Roma 27 agosto 2011 – (Paperblog) “Complotto massonico”: per evadere la chiesa evade dalla realtà.

Era un po’ che ci facevano mancare il caro vecchio complotto ordito dalla demoplutocraziagiudaicomassonica. Per fortuna a regalarci una nostalgica madeleine del pregiudizio e dell’ignoranza c’è l’Avvenire, che denuncia la manina della massoneria dietro alla infame macchinazione mediatica che vorrebbe far credere che “la Chiesa Cattolica sia il ‘grande evasore fiscale’ d’Italia”, una menzogna basata su “fonti nebulose o non controllabili, stime approssimative, abili omissioni”.

Solo chi è senza peccato può scagliare la prima pietra e il quotidiano cattolico rivendica la trasparenza integra e l’autorevolezza indiscutibile del monito lanciato dal presidente della Cei Angelo Bagnasco affinché siano compiute “scelte giuste e utili per la preziosa risorsa famiglia e contro la sottrazione di risorse operata da chi evade le tasse”.
“Un appello – secondo l’Avvenire – che sembra essere stato ben compreso da quanti, in Parlamento e nel Governo, lavorano per un’equa correzione della manovra-bis d’agosto.”

E che sarebbe stato giustamente interpretato come un richiamo all’equità da tutti salvo che dai soliti malintenzionati che non ne hanno compreso i nobili intenti a difesa delle famiglie. Animati da un esprit maltournè i massoni senza dio e senza valori avrebbero discaro” questo vasto convenire, e non per piccole convenienze, su problemi veri della nostra società nazionale posti in primo piano dai cattolici (gente che dell’Italia vera sa qualcosina…). O forse” – continua – “il problema è che non si deve far arrivare in primo piano la famiglia, quei quasi 15 milioni di nuclei di persone sposate e, spesso, con figli a carico che non riescono a ottenere il riconoscimento sancito in Costituzione e una cittadinanza fiscale piena? O, ancora, il problema è che non ci si deve neanche azzardare a porre la questione dell’evasione fiscale?”.

Impuniti di straordinaria potenza a pensare che la menzogna, la manipolazione e il preconcetto siano un peccato veniale non punibile nemmeno dalle autorità divine. E d’altra parte ne erano convinti anche i Crociati. Così in una volta sola la voce ufficiale dei cattolici, ma ci auguriamo non della comunità dei credenti, reclama il diritto monopolistico e proprietario a rappresentare e garantire gli interessi delle famiglie. Riconferma che le vere famiglia, ça va sans dire, sono quelle sposate. E che l’evasione fiscale è un abbietto crimine ma solo se viene commesso dai “laici”, bestemmiatori e probabilmente viventi more uxorio.

A parte che questo identikit mi fa venire in mente un sacco di gente ben collocata nella classe dirigente del paese, cattolici della domenica e delle feste consacrate. A parte che ai ricchi se non passano dalla cruna dell’ago sono riservati dalle gerarchie ecclesiastiche archi di trionfo, indulgente e passaporti per il paradiso se non pagano le tasse ma elargiscono copiose e caritatevoli donazioni. A parte che la chiesa non dovrebbe osare di parlare di cittadinanza fiscale se sostiene governi e leggi inique che negano la piena cittadinanza a chi non si uniforma alla sua etica di stato. A parte che all’Avvenire non piacciono i massoni del grande oriente e si capisce, ma invece trovano gradite e affini altre logge ben presenti nella nostra storia e nella nostra cronaca. A parte tutte queste considerazioni resta il tema di fondo: congelare per almeno tre anni l’8 per mille e l’imposizione di tasse su tutti gli edifici non destinati al culto contribuirebbe non poco al conseguimento di quei “saldi” e a dare un connotato di equità non proprio marginale e non solo simbolico alla manovra. Da bugiardi inguaribili vorranno farci pensare che credere alle loro menzogne sulla loro carità pelosa valga come un’indulgenza: la tassazione penalizzerebbe “mense dei poveri, case di accoglienza, oratori, ostelli, scuole,



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