Palmira, difendiamo tesoro dell’Umanità e simbolo della cultura universale

I luoghi del sapere rappresentano per noi massoni-costruttori un inestimabile tesoro dell’Umanità. Aver appreso che l’antica città siriana di Palmira è caduta nelle mani dei fanatici del terrore è motivo di sgomento per la barbara uccisione di soldati e civili e di grande apprensione per le sorti di quello che è considerato uno dei siti archeologici più importanti non solo del Medio Oriente. Palmira è dal 1980 città patrimonio dell’Unesco.

È menzionata nella Bibbia come Tadmor, la città del deserto che fu fortificata da Salomone, ed è citata negli archivi dei re Assiri. Nell’antichità era uno dei punti di sosta per le grandi carovane che attraversavano il deserto. La cultura per noi è universale e Palmira è la cultura con il suo fiorente passato e ciò che è rimasto della città che ebbe un potente sviluppo nel periodo romano.

Chi ha visitato il sito archeologico sa bene che quelle colonne hanno un valore immenso. Permettere di distruggerle sarebbe delittuoso per chi ha un solo obiettivo: eliminare tutti i grandi simboli della civiltà, cancellare la storia dell’uomo e dare vita al nero simbolo del terrore e della intolleranza. Noi massoni del Grande Oriente d’Italia invitiamo tutte le nazioni a impedire la distruzione di Palmira, vera e propria culla della civiltà, e il saccheggio delle preziose rovine romane. La convenzione del 1954 sulla protezione del patrimonio dell’Umanità durante i conflitti stabilisce che i siti archeologici non devono essere usati per scopi militari. Bisogna evitare che allo scempio perpetrato nelle assire Nimrud, Hatra e Ninive in Iraq, ora si aggiunga quello di Palmira. Il mondo non può perdere questo prezioso e straordinario scrigno che unisce il passato al presente.



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