«Il Senato ci restituisca Palazzo Giustiniani» – Il Tempo


Il Tempo prima

L’intervista al Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia. Stefano Bisi: «Quella sede ci fu confiscata durante il Fascismo. Ora devono ridarla a noi massoni. Iscrizioni alle logge? Aumentano, ma non ci sono ministri. Poteri forti? Macché, aiutiamo i poveri».

La storia lega da tempo i massoni a Palazzo Giustiniani: fu acquistato dalla loggia (Grande Oriente d’Italia, Goi) nel 1911 per un milione e 55 mila lire. Durante il fascismo fu confiscato. Con la Repubblica, il Goi rimise piede nell’edificio per poi lasciarlo al Senato nel 1988 a patto che alcuni locali fossero destinati al Museo storico della Massoneria italiana «per un periodo non inferiore a venti anni con impegno, da parte del Senato, al rinnovo della concessione per uguali periodi successivi». Nonostante l’ok dell’allora presidente Giovanni Spadolini, l’accordo non ha mai avuto seguito. Nel 1991 c’è stata un’altra intesa tra il Goi (più precisamente la società Urbs), Palazzo Madama e il ministero delle Finanze: stabiliva che la loggia ottenesse «l’uso di una limitata porzione dei locali dell’immobile, ubicati al piano terreno ed al piano ammezzato, e relativi accessori e pertinenze con accesso da piazza della Rotonda numeri 10 e 11 e da via Giustiniani numeri 1 e 2, per destinarli a sede del Museo storico della Massoneria italiana». Niente da fare, anche questa volta.

Palazzo Giustiniani nel 1911 quando era di proprietà del Grande Oriente d’Italia. Il Tempio Maggiore è ora la prestigiosa Sala Zuccari.

Scusi Gran Maestro Bisi, ma non sarà che il Senato teme che cedendovi i locali di Palazzo Giustiniani si metterebbe in cattiva luce? Tra la gente è ancora vivo il caso della P2… «Capisco che i pregiudizi sono duri a morire ma sono stati compiuti molti passi avanti».

Ma voi sareste contenti di «coabitare» con i senatori a vita? «Saremmo molto felici di averli come vicini di casa».

Una volta un deputato grillino tirò in ballo la massoneria per offendere il ministro Boschi e lei gli rispose: «Dillo a tua sorella!»… «Lo so, ho scritto una lettera alla Boschi. Mi ha fatto piacere che la segreteria del ministro, in occasione della Gran Loggia 2016 (la tradizionale assemblea annuale, ndr), ha mandato un messaggio a tutti noi, come anche il presidente Mattarella e il presidente del Senato».

A proposito dell’assemblea conclusa pochi giorni fa a Rimini, è vero che il Grande Oriente d`Italia è spaccato a causa di un`inchiesta giudiziaria che la riguarda e che potrebbe portarla a un rinvio a giudizio? «Il Goi esce da Rimini più rafforzato e unito. Sono stati tre giorni straordinari per le emozioni che abbiamo vissuto e per il confronto. Peraltro è intervenuto anche Mario Sacconi, un fratello di 90 anni di Roma che è stato l’ultimo a chiudere le porte di Palazzo Giustiniani quando l’abbiamo dovuto lasciare».

Dunque non c’è una divisione nel Goi? «In questi due anni sono stato in 120 Orienti, in 120 città diverse e ho sempre percepito un clima di solidarietà e vicinanza molto forte. E comunque io guardo sempre avanti, quando ci si volta indietro viene il torcicollo. Pensi che stasera celebreremo i 70 anni della Repubblica nella Moschea di Colle Val d`Elsa, vicino Siena, quella in cui la Fallaci voleva mettere una bomba».

Che senso ha la Massoneria nel 2016? «È il luogo in cui si parla uno alla volta e si riflette. Per noi il mondo non è fatto di muri o fili spinati ma di collegamenti».

Lei ha già detto che Renzi e Verdini non sono massoni. E altri ministri? «No, non lo sono».

Ma questo è il governo delle lobby? «Rispetto le istituzioni e non mi addentro in speculazioni di carattere politico che non fanno parte del Dna della massoneria. Peraltro il mio giudizio personale non interessa a nessuno, quello da Gran Maestro, invece, sarebbe strumentalizzato».

E trai giornalisti ci sono molti massoni? «Al Goi appartengono persone di ogni ceto sociale e categoria professionale. Ci sono ingegneri, operai, imbianchini e, ovviamente, giornalisti, tutti uniti dai nostri valori: libertà, uguaglianza, fratellanza e solidarietà. Una solidarietà che non è “tra noi” ma che è rivolta a tutti: ci sono dentisti massoni che curano gratis i cittadini che non possono permetterselo».

Come mai gli iscritti alla massoneria continuano ad aumentare? «Nel nostro mondo c’è bisogno di comunità, di stare insieme. Un’esigenza a cui partiti e altre associazioni non sanno più dare una risposta. Certo, non si diventa massoni semplicemente presentando un modulo. C’è un lungo percorso di apprendistato e soltanto alla fine si può essere accettati o no. Nel mio caso sono trascorsi quattro anni».

Come si fa a evitare che le persone guardino con sospetto alle logge? «Cercando di conoscere la massoneria e i massoni, partecipando ai loro incontri pubblici».

Perché i partiti non riescono più a intercettare il consenso dei cittadini? Mica mi dirà che sono diventati dei comitati di interessi, come a volte imputano proprio alle logge? «No, i partiti sono fondamentali ma tutte le organizzazioni umane hanno momenti alti e bassi. Spero che ripartano e che funzionino bene come le logge massoniche».

Ma lei e il Goi siete poteri forti? «Non nel senso di un potere che influisce sulla politica e sui governi del territorio. Ma siamo forti perché in Italia ci sono 22.600 uomini uniti dagli stessi valori e che si ritrovano nelle logge per crescere umanamente e per mettere a disposizione di tutti questo percorso».

C’è qualcuno a cui darebbe la «tessera» ad honorem del Goi? «Non le diamo. Un uomo è massone o non lo è».

È vero che ci sono più massoni nelle regioni rosse? «In Toscana, più o meno, sono 3.100, in Calabria 2.700, in Sicilia, Piemonte, Lombardia e Lazio intorno ai 2 mila, in Emilia Romagna 1.200, in Umbria mille. Sono distribuiti in modo omogeneo in Italia».

Aprirete anche alle donne? «No, non è previsto. Nella nostra comunione c’è un’associazione paramassonica, l’Ordine della Stella d’Oriente, di cui fanno parte mogli, figlie e parenti dei nostri fratelli ma non è ima loggia. Veniamo da una tradizione che non accoglieva donne e facciamo parte di una comunione internazionale che non le ammette». (Alberto Di Majo)

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