‘Mazzini. Pagine tratte dall’epistolario’, di Umberto Zanotti Bianco

Nel 1922, in occasione del cinquantenario della morte di Mazzini, Umberto Zanotti Bianco riprese il progetto di una biografia del grande Genovese. Decise però di non comporre una “vita” tradizionale ma di affidarsi alla viva voce del biografato, raccolta lungo il corso della sua eccezionale vicenda umana, operando una mirata selezione dell’epistolario. Vi era, innanzi tutto, il desiderio di riaffermare i valori risorgimentali negli anni di crisi del primo dopoguerra, così convulsi che il volume uscì soltanto nel 1926, nella collana divulgativa ‘Vita degli uomini esemplari’ dell’Istituto italiano per il libro del popolo di Ettore Fabietti. A muovere Zanotti Bianco era soprattutto la volontà di ritornare ad uno dei capisaldi della sua formazione e disegnare quasi un ideale modello autobiografico. “Colui che scrive queste pagine è il più puro discepolo di Mazzini; il sangue stesso di Mazzini scorre in lui come le sue illusioni, forse, e fors’anche con la stessa volontà di certe illusioni, ma con la sua fede, la sua fame di sacrificio, la sua purezza di cristallo e il suo disinteresse”: così il grande scrittore francese Romain Rolland salutava la pubblicazione di questo libro. Di lì a poco, la sovrapposizione delle due traiettorie biografiche diverrà quasi perfetta, quando Zanotti Bianco si troverà in grande solitudine a fronteggiare, con una paziente opera di organizzazione culturale, il mostro del totalitarismo, come già Mazzini si era trovato ad affrontare il retrogrado dispotismo dell’Ottocento. Da queste pagine, dalle due vicende umane che in esse paiono fondersi, emergono serrati interrogativi, ed insieme luminose risposte, sulla presenza del male nella storia, sulla necessità di non arrendersi ad esso, e sul valore del contributo individuale per l’edificazione di una più ampia civiltà.

Umberto Zanotti Bianco (1889-1963), formatosi sotto l’influenza di Antonio Fogazzaro, Giovanni Semeria, Giustino Fortunato e Gaetano Salvemini, è stato uno dei più autentici interpreti della tradizione liberaldemocratica nel Novecento italiano ed europeo. Appassionato meridionalista, volontario nella prima guerra mondiale per il riscatto di tutte le nazionalità oppresse, figura di spicco dell’antifascismo, archeologo, fondatore e poi presidente dell’ANIMI, della Croce Rossa Italiana e di Italia Nostra, fu nominato nel 1952 senatore a vita da Luigi Einaudi. Centrale in tutto il suo percorso fu il dialogo interiore con il pensiero e il modello mazziniani, come testimoniato da questo epistolario.

 

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