(Panorama) Massoneria: perché piace sempre più ai giovani

Aumenta il numero di iscritti alle logge massoniche. Le motivazioni spiegate dallo psicologo Silvio Ciappi

I giovani italiani sono sempre più attratti dalle logge massoniche. Ogni anno oltre 600 nuove affiliazioni fanno lievitare il numero degli iscritti da Nord a Sud Italia. La massoneria, infatti, nel nostro Paese è tornata a crescere. E secondo i dati dell’Eurispes, sono proprio i giovani a fare la differenza. Così, mentre la massoneria sta tentando di improntare a una maggiore trasparenza la propria immagine, il Grande Oriente d’Italia può contare già su oltre su 22.601 adesioni e 826 logge attive. La Gran Loggia d’Italia, invece, conta circa 400 logge su tutto il territorio italiano e una forte proiezione internazionale a livello di scambio e cooperazione con altre realtà massoniche, oltre a essere presente in diversi paesi esteri: sono 8.078 i fratelli iscritti. La Gran Loggia Regolare d’Italia, infine, istituita nel 1993, è la più “giovane” e può contare su una presenza capillare a livello regionale con 139 logge.

A Silvio Ciappi, psicologo, abbiamo chiesto perché sempre più italiani amano far parte della massoneria.

Qual è il fascino esercitato dalle logge massoniche?

Quello di poter far parte di una élite e questo si associa anche a quel sentimento, non meno importante, di avere un senso di appartenenza condivisa. Oggi è più che mai importante, sviluppare un’identità, appunto, condivisa. Parafrasando il sociologo Zygmunt Bauman, c’è “voglia di comunità”, visto che la cinghia di trasmissione della società si è fermata. Crediamo di meno nei grandi motori di sviluppo della modernità: la scuola, il lavoro, lo Stato. Ci fidiamo e ci ritroviamo di più in una sorta di neotribalismo, in piccole comunità, o tribù di appartenenza.

Quali meccanismi scattano nella mente di chi decide di associarsi a una loggia?

Meccanismi filogenetici antichissimi. Primo fra tutti un sistema che è presente anche nei primati e che si chiama sistema cooperativo. In altre parole abbiamo bisogno di cooperare, di riconoscersi nell’altro, di condividere cose in comune. E se non ce lo permette lo Stato, o quelli che fino ad ieri potevano essere valori universali condivisi (la Patria, la Legge eccetera) adesso sono i microvalori di piccole tribù di riferimento. Anche i gorilla, i bonobo ed altre scimmie antropomorfe, vivono per condividere….Una società umana o animale senza relazioni sociali è destinata evolutivamente a scomparire.

I soggetti che ambiscono ad entrare nelle logge massoniche, una volta all’interno della massoneria trovano appagati i loro desideri o continuano ad ambire ad altri traguardi?

Questo non lo so dire. Dico solamente che una volta entrati si ha già di per sé, come ripeto in altre piccole comunità di riferimento, la sensazione di essere parte di una comunità condivisa più grande.

Si tratta di sola ambizione oppure di narcisismo, in alcuni casi, anche patologico?

Si tratta di voglia di appartenenza e di costruzione di una identità condivisa. Certo che ci sono casi in cui si partecipa obbedendo a logiche nascoste oppure spinti da desideri in fondo patologici. Ma nella maggior parte dei casi, l’istinto fondamentale è la sintonizzazione mentale, la cooperazione. Se altri sistemi non ti assicurano il soddisfacimento di alcune tendenze (come quella cooperativa) te ne crei una. Da qui la fortuna non solo delle logge massoniche, ma anche di varie altre associazioni. In fondo prendiamo la politica: fare politica a livello locale significa immettersi in una rete di persone dove l’aspetto della condivisione è importantissimo spesso molto più importante del merito delle persone e soprattutto di chi, estraneus, è fuori da una rete di relazioni sociali. E questo è l’opposto della medaglia: lo scarso rinnovamento sociale nella vita politica e sociale, soprattutto in un’Italia che mi sembra sempre di più un paese di vecchi e di giovani vecchi, dove l’individualità è spesso frustrata a scapito della mera appartenenza.

(Nadia Francalacci, Panorama.it 26 maggio 2015)



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