Roma 10 marzo 2012 – Italia 150: Sottosegretario Peluffo inaugura Mostra Mazzini

La cella di Mazzini presso la Fortezza del Priamar, a Savona, torna ad essere suggestivamente “abitata” dalla voce di Mazzini. Il 10 marzo alle ore 12,30 – si legge in una nota – il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio per la Comunicazione e l’Editoria, Paolo Peluffo, inaugurerà la mostra “Il Giovane Mazzini” realizzata dall’Unità tecnica di missione della Presidenza del Consiglio dei Ministri per le celebrazioni del 150 anniversario dell’Unità d’Italia. All’evento parteciperà il Sindaco di Savona, Federico Berruti, la direttrice della Pinacoteca Civica, Eliana Mattiauda. L’esposizione permanente, essenzialmente didattica, racconta le vicende del giovane Mazzini attraverso pannelli illustrativi della sua vita, delle sue prime prove di cospiratore, dei giovani che formò e con cui fu a contatto. Attraverso la lettura di brani mazziniani, sono raccontati i tempi, le modalità, gli umori legati ai periodi di prigionia dell’Esule, ricreando nel modo più fedele lo scenario da cui prese le mosse la svolta che tanto avrebbe significato per la nascita dell’Italia come Nazione.

La cella del Priamar torna ad avere il suo significato centrale nelle vicende giovanili di Mazzini, mettendo in risalto il lato umano del personaggio, a partire dal luogo in cui fu prigioniero. La mostra curata da Giuseppe Monsagrati e Anna Villari è stata progettata ed allestita dallo Studio Next Urban Solutions. E’ opinione diffusa tra gli storici e tra i biografi di Mazzini che il periodo più fecondo e intellettualmente produttivo della sua vita sia stato quello della giovinezza. E’ infatti nell’arco di tempo compreso tra il 1827, quando a ventidue anni redige il suo primo scritto Sull’amor patrio di Dante, e il 1835, quando pubblica un testo di capitale importanza come Foi et Avenir in cui condensa il nucleo forte del suo pensiero religioso, che egli, mettendo a frutto sia le ampie letture della sua prima formazione culturale sia le riflessioni dettategli dalle esperienze dell’esilio, elabora la sua dottrina del patriottismo repubblicano e unitario e allo stesso tempo detta le linee da seguire perché essa si realizzi. Tutto quello che avverrà dopo sarà quasi sempre, pur nella ricchezza e nella varietà delle iniziative mazziniane, l’applicazione di queste premesse teoriche, segno di una coerenza difficilmente riscontrabile nelle esistenze di altri rivoluzionari.

 

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