Roma 21 settembre 2010 – (Avvenire) Roma non si discute.

La cosiddetta Questione Romana è ormai morta e sepolta da un bel po’. Ciononostante l’atto compiuto ieri dal cardinale Segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone sa di storia. Non era comunque scontato, infatti, che un successore del cardinale Giacomo Antonelli arrivasse a rendere omaggio alle vittime (di ambo le parti) che caddero sulla Breccia di Porta Pia il 20 settembre di 140 anni fa. Ieri invece è successo. Il più stretto collaboratore del Papa ha assistito alla deposizione della corona di alloro del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e poi ha preso la parola per pronunciare un breve, ma intenso discorso, che alla fine si è sciolto in preghiera. Bertone ha ricordato che «ormai da vari decenni Roma è l’indiscussa capitale dello Stato italiano, il cui prestigio e la cui capacità di attrarre sono mirabilmente accresciuti dall’essere altresì il centro al quale guarda tutta la Chiesa cattolica; anzi, tutta la famiglia dei popoli». E nel momento di preghiera ha invocato che «in quest’Urbe» il Successore di Pietro «possa continuare a svolgere in piena libertà la sua missione universale». «Signore – ha aggiunto – benedici oggi e sempre questa Nazione; assisti e illumina i suoi governanti affinché operino instancabilmente per il bene comune». «Dona l’eterna pace – ha proseguito – a quanti qui caddero e a tutti coloro che, nei secoli, (“e anche in questi giorni” ha aggiunto a braccio con un probabile riferimento al militare ucciso in Afghanistan venerdì, ndr), hanno sacrificato la vita per il bene della Patria e dell’umanità».

Nella sua preghiera Bertone ha anche citato la bella invocazione “Gran Dio, benedite l’Italia!”, pronunciata dal Beato Pio IX nel febbraio 1848. Citazione che, pur risalendo a quando il pontefice godeva ancora di un’aura piuttosto “liberale” (il restauratore Antonelli sarà nominato pro-segretario di stato nel dicembre successivo), ha suscitato i commenti risentiti del Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, Gustavo Raffi. A dire il vero varie logge massoniche avevano portato le loro corone alla Breccia prima della cerimonia col Presidente Napolitano. Ma il tutto si è svolto senza contestazioni. Anzi i labari massonici, che in un primo tempo erano situati subito dietro quelli delle associazioni combattentistiche, successivamente sono emigrati dall’altra parte della strada che costeggia le mura aureliane. Meno garbata invece la minicontestazione inscenata da un microgruppo radicale alla fine della cerimonia di Porta Pia: in quattro (di numero) hanno strillato slogan contro il Vaticano. Il cardinal Bertone, sollecitato dai cronisti, per nulla turbato ha constatato sorridendo che «le contestazioni fanno parte della vita». Il presidente Napolitano poco prima ai giornalisti che gli chiedevano se fosse emozionato, ha risposto: «Sono contento».

Alla crimonia, oltre che a Napolitano e Bertone, hanno preso parte anche il sottosegretario Gianni Letta, il Sindaco Gianni Alemanno, il presidente della Regione Renata Polverini, il presidente della Provincia Nicola Zingaretti, l’ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede Antonio Zanardi Landi e il nunzio apostolico in Italia, l’arcivescovo Giuseppe Bertello.

Successivamente, in Campidoglio, nel corso della cerimonia per la cittadinanza onoraria concessa al presidente Napolitano, Alemanno ha sottolineato il «particolare valore» della presenza di Bertone a Porta Pia, anche se «non si tratta più di rimarginare la ferita storica del conflitto tra Stato italiano e Santa Sede». Napolitano da parte sua ha evidenziato come il gesto di Bertone «riconferma il rispetto della Santa Sede per Roma capitale dello Stato nazionale italiano», e «come oggi, nell’avvicinarci al 150° anniversario della nascita del nostro Stato nazionale, nessuna ombra pesi sull’Unità d’Italia che venga dai rapporti tra laic



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