La pratica dell’ascolto – Riforma

Inconsueto dibattito alla Facoltà valdese di Teologia. Sala della Facoltà valdese di Teologia a Roma gremita l’11 febbraio per il convegno «L’ascolto prima del dialogo», con presentazione del libro di Giampiero Comolli Grammatica dell’ascolto (Emp. 2011). Moderatore Marco Politi, interventi di Paolo Ricca, Anna Foa e dell’autore stesso; conclusioni di Stefano Bisi, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia ed Eugenio Bernardini, moderatore della Tavola valdese. Radio Radicale ha registrato il video della serata. Dino Fioravanti, del Servizio Biblioteca del Grande Oriente, ha sottolineato l’importanza del silenzio nell’ascolto e ha per questo ringraziato. Marco Politi (Il Fatto quotidiano) ha indicato questa sede come il posto giusto per ragionare su questo libro, vademecum per la comprensione del diverso, l’altro. Paolo Ricca ha detto di ritenere il libro utile per chi vuol dialogare nel nostro villaggio globale. L’Uomo nasce per dialogare e il nostro divenire continuo deriva dai rapporti con gli altri. La tecnica proposta vale per ogni tipo di dialogo, oltre l’ambito religioso. Affrontare il tema dell’esperienza religiosa in un tempo dedito più alla cura del corpo che non dell’anima; intessere esperienze vissute e raccontarle con riflessioni ancorate all’esperienza; equilibrare empatia e distacco critico evitando l`ascolto ingenuo; comprendere che si migliora ricevendo ancora più che dando; entrando in silenzio con l’altro lo si fa anche con Dio: questi i punti salienti dell`intervento del teologo valdese. Anna Foa si è chiesta come mai parlare di Dio o della mancanza di fede nel tempo sia diventata una questione così privata da far sembrare una intrusione interrogare l’altro. Meno complesso è ormai parlare della propria sessualità che della spiritualità: forse per la crescente disinformazione sul fatto religioso oppure perché questo argomento, come il sesso, viene rimosso perché destabilizzante. Bisogna invece andare oltre la privacy, ponendoci in ascolto e avere curiosità per il percorso dell’altro. Politi ha affermato di non vedere più l’ecumenismo che portò Ratzinger a invitare ad Assisi anche agnostici e si è chiesto se siamo davvero in una «terza guerra mondiale a pezzi». In questi giorni si assiste a una isteria arcaica sulla bara di padre Pio, ma perché il perpetuarsi di questa necessità? Forse perché come negli Usa la classe media è ormai minoranza rispetto a poveri e super-ricchi? Le distorsioni religiose sono deterrenti come il laico liberalismo selvaggio ne è causa. Il giornalista ha aggiunto che il motto Lux Lucet in Tenebris dipinto da Paolo Paschetto sopra il palco dei relatori è un simbolo perfetto per laici e religiosi, credenti o meno. Una grammatica dell’ascolto è sforzo, continuità, fiducia nell’uomo, ne va del nostro futuro. Comolli ha affermato come il suo interesse derivasse dal fatto che molti italiani passavano ad altre forme religiose dopo anni di disinteresse. E ha detto di essere rimasto colpito dalla commossa intensità di un racconto che potevano fare per la prima volta, uscendone tutti arricchiti. Prima del dialogo è necessaria la disponibilità all’ascolto in un silenzio interiore, mettendo a tacere i pregiudizi e anche se stessi; senza diffidenza, con domande giuste al momento giusto, ponendosi anche in una comunicazione non verbale. Oggi lo scenario è più complesso, è indispensabile l`ascolto, per future buone regole di convivenza, a livello di comunità, collettivo, non più solo individuale. E allora i muri, fisici o invisibili, scompariranno. Stefano Bisi ha ricordato i 70 anni della Repubblica, l’emblema disegnato da Paolo Paschetto, il senso dello Stato dei massoni, sovente bistrattati, la volontà di avere dei momenti di riflessione con i cittadini. Per questo vi saranno incontri a Reggio Emilia, a Terni insieme agli operai in crisi, a Colle Val d’Elsa in moschea; e ha ancora auspicato di poter organizzare un convegno su Paschetto a Torre Pellice a giugno. Le minoranze devono dialogare per ragionare insieme, alla ricerca del tanto che unisce. In loggia si parla uno alla volta, si ascolta in rispettoso silenzio. Laicità – ha concluso – è avere convinzioni senza paura di lasciarsi scalfire nelle nostre certezze. Parlare è un bisogno, ascoltare è un’arte. Ha concluso il pastore Eugenio Bernardini ripercorrendo la storia dell’aula dove si è svolto il convegno, che si volle non fosse «impattante» dal punto di vista religioso; un`aula dove tutti si possano sentire a proprio agio, luogo di dialogo; e anche il Lux Lucet in Tenebris non è necessariamente religioso, sia pure simbolo della missione e dell`identità riformata valdese. Massoni e valdesi da sempre sono insieme negli elenchi degli eretici; siamo piccoli numeri ma dialoganti, minoranze che cercano la libertà per tutti. La parentela c’è, come la possibilità di partecipare insieme alla realizzazione di una società laica. Nel dialogo non ci si perde mai, si rimane distinti, non bisogna avere paura.
Il dialogo è fatica, sofferenza, si parla di «grammatica» ma il nostro Paese non ha neanche l’Abc dell’ascolto e non sa di essere ormai un mondo plurale. Ascoltando gli altri ascoltiamo Dio: Egli è capace di ascoltare, vede, si avvicina e ascolta: «Ho veduto la sofferenza del mio popolo e ho ascoltato il suo grido» (Esodo 3). Se ci impegniamo insieme per aiutare questo paese pur con le nostre diversità, faremo del bene senza perdere le proprie particolarità, anzi miglioreremo insieme. A degna conclusione di questo convegno Stefano Bisi ha inviato il 15 febbraio al Moderatore una cordiale lettera di auguri e condivisione per il XVII Febbraio, «festa di libertà, di speranza e di fratellanza». (Danilo Mourglia)

L’articolo su Riforma n. 8 del 26 febbraio 2016

La cronaca di Radio Radicale



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