Incontro a Sanremo, Grande Oriente e Gran Loggia: “I fratelli ci hanno chiesto unità” / Il Secolo XIX, Imperia

Da noi le donne non sono ammesse, da loro sì e non è una differenza da poco». Quando il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Stefano Bisi dice «loro» intende l’altra grande massoneria tricolore, la Gran Loggia d’Italia, che invece ammette tra le sue fila le «sorelle» a pari dignità dei «fratelli». «Ci sono – si compiace Antonio Binni, l’altro Gran Maestro – e da noi rappresentano il quaranta per cento». Ribatte Bisi: «È una questione storica e anche internazionale, noi siamo comunque legati a 190 Obbedienze in tutto il mondo che la presenza delle donne non la prevedono proprio». Naturalmente, non è solo questione di signore o meno se da più di un secolo i destini delle due Istituzioni marciano separati. La frattura è datata 1908. L’occasione fu la votazione in Parlamento (in Italia le questioni tornano ciclicamente, allo sfinimento) sull’abolizione dell`insegnamento della religione a scuola. Da una parte c’erano i deputati più mazziniani, «politici» e anticlericali; dall’altra, chi guardava a una diversa concezione dello spiritualismo. Conclusione: questa seconda fazione fece mancare i suoi voti e non ci fu più modo di mettere una pezza al conflitto; da una parte i più duri, quelli del Grande Oriente di Palazzo Giustiniani, dall’altra quelli della Gran Loggia di piazza del Gesù. Da quell’anno, il 1908 appunto, non si era mai più registrato un evento pubblico al quale i due Gran Maestri siano intervenuti insieme.

Il Secolo XIX del 27 gennaio 2016

La maledizione si è interrotta ieri a Sanremo, nel convegno sui Settant’anni della Repubblica Italiana organizzata dal Casinò. Atto finale di un percorso di riavvicinamento iniziato già da qualche tempo: «I fratelli tra di loro si incontrano, si parlano, si stimano – spiega Binni – questa stretta di mano è voluta dalla base». Ma di riunione nessuno parla: «Ognuno vuole mantenere la sua specificità», chiarisce Bisi. La Gran Loggia con Binni rilancia: «Uniremo gli sforzi, realizzando quaderni comuni, sullo studio dei temi esoterici». Sì, l’esoterismo. Tornato ad essere il punto centrale della ricerca delle Logge: «Chi si avvicina a noi – insiste Bini – resterà deluso, se oggi cerca vantaggi economici, politici o un posto di lavoro». Perché nel mezzo c’è stato lo tsunami P2. «E il pregiudizio – dice il numero uno del Grande Oriente – è duro a morire. Sento il ministro Boschi che, ribattendo a un parlamentare 5 Stelle dice: “Massone lo dici a tua sorella”. Non mi fa bene sentire frasi come queste, nemmeno fosse un insulto». Ovviamente, è d’accordo con Binni quando esclama: «La Massoneria è stata il capro espiatorio di tutto quello che è accaduto in Italia negli ultimi decenni e quando si vuole far ombra a qualcosa, si tirano sempre fuori i massoni». Nel teatro del Casinò si parla di Repubblica: «L’abbiamo costruita anche noi – dice Bisi – a partire dal logo della Repubblica italiana che fu disegnato da un massone, Paolo Paschetto».

Pubblico al Teatro del Casinò di Sanremo
Pubblico al Teatro del Casinò di Sanremo

Inevitabile che affiorino, prima o dopo, i temi dell’oggi. Come l’immigrazione. Ed è inevitabile che la stella polare sia rappresentata dai temi della fratellanza e dalla solidarietà universale. Magari tanto da indispettire le signore dal tacco alto che escono sbottando: «Con tutta la delinquenza che c’è in giro, anche questi ci vengono a dire che bisogna essere accoglienti?». Bisi ricorda che il Grande Oriente ha attribuito l’onorificenza Galilei, quella destinata a chi non è massone, al sindaco di Lampedusa. Binni che la Gran Loggia ha indicato «la via religiosa alla pace con l’Unione massonica mediterranea: tutti i leader di tutte le religioni a parlare e a diffondere, appunto, la pace». Difficile scrollarsi il pregiudizio che la Massoneria sia un’associazione segreta di individui che si riuniscono per tramare, protetti dalla segretezza degli elenchi? «Se si pensa che ci voglia una nuova legge – attacca Bisi li sfidiamo: facciano una legge. Ma deve farla il Parlamento, non possiamo farla noi. La facciano e noi ci adegueremo». (Marco Menduni)

L’articolo su Il Secolo XIX del 27 gennaio 2016



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