La massoneria ha una nuova casa in città. «In provincia 300 iscritti in dieci logge» | La Provincia Pavese

Inaugurata in via Bargiggia la struttura con due “templi” da 150 e 45 posti. Il gran maestro Bisi: «Gelli? Pagina nera» 

Fabrizio Merli 15 APRILE 2019

La storia –La sala al primo piano di una palazzina in via Bargiggia è gremita di uomini. Quasi tutto in completo scuro, molti con un grembiulino annodato intorno alla vita. Sono alcuni dei circa 300 fratelli della provincia di Pavia. Massoni, aderenti al Grande oriente d’Italia. Sono lì per l’inaugurazione della nuoca casa massonica, che comprende un tempio da 45 posti e uno da 150.

Dieci logge –A far da guida è il professor Claudio Bonvecchio, Gran maestro aggiunto del Grande oriente d’Italia. È lui che spiega che in provincia di Pavia sono attive dieci logge: cinque nel capoluogo, tre a Vigevano, una a Voghera e una a Stradella. E nella sola Pavia i Liberi muratori sono circa 150. Nel tempio, molti simboli suggestivi. La menorah (il candelabro ebraico a sette braccia) poggiata di fronte a una copia della Bibbia. La scritta “Libertà, Eguaglianza, Fratellanza” sul muro. Una cattedra rialzata e separata dai seggi da una balaustra. Un rettangolo di pavimento con piastrelle bianche e nere. «Sono simbolo del bene e del male – spiega Bonvecchio – a ricordare a ogni libero muratore che deve sempre equilibrare il positivo e il negativo. E la Bibbia è aperta sul vangelo di Giovanni, il vangelo della luce».

Ma cosa si fa, in concreto, dentro al tempio?«Quando ci riuniamo, un fratello tiene una “tavola”, che sarebbe una relazione, che può avere un contenuto esoterico, ma anche sociale o di solidarietà. Poi la parola passa a ciascuno dei convenuti e ognuno può parlare una sola volta, quando è il suo turno, non per dare contro a quanto ha sentito, ma per dire cosa abbia suscitato in lui. Alla fine vi è una tavola conclusiva nella quale si cerca di armonizzare le varie conclusioni».

A intervenire per dissipare l’aura oscura che, spesso, permea la massoneria è il Gran Maestro Stefano Bisi, ospite per l’occasione. «Nella storia del Grande Oriente d’Italia vi sono pagine bianche, nere e grigie. Le dico subito che quella della P2 di Licio Gelli fu una pagina nera, una loggia piegata agli interessi di una sola persona. Ci criticano per la segretezza, ma in molte altre associazioni, solo gli iscritti partecipano alle riunioni». Gli iscritti sono di ogni provenienza: «Professionisti, impiegati, studenti, operai», dice Bisi.

Lunga tradizione – A Pavia la massoneria ha una tradizione secolare. In corso Mazzini, davanti alla libreria “Voltapagina”, c’è una lapide dedicata a Muzio Mussi, massone, che, nella sera del 5 maggio del 1898, venne ucciso, nel corso di uno scontro tra socialisti e poliziotti a causa di un comizio, alla vigilia dei Moti di Milano, sedati a cannonate dal generale Bava Beccaris. Massone fu Ugo Foscolo, il giurista Cesare Romagnosi, Alcide Malagugini, ultimo sindaco prima dell’avvento del Fascismo. Ma il mistero di un tempo si è diradato. Oggi il Grande Oriente ha un sito internet, e una tariffa di iscrizione di 550 euro l’anno. La sua mission? «Il perfezionamento individuale e il relativo contributo alla società». «Quando ci si affilia – conclude uno dei fratelli – si giura sulla Costituzione italiana di rispettarne le leggi. Mi dica chi lo fa più?». —




Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *