Grottesca persecuzione antimassonica in corso. Il commento di Mauro Mellini sull’Opinione

E così l’Antimafia ha mandato la Finanza a sequestrare gli elenchi dei nominativi degli appartenenti alla Massoneria in Sicilia e in Calabria. Cioè, non di tutti. Solo di quelli “delle tre principali obbedienze massoniche”. Quanto basta.

Gli inquisitori di Rosy Bindi non hanno certo il vanto dell’originalità. Una trentina di anni fa Agostino Cordova, Procuratore a Palmi, fece la stessa cosa molto più alla grande, impiantando un procedimento che costò allo Stato miliardi, mettendo assieme ben ottocento faldoni, istituendo (complice il ministero degli Interni, Nicola Mancino) un nuovo tipo di ufficio giudiziario, la “Procura di Palmi in Roma” (come si intestavano i relativi atti). Quel procedimento si sdoppiò, si riunì, passò per la Cassazione, la Corte costituzionale e finì dopo anni “per non essersi trovate notizie di reato”. Cordova fu praticamente promosso (Procuratore a Napoli). Ma poi subito fu rimosso per “incompatibilità ambientale”. In Parlamento una sola voce si è levata contro la violazione del diritto di associazione perpetrato della Commissione Bindi: quella dell’onorevole Daniele Capezzone.

Ma c’è da dire molto di più. Non potrò farlo qui e ora. Perché è veramente troppo. Il pretesto (che di questo si tratta) del sequestro l’hanno fornito le dichiarazioni all’Antimafia di due magistrati da essa sentiti, una siciliana e un calabrese, che hanno parlato di connivenza con la mafia e la ’ndrangheta di “elementi della Massoneria”. Che cosa avrebbe da farsene la Commissione parlamentare degli elenchi dei massoni non si sa, dato che essa dovrebbe “indagare sul fenomeno mafioso” e non istruire processi a mafiosi e, soprattutto, a cittadini di questa o quella parte, partito, associazione, ecc.. Né curarne la pubblicità.

Ma qui un primo, gravissimo particolare del fatto in sé già grave. I parlamentari dell’Antimafia non sapranno che farsene di quegli elenchi. Dunque, il sequestro è stato fatto “per “sfregio” della massoneria. E per altro. Non è la prima volta (ricordate l’inizio del processo Andreotti?) che l’Antimafia, anziché lavorare sulle acquisizioni della Magistratura, acquisisce ciò che la Magistratura non può acquisire, non osa, non le garba farlo per metterlo a disposizione dei magistrati: alla ricerca di “eventuali notizie di reato” e per l’esercizio dello “ius sputtanandi”. È questo un fatto gravissimo: si fa fare al Parlamento la funzione dell’informatore per operazioni di tipo sbirresco. È inaudito!

Poi c’è un altro aspetto grottesco e allarmante che, del resto, è un’altra prova della distorsione della funzione della Commissione parlamentare (e delle imprese giudiziarie cui essa è finalizzata). Per un “sentito dire” di legami massonici con la mafia si sequestrano le liste degli adepti. Ma non di tutte, solo di quelle “delle tre principali obbedienze massoniche”. Le principali: criterio che sarà buono ai fini dello “ius sputtanandi”, ma non certo per un’effettiva verifica di “legami con ambienti massonici”, ché, anzi, piccole e “personali” massonerie meglio potrebbero prestarsi a certi intrallazzi.

I moderni persecutori della massoneria valgono di una espressione “massoneria deviata”, per attribuire a essa tutte le peggiori e improbabili malefatte. Una “precisazione” che non precisa nulla, semmai tende a rendere più grave la “presunzione” del malaffare. Dobbiamo dunque dire che ad essere deviate sono le tre “obbedienze” maggiori, tra le quali il Goi che ha più aderenti di tutte le altre messe assieme e che sul retto binario sono rimaste solo una serie di piccole massonerie?

Ma quel che più allarma è che questo ritorno alla persecuzione antimassonica dello Stato Pontificio e degli Stati preunitari corrisponde a una subcultura oscurantista illiberale e reazionaria, che, già adottata dal fascismo, è passata alla Sinistra e sopravvive allo spegnersi della infatuazione marxista. Per i magistrati questo ricorrere volentieri ai fantasmi di una massoneria protettrice di tutte le forme di criminalità organizzata è manifestazione di un preciso limite culturale e di un loro pericoloso rifugiarsi nell’oscurità di misteri iniziatici. Attenzione. C’è nell’aria qualcosa di già visto. Assai brutto.

Mauro Mellini

Fonte: l’Opinione 4 marzo 2017

 

Mauro Mellini
Mauro Mellini

Mauro Mellini, giurista, è stato il principale promotore della proposta di legge che ha portato, nel 1981, all’abrogazione del reato di plagio; è stato tra i fondatori del Partito radicale. Deputato in varie legislature, ha difeso molti obiettori di coscienza. Ha fatto parte, dall’ottobre 1993 al luglio 1994, del CSM.

Nel 2006 ha fondato insieme ad Alessio Di Carlo il periodico on line GiustiziaGiusta, dedicato ai temi della giustizia in chiave garantista.

È stato ed è uno dei primi e più strenui difensori del garantismo, a partire dal celebre caso di Enzo Tortora.

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Un commento a “Grottesca persecuzione antimassonica in corso. Il commento di Mauro Mellini sull’Opinione

  1. „[… ] ricordando una frase che è nella voce «letterati» del dizionario di Voltaire – «la più grande sventura dell’uomo di lettere forse non è quella di essere oggetto della gelosia dei colleghi, vittima dell’intrigo, disprezzato dai potenti; ma quella di essere giudicato dagli imbecilli» – possiamo aggiungere, ricordando questa frase, che Borgese ebbe, davvero in questo senso, «tutto»: tanti altri scrittori lo invidiarono, qualche intrigo fu ordito a suo danno, qualche potente lo disprezzò al punto di volerlo perdonare. Ma sopratutto ebbe quella che, secondo Voltaire, è la sventura maggiore: che molti imbecilli lo giudicarono e forse ancora, senza conoscerlo, continuano a giudicarlo. (Nota di Leonardo Sciascia a Le belle, p. 176)“
    – Leonardo Sciascia

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