Prospero Moisè Loria il filantropo massone fondatore della Società Umanitaria

È il 1892, nel suo testamento Prospero Moisè Loria lascia al Comune di Milano 13 milioni di lire in oro. Una cifra enorme che servirà a finanziare la più importante, innovativa e fattiva istituzione del riformismo italiano di tutto il Novecento: la Società Umanitaria. In occasione del bicentenario della nascita, esce “Il Filantropo. Prospero Moisè Loria e la Società Umanitaria” di Bruno Pellegrino (Minerva Edizioni). Il libro documenta la vita privata e pubblica, mai raccontata, di un protagonista dell’Ottocento italiano, Prospero Moisè Loria, israelita, commerciante, democratico, massone, filantropo. Umanità, riscatto, dignità, giustizia danno senso e spessore alle vicende personali e al sogno di un grande protagonista finora dimenticato dell’Italia e del suo progresso civile e sociale.

Loria nasce il 7 aprile del 1814 nel ghetto di Mantova, una città a quel tempo con una forte comunità israelitica. La sua famiglia di agiati commercianti si trova ad essere protagonista di un drammatico scontro coi cattolici della città virgiliana. Loria giovanissimo si sposta a vivere a Trieste dove impara a commerciare legname. Successivamente, negli anni della rinascita egiziana del Vicerè Mohammed Alì, Loria si trasferisce ad Alessandria d’Egitto dove diventa straordinariamente ricco vendendo traversine per la costruzione delle prime ferrovie egiziane. Raggiunta l’Unità d’Italia, Loria, ormai ricchissimo, torna in patria e si stabilisce a Milano dove inizia la sua stagione filantropica.

La storia del “Filantropo” attraversa quasi per intero l’Ottocento italiano. Loria è testimone dei lampi e fermenti che preparano e accompagnano le lotte patriottiche del Risorgimento. Più avanti la complessa stagione post-risorgimentale e la nascita della nazione. Nel suo lungo cammino secolare il “Filantropo” vive in città particolarmente vitali come Trieste (emporio e porto dell’impero austro-ungarico), Alessandria d’Egitto (cerniera fra l’Europa e l’Oriente), Milano (che consolida il primato finanziario e industriale della nuova Italia): Loria incontra e si lega a personalità di grande spessore umano, intellettuale e politico: Andrea Verga (un padre della psichiatria moderna), Osvaldo Gnocchi Viani, (suo ghost writer, fondatore delle Camere del lavoro e realizzatore della stessa Società Umanitaria), Francesco Lavarello (eroe risorgimentale di primo piano).

Il cruccio di Prospero Moisè Loria è di “mettere i diseredati, senza distinzione, in condizione di rilevarsi da sé medesimi, procurando loro appoggio, lavoro e istruzione”. Per i suoi progetti umanitari, Loria, attinge alla tradizione filantropica ebraica della trezzakka, e ai fermenti culturali, alle battaglie civili e sociali della massoneria italiana ed europea del suo tempo.
“Il Filantropo”, ricostruisce, attraverso documenti spesso inediti, passo dopo passo, le complesse radici che alimenta l’impetuoso spirito civile e sociale del nascente movimento riformatore a cavallo fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del nuovo secolo.
L’esempio del “Filantropo” – soldi privati per finalità pubbliche – a tutti gli effetti, può essere letta come una storia di ieri per l’oggi.



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