L’amore per il sapere che non si possiede mai e la ricerca di noi stessi e della verità. La grande lezione di Pitagora

“Lo studio, la ricerca, l’incessante bisogno di sperimentare e di non credere alle sole parole di altari vuoti e soprattutto l’amore per il sapere che non si possiede mai. E’ questo il messaggio che ci arriva da Pitagora”. Lo sottolinea il Gran Maestro Gustavo Raffi nell’intervento inviato al convegno dal titolo “Pitagora è ancora tra noi”, organizzato a Taranto per i 40 anni della Loggia Pitagora (856).

“Bisogna coltivare il valore di esercitarsi attraverso la discussione, la disciplina del ragionamento e il rigore della logica. Bisogna affinare -scrive Raffi- gli strumenti della conoscenza, ricordando che questo non accade mai stando chiusi in una stanza, da soli, ma attraverso il dialogo con gli altri e aprendo le porte del Tempio e non chiudendole. Bisogna insegnare tutto ciò ai giovani -è l’appello lanciato dal Gran Maestro- bisogna insegnare loro a mettersi in gioco confrontandosi con gli altri e a impegnarsi nel mondo, aiutandoli a sviluppare quello spirito critico che ci rende uomini liberi, in grado di comprendere chi la pensa diversamente da noi e di costruire una società migliore”.

“E’ nell’uomo stesso infatti, come ci ha insegnato il filosofo di Samo, – aggiunge Raffi- che si cela il criterio di misura che gli consente di comprendere tutto ciò che lo circonda, quel logos che esprime la triplice coincidenza di linguaggio, razionalità e matematica e che da un lato conduce alla scoperta dell’ordine armonico dell’universo e delle sue leggi e dall’altro è fondamento dell’esperienza, in quanto processo tramite il quale noi organizziamo e giudichiamo ciò che accade. Una visione quella di Pitagora di straordinaria modernità da trasmettere a chi verrà dopo di noi al di là del tempo e che queste parole contenute nei Versi Aurei ben sintetizzano: ‘Divina è la famiglia dei mortali ai quali la natura, svelando i suoi sacri misteri, rivela ogni cosa. …impara tutto ciò che è necessario, così vivrai la più gioiosa delle vite'”.

Ad aprire i lavori del convegno, che si è tenuto al Grand Hotel Mercure Delfino sabato 30 novembre alle 17 – in mattinata nello stesso albergo la loggia tarantina ha organizzato una tornata rituale- Vito Zecca, maestro venerabile della Pitagora, Giuseppe Colucci, Coordinatore del Consiglio dei Maestri venerabili Oriente di Taranto, Antonio Mattace Reso, presidente della Circoscrizione dei Maestri venerabili di Puglia, Arturo Rossano, Consigliere dell’Ordine, Pasquale La Pesa, Consigliere dell’Ordine in giunta. A illustrare il tema al centro del dibattito è stato il saggista Moreno Neri. Sono intervenuti anche l’ex venerabile della Loggia Pitagora, Piero Bonanno, con una relazione intitolata “Il mito infranto accenda la speranza” e Carlo Petrone, presidente della Corte Centrale, con una relazione intitolata “Dal sogno pitagorico al rapporto con la città”. A rappresentare il Gran Maestro che non ha potuto partecipare all’incontro il Gran Segretario Alberto Jannuzzelli.



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