fratellanza e solidarietà andati perduti. Nacque la nostra Repubblica e la storia continua nel terzo millennio, in Italia e nel mondo.

ALLEGATI


4 commenti a “Festa al Vascello per 300 anni della Massoneria moderna. L’allocuzione del Gran Maestro

  1. Evento meraviglioso, proporrei di inviare il tutto alla Rosi Bindi ed Claudio Fava in particolare.
    Dicendogli che queste sono le cose non abbiamo pubblicato sino ad ora.

  2. queste manifestazioni mi rendono sempre più orgoglioso di far farte dell’Istituzione

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