Il trattato illuministico massonico “Il Purgatorio ragionato” di Francesco Longano a cura di Francesco Lepore

Proseguono gli incontri del Servizio Biblioteca del Grande Oriente d’Italia a Casa Nathan, dove giovedì 6 novembre si è svolta la presentazione del testo: Il Purgatorio ragionato del filosofo molisano Francesco Longano (1728-1796), a cura di Francesco Lepore e ospitato sull’ultimo numero di Miscellanea Bibliothecae Apostolicae Vaticanae. A moderare l’incontro il giornalista Ignazio Ingrao. Con il curatore sono intervenuti lo storico Ruggiero Di Castiglione, il giornalista Paolo Rodari e i professori Antonio Trampus e Eugenio Viola. Era presente il Gran Maestro STEFANO BISI che nel ringraziare il Dottor Bernardino Fioravanti per il successo dell’organizzazione di questa tavola rotonda ha rilevato come nel terzo millennio, superata ormai la breccia di porta pia, ciò che bisogna combattere con forza sono le forme di fanatismo e soprattutto le barriere culturali.

Oggi si dialoga con tutti quindi più che di dialogo con la chiesa mi piacerebbe parlare del tema della conciliabilità tra chiesa e massoneria. A questo proposito, il Gran Maestro ricorda la conferenza che si è svolta a Palazzo Giustiniani il 29 ottobre scorso dove per la prima volta dopo anni un Gran Maestro è tornato in veste ufficiale – in quella che è stata la Sede del Grande Oriente d’Italia sin dal 1898 e ingiustamente sottratta dal fascismo nel 1926 e abbandonata forzatamente nel 1988 – come relatore al convegno “Accordi di libertà. A trent’anni dalla revisione del concordato e dall’avvio delle intese con le altre confessioni religiose”. In questo convegno a più voci mi ha colpito, tra le altre cose, un passaggio dell’intervento del vescovo Lorenzo Leuzzi quando ha reclamato il “diritto alla religiosità”; anche noi massoni abbiamo una visione del mondo che pone al centro l’uomo e la massoneria può offrire una chiave per vivere in armonia e elevarsi spiritualmente.

IGNAZIO INGRAO
Siamo in pieno ‘700, un giovane molisano di umili origini, Francesco Longano decide di intraprendere la carriera del sacerdozio, unicamente per poter continuare a studiare. Appassionato di filosofia ed etica, succede al suo maestro Antonio Genovesi, alla cattedra di commercio dell’Università di Napoli ma i suoi scritti di filosofia morale, influenzati dall’atmosfera illuminista e anticlericale, gli attirano le ostilità delle gerarchie ecclesiastiche. Longano prosegue sulla sua strada e si imbatte nella massoneria. Decide di affiliarsi a ben tre logge, pur essendo sacerdote, nonostante la massoneria sia già fuori legge nel Regno delle due Sicilie e sia severamente condannata dalla Chiesa. Nel frattempo un editore austriaco gli chiede di scrivere un saggio sul Purgatorio che sarebbe dovuto essere pubblicato in tre lingue: italiano, latino e francese. Nasce così il “Purgatorio ragionato” che non riuscirà a superare i rigori della censura del tempo ma due secoli e mezzo dopo approderà nel luogo più inatteso: la Biblioteca apostolica vaticana. L’opera longaniana, prosegue Ingrao, è “una riflessione sull’uomo naturale è un catechismo sociale in grado di proiettare la riflessione etica in una prospettiva moderna e ricondurre l’attenzione sul tema dell’eguaglianza” (per ulteriori approfondimenti: http://www.panorama.it/news/urbi-et-orbi/massoneria-in-vaticano/).

RUGGIERO DI CASTIGLIONE
Ruggiero di Castiglione ha illustrato con il suo intervento il “percorso iniziatico” dell’abate Francesco Longano: dall’adesione alla loggia napoletana “Parfaite Union” di dipendenza “inglese” alla costituzione di una nuova loggia “L’Harmonie”, dove s’aggregarono diversi allievi del noto economista meridionale Antonio Genovesi. A seguito della proclamazione, da parte di alcune logge napoletane, d’abbandonare ogni sudditanza straniera, Longano confluì, insieme con numerosi altri “fratelli”, nella Gran Loggia Nazionale dal titolo “Lo Zelo”, in particolare nella prestigiosa loggia “Della Vittoria”. Oltre a segnalare le opere dell’illustre filosofo dedicate a noti esponenti della massoneria e le amicizie con personaggi legati al mondo latomico dell’epoca, l’Oratore si è soffermato sul progetto longaniano di realizzare nel mondo profano – sulla scia di altre similari proposte (come quelle dell’abate Antonio Jerocades e del vescovo Andrea Serrao) – il sistema egualitario delle logge attraverso la costituzione di una comunità, denominata Filopoli (“città dell’amore”). Questo “disegno” fu pubblicato nella seconda edizione del suo “Viaggio per lo Contado di Molise” in cui Longano immagina una comunità dove deve esserci una perfetta parità tra uomini e donne che dovranno apprendere “il leggere, lo scrivere, il conteggiare ed il catechismo, tanto religioso come civile” e accettare “una perfetta uguaglianza di beni, di diritti e di doveri”. Anticipando i tempi di oltre un secolo e mezzo, il Longano sosteneva che, nella comunità filopolitana, vigeva il diritto al divorzio. Un’altra pratica in uso era la cremazione dei defunti.

FRANCESCO LEPORE
Giornalista e autore di numerosi studi di storia del cristianesimo d’età medievale e moderna, ci ha raccontato i motivi che lo hanno portato a consigliare l’acquisto del manoscritto di Longano, nel 2005, alla Biblioteca Apostolica Vaticana (dove oggi è conservato con segnatura Vat. lat. 15366) e di restituire alla comune lettura il trattato illuministico massonico longaniano. Lo studioso è infatti riuscito a spiegare quello che i contemporanei di Longano non potevano sapere e cioè che nel momento in cui veniva steso Il Purgatorio ragionato l’abate molisano era certamente già a Napoli sul piè di lista della loggia La Parfaite Union e con il grado di Maestro scozzese (4°) su quello della loggia l’Harmonie. Lepore ha inoltre potuto provare, anche attraverso un’investigazione documentata e completa presso la Biblioteca del Grande Oriente d’Italia, l’affiliazione di Longano alla Loggia partenopea “Vittoria”, dipendente dalla Gran Loggia Nazionale de’ Regni delle Due Sicilie. Il prisma della sua appartenenza massonica, che non era solo ossequio ad una moda culturale ma un tentativo profondo di capire l’Eterno codice dell’umana ragione (come lui stesso scriveva), diventa così la chiave per entrare nell’opera e capirne le inquietudini non comprese dai contemporanei.

PAOLO RODARI
Perché è significativo che il Vaticano, a differenza delle autorità ecclesiastiche che nel Settecento fecero cadere su di esso la mannaia della censura preventiva, ha deciso di fare proprio “Il Purgatorio ragionato” del filosofo molisano Francesco Longano (1728-1796), allievo prediletto di Antonio Genovesi, prete massone e dal pensiero innovatore e insieme talmente spregiudicato da provocare un tempo nient’altro che diniego entro le sacre mura?
Perché dice che la Chiesa sa abbattere a tempo debito i bastioni – per usare un’espressione cara al teologo Hans Urs Von Balthasar – e aprirsi alla cultura, qualunque essa sia. Certo, aprire non significa accettare tutto indistintamente. La Chiesa ha sempre ritenuto la massoneria incompatibile con la propria dottrina e questo giudizio rimane (vedi la dichiarazione sulla massoneria “Quaesitum est” pubblicata nel 1983).
Tuttavia, seppure il ritrovamento del testo e la pubblicazione in Miscellanea sono sostanzialmente ascrivibili al pontificato di Benedetto XVI, la decisione della Biblioteca Vaticana s’inserisce bene nello spirito del nuovo pontificato che non vuole più procedere per censure ma per incontri e confronti. Vuole accogliere tutti, anzitutto, prima d’ogni altra cosa. E con tutti confrontarsi, senza paure. E ben sapendo che le dietrologie che vogliono la massoneria ben radicata entro le sacre mura hanno il peso di titoli giornalistici sensazionalistici e per questo poco fondati.

ANTONIO TRAMPUS
La pubblicazione del Purgatorio ragionato di Francesco Longano permette finalmente di gettare luce non solo sul complesso percorso intellettuale dell’autore, ma anche sulle trasformazioni e sulle inquietudini della massoneria italiana, e napoletana in particolare, della crisi dell’Antico Regime. All’interno di un filo rosso che accompagna il magistero di Antonio Genovesi e le ricadute del suo insegnamento nella repubblica delle lettere e nella vita massonica di fine Settecento, il ruolo di Longano non appare più come quello di un eccentrico intellettuale isolato ma come quello di un animatore della riflessione di fine secolo assieme a Gaetano Filangieri e ad altri protagonisti di quella stagione. In questo quadro, il Purgatorio ragionato mostra con evidenza l’importanza per la cultura massonica, nel volgere della crisi dell’Antico Regime e all’alba delle rivoluzioni democratiche, di riflettere sul rapporto tra ragione e fede, un tema che sarebbe dovuto confluire anche, proprio in quegli stessi anni, nell’ultimo volume della Scienza della legislazione di Filangieri.

GIANNI EUGENIO VIOLA
Antonio Genovesi ebbe tra i suoi condiscepoli, alla libera “scuola” di Massa Equana di Bartolomeo Intieri, Ferdinando Galiani (diplomatico a Parigi per un decennio legato a Grimm, a Diderot, a d’Holbach e a Madame d’Epinay), e tra i suoi allievi Francesco Longano. Brillante e audace il Galiani, giovane idolo dei salotti parigini; appartato ma non isolato il Longano, entrambi seguaci di idee eterodosse rispetto agli indirizzi del tempo. La libertà dei commerci è anche metafora della libertà delle idee insegnano Intieri e Genovesi, mentre è ancor viva l’eco europea della vicenda di Tommaso Crudeli.
La Napoli del Longano, prosegue Viola, era la tappa finale del Grand Tour: sir William Hamilton vi era l’anima della colonia inglese che univa al gusto antiquario gli ideali massonici. A quell’ambiente e ai contatti francesi di Galiani (e soprattutto a Diderot e al Voyage di Bougainville) il Longano si ispirò non solo per alcuni tratti del Pugatorio dove cita Hobbes, e implicitamente il ‘cristianesimo ragionevole’ di Locke, ma anche per le sue relazioni di viaggio: il Viaggio per lo contado di Molise (1788 dove decisivo è il capitolo su Filopoli) e il Viaggio in Capitanata (1790).
“Diderot contro Rousseau; quest’ultimo “martire” della ragione (tale Longano lo vedeva) aveva inventato l’uomo di natura ingenuo e buono, corrotto dalla società e al quale occorreva dare un’educazione che lo allontanasse dai falsi valori sociali. Il primo, Diderot – seguito da Longano e da Galiani – vedeva nella figura “schermo” dell’uomo di natura, L’uomo naturale, lo strumento dialettico per condannare gli abusi e le assurdità dei costumi politici, economici e religiosi della società del suo tempo”.

BERNARDINO FIORAVANTI nel salutare e ringraziare gli ospiti intervenuti ha sottolineato come la Biblioteca del Grande Oriente abbia cercato di interpretare il suo ruolo di struttura di servizio ponendo i suoi utenti al centro della sua attività. Siamo sempre alla ricerca di nuovo materiale per gli studi e cerchiamo di far conoscere i lavori più interessanti. A questo proposito ha ricordato il prossimo evento che si terrà a Casa Nathan il 28 novembre e che riguarderà la presentazione del volume curato da Gian Mario Cazzaniga e Marco Marinucci: Per una storia della carboneria dopo l’unità d’Italia (1861-1975) (Gaffi Editore). La pubblicazione ha utilizzato ampiamente il fondo carbonaro donato al Grande Oriente da Francesco Siniscalchi.

Video presentazione del trattato illuministico-massonico “Il Purgatorio Ragionato” di Francesco Longano



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