Ritualità massonica nella letteratura della Goethezeit

Il Settecento è stato definito “il secolo della massoneria”. Nata ufficialmente a Londra, nel 1717, quale moderna depositaria di un ricco patrimonio simbolico e sapienziale tramandato dalle gilde dei costruttori delle cattedrali gotiche nel Medioevo, la massoneria ha caratterizzato la vita politica, sociale, culturale d’Europa, determinando l’atmosfera spirituale del secolo.

Come è noto, nel corso del Settecento il tramonto delle strutture religiose e politiche del passato e dei vecchi sistemi di pensiero spinse le élite intellettuali europee a elaborare nuovi modelli sociali, antropologici e pedagogici, che posero come oggetti privilegiati del loro interesse l’uomo, la sua educazione e il suo perfezionamento, e che trovarono nell’istituto latomistico un laboratorio sperimentale.

La cultura massonica si è nel tempo concretizzata nella sua peculiare ritualità, e cioè in una serie di pratiche che avevano l’obiettivo di modificare il punto di vista dell’iniziato, inserirlo in un inedito orizzonte esperienziale, più vasto e profondo di quello conosciuto nel mondo profano. Lo spazio “eterotopico” della loggia prometteva al neofita la possibilità di una significativa esperienza, uno straniamento, una graduale trasformazione del proprio sé lungo un percorso che si compiva grazie a pratiche rituali capaci di coinvolgere in profondità il soggetto, nel corpo e nello spirito.



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