Quattordici logge celebrano quarant’anni

È stato necessario un lavoro di 9 mesi, ma la celebrazione dei primi quarant’anni di vita di 14 logge fiorentine è stata esaltante. E non lo diciamo noi o gli organizzatori, ma tutti i partecipanti che sono accorsi in massa: ben 250 Fratelli ai lavori rituali e 400 – massoni e non – all’agape bianca di chiusura.

I festeggiamenti si sono svolti il 26 ottobre in un grande albergo fiorentino alla presenza del Gran Maestro Aggiunto Massimo Bianchi, del Grande Oratore Morris Ghezzi, Gran Maestro Onorario come Mauro Lastraioli, altre ospite illustre della manifestazione, del Garante d’Amicizia Renzo Rosa e del neo eletto presidente circoscrizionale della Toscana Francesco Borgognoni.

I lavori rituali sono stati condotti dal Fratello Adriano Ajo. Durante la tornata, l’Oratore e i Fratelli poi intervenuti hanno ripercorso gli ultimi quarant’anni dell’Istituzione di cui le logge festeggiate sono state testimoni e partecipi e, per il cui lavoro, il Gran Maestro Aggiunto Bianchi ha conferito un riconoscimento simbolico, destinandolo ai fratelli che dal 1973 sono in piedilista nelle 14 officine.

Nel corso dell’agape successiva è stato donato ai presenti un libro commemorativo, con una breve storia di ogni loggia e una raccolta di tavole scolpite in quattro decenni.

Le logge festeggiate sono: “Antonio Meucci” (783), Memento Crudeli (817), “Domenico Maiocco” (821), “Citius” (825), “Alessandro Lagi” (880), “Frangar Non Flectar” (881), “Armonia” (882), “Nuova Vita” (883), “Lando Conti” (884), “Marzocco” (886), “Aristotele” (888), “Madre Vittoria” (889) “San Giovanni di Scozia” (890), “Fidelitas” (891).

Stralcio dell’intervento di Mauro Lastraioli

(…) Festeggiamo un grande anniversario: il 1973; anno in cui a Firenze si sono costituite ben 14 Logge del Grande Oriente d’Italia, evento pressoché unico nella storia della Massoneria dell’epoca e giustamente ne dobbiamo andare orgogliosi e ricordare quell’anno, perché la memoria, come ben sappiamo è la madre del futuro (…) Personalmente entrai nell’Istituzione proprio in quegli anni. E (…) quando mi resi conto che i valori sui quali avevo giurato, sui quali avevo impostato la mia vita profana e di massone, venivano calpestati da un manipolo di persone che sfruttavano e usurpavano la parola Massoneria per uso personale, creando lobby di potere, piccoli e grandi favoritismi, piccole e grandi e raccomandazioni e questo nel migliore dei casi, la mia rabbia di essere stato tradito come persona e come massone prese il sopravvento; davanti avevo due strade: andare in sonno o provare a cambiare da dentro la Massoneria Italiana partendo dalla Toscana e iniziando una battaglia dall’esito fortemente incerto. Scelsi la seconda strada, e insieme ai fratelli Guido D’Andrea e Riccardo Viligiardi, ai quali si aggiunse in seguito Carlo Ciapetti e poi via tanti altri, iniziammo una operazione di moralizzazione, di verità, di trasparenza, di onestà che ancora oggi ci commuove e ci inorgoglisce. Ma la strada era lunga e tortuosa; arrivarono le liste di proscrizione, la Loggia P2 e Licio Gelli, la Commissione Anselmi. E mai come in quegli anni la Massoneria, che 100 anni prima aveva contribuito fortemente all’Unità D’Italia, e i suoi uomini migliori avevano fatto parte del parlamento Italiano, era sprofondata nelle tenebre più scure, nelle catacombe. In quegli anni la società civile non solo ci guardava con sospetto, ma ci considerava quasi degli appestati, persone da evitare. (…) E fu così che arrivammo al 1999, al cambio al vertice della Gran Maestranza. La candidatura e l’appoggio a Gustavo Raffi non vennero per caso: era arrivato il momento del grande riscatto e non potevamo sbagliare l’uomo; se volevamo sopravvivere dovevamo scegliere l’uomo giusto, al posto giusto: l’uomo che avrebbe avuto il grande fardello, l’ambizioso compito di far uscire dalle tenebre la Massoneria Italiana, ridarle credibilità. (…) Raffi è venuto al capezzale di un morente, e piano, piano lo ha riportato alla vita. E a coloro che lo accusano di avere occupato la massima carica per troppi anni, accentrando il potere nelle sue mani, io dico che era necessario; era necessario perché un percorso di rinascita morale come è stato compiuto nella nostra Istituzione non si improvvisa, non si realizza in 5 o 10 anni. (…) Ma attenzione Fratelli; la via indicata dal Gran Maestro uscente non deve assolutamente cambiare direzione. Chiunque verrà al vertice deve continuare questo processo di trasparenza, onestà, pulizia, e usare tutti gli strumenti a disposizione per dare sempre maggiore visibilità alla nostra Istituzione; non ci dobbiamo innamorare degli uomini ma delle loro idee e della loro visione della Massoneria.



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