Il 3 ottobre a Firenze la loggia “Avvenire” ricorda Becciolini, massone ucciso dai fascisti

Il 1925 fu un anno drammatico per la Massoneria. Il fascismo, superata la crisi seguita al delitto Matteotti, assestò “un colpo mortale e definitivo” alla Libera Muratoria italiana, per la posizione che aveva assunto sempre più netta e decisa contro il governo Mussolini.

Le sue logge, i suoi membri furono oggetto di violenze e aggressioni inaudite, di particolare ferocia in Toscana per i sospetti che il regime nutriva sui legami degli uomini del Grande Oriente con “Non Mollare”, il giornale di Gaetano Salvemini, Ernesto Rossi, Carlo e Nello Rosselli. “La Massoneria deve essere distrutta e a questo fine tutti i mezzi sono buoni: dal manganello al revolver, dai vetri infranti al fuoco purificatore”: è l’invito lanciato il 3 ottobre dalla testata “Battaglie Fasciste”.

Quella notte, passata alla storia come “la notte di San Bartolomeo fiorentina” in un crescendo parossistico di violenza omicida vennero aggrediti tanti liberi muratori. In difesa di un anziano e autorevole maestro venerabile intervenne un giovane e coraggioso ferroviere repubblicano, anche lui massone, Giovanni Becciolini, che, accusato della morte di uno degli aggressori fascisti, fu picchiato e seviziato e infine ucciso a colpi di pistola.

Nello stesso giorno della storica ricorrenza, a questa indimenticabile figura e a tanti altri silenziosi eroi del libero pensiero, la loggia “Avvenire” (666) dedicherà una tornata alla quale è prevista la partecipazione del Gran Maestro Aggiunto, Santi Fedele, che di Becciolini, della sua vicenda umana e del clima drammatico di quell’autunno di persecuzioni, racconta nell’articolo di apertura del primo numero della nuova rivista del Grande Oriente MASSONICAmente, consultabile online.



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