L’Aquilegia e la Quatuor Coronati ospitano la Concordia. Tornata a Logge Riunite a Napoli

Raimondo Di Sangro, Principe di Sansevero, e il fermento culturale ed esoterico che animava la Libera Muratoria Napoletana del Settecento, sono stati il tema centrale della tornata a logge riunite svoltasi lo scorso 3 ottobre presso la Casa Massonica Napoletana.

Organizzata dal MV Vincenzo Cacace della loggia Aquilegia (1293) di Caserta, dalla loggia Concordia (1162) di Torino, unitamente alla loggia ospitante Quatuor Coronati (1459) di Napoli, la tornata ha visto la partecipazione, tra gli altri, del Presidente del Collegio Circoscrizionale della Campania – Basilicata Livio De Luca, del Gran Tesoriere Giovanni Esposito, del Gran Maestro Onorario Maurizio Volkhart, dell’ex Gran Maestro Aggiunto Mario Misul, dei Giudici di Corte Centrale Umberto Limongelli e Vincenzo Marino Cerrato, del Gran Rappresentante Giancarlo Seri, del Fr:. Massimo Biondi decano della Loggia Quatuor Coronati (1459) di Napoli, e dei Maestri Venerabili, Italo Storace della loggia Genovesi (1429) di Salerno, Dario Parisi della loggia I Spartani alle Termopili (1067) di Caserta, Giovanni Saladino della loggia Luigi Vanvitelli (1442) di Santa Maria Capua Vetere, nonché un folto numero di fratelli provenienti dagli Orienti di Napoli, Sorrento, Caserta, Sarno, Salerno, Roma, Perugia, Ivrea e Torino.

I lavori aperti dal MV della loggia Quatuor Coronati (1459) di Napoli, Gianfranco D’Onofrio, sono stati impreziositi da una tavola architettonica tracciata da Vincenzo Cacace MV della loggia Aquilegia (1293) di Caserta, il quale ha presentato il volume “L’Ellisse Del Giardiniere. Uomini, Pietre, Luci e Sentimenti”, edito dal Collegio Circoscrizionale della Campania – Basilicata, soffermandosi sulle motivazioni che lo hanno portato a studiare il ruolo della Libera Muratoria nel Regno di Napoli, fonte inesauribile di speculazione esoterica atta a chiarire l’essere massoni e fratelli nel mondo contemporaneo. “Questo è un lavoro che non ambisce alle alte vette letterarie”, ha affermato Vincenzo Cacace, “in quanto non sono uno scrittore, ma un pittore che scrive e il linguaggio che uso è sempre posto in relazione alla mia arte espressiva. La mia è una scrittura per immagini, le cui parole sono colori e segni, ma anche sfumature di carboncino, e, quando necessario, stilettate di pennino”.

Proprio le vivide ricostruzioni storiche ed esoteriche di Vicenzo Cacace hanno aperto un ideale varco spazio-temporale che ha permesso di scoprire da vicino i protagonisti della mirabile epopea del Settecento a Napoli, da Carlo di Borbone al Principe di San Severo, da Luzio di Sangro ad Emanuele di Lorena, e parallelamente di carpire il messaggio racchiuso nelle meravigliose ville vesuviane del Miglio D’Oro, come Villa Campolieto della quale, in un sorprendente affresco letterario, è stata descritta la sua originaria complessità esoterica. “L’impulso che mi ha spinto a scrivere questo libro” ha concluso Vincenzo Cacace, “è stata l’esigenza di conservare la memoria di un progetto a me caro, e di non dimenticarne mai il senso”. Ad arricchire la tavola architettonica tracciata, numerosi sono stati gli interventi dei fratelli presenti, che hanno suggellato una tornata fraterna in cui si è toccato con mano l’affetto ed il calore che lega gli Orienti di Caserta, Napoli e Torino. La chiusura dei lavori è stata affidata allo stesso Vincenzo Cacace, MV della loggia Aquilegia (1293) di Caserta.



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