Grande Oriente a Lucca. Il Gran Maestro Bisi intervistato dal Tirreno

Se stringendo la mano al vostro interlocutore vi sentite sfregare il mignolo contro il palmo, non rimanete interdetti: probabilmente avete davanti un massone. È un’esperienza che a Lucca può capitare più spesso di quanto si immagini. In una città antica per storia e chiusa per conformazione e predisposizione (le Mura sono anche manifestazione dello spirito) la Massoneria ha sempre trovato terreno fertile. Tutt’oggi, anno 2016, è un’entità forte e ben presente nell’arborato cerchio. Proprio in un palazzo storico ha sede il tempio dei fratelli lucchesi: pavimento a scacchi e soffitto affrescato come un cielo stellato, simbolo di apertura a tutte le influenze spirituali. Nella famosa “Lista Cordova”, cioè l’elenco dei 26.000 massoni italiani uscito nel 1992 durante l`inchiesta del procuratore di Napoli (e ritornata in auge a fine anni Duemila) il nome di Lucca ricorreva 210 volte. In mezzo c’era di tutto: primari, avvocati, insegnanti, architetti, imprenditori, giornalisti, studenti. Addentrarsi in questo mondo misterioso, fatto di cappucci, compassi e gesti segreti (ad esempio la “stretta massonica”) non è facile: la massoneria è una sorta di Fight club ante-litteram. La prima regola è “non parlare mai della massoneria”. Con i liberi muratori lucchesi, dunque, non ci sono chance di avere risposte, così ci siamo rivolti a Stefano Bisi, giornalista senese e Gran maestro del Grande Oriente d’Italia (Goi), il ramo della massoneria più frequentato nel nostro Paese insieme alla Gran Loggia d’Italia. «Tra Lucca e Barga sono 130 gli iscritti al Goi, senza contare i “fratelli in sonno”, quelli che hanno smesso di partecipare attivamente. Le logge sono cinque: quattro a Lucca (Burlamacchi, Libertas, Geminiani, Strocchi e Pacini) più quella di Barga, intitolata ad Antonio Mordini, la più antica della Provincia». Sulla storia del garibaldino Mordini, ricorda Bisi, ha scritto un bellissimo libro il senatore Andrea Marcucci, ma subito precisa: «Occhio, il senatore non è massone: non è iscritto nelle nostre liste». La massoneria non è per tutti: non si sceglie di essere liberi muratori, al contrario si viene scelti. «Non c’è un ufficio tesseramento in piazza Napoleone scherza Bisi – L’ingresso avviene per cooptazione: se i fratelli lucchesi individuano in una persona quella che noi chiamiamo “la pietra grezza da sgrossare e levigare” la avvicinano. A quel punto, se il soggetto è interessato, inizia una lunga serie di prove e colloqui: io, ad esempio, ho impiegato quattro anni per essere ammesso. in questo percorso, che noi chiamiamo “buona tegolatura”, i massoni anziani sconsigliano il prescelto di entrare a far parte della loggia. È un modo per rodare il suo grado di sopportazione allo stress». Negli ultimi anni le logge hanno organizzato eventi pubblici su temi massonici e paramassonici: un modo per allontanare quell’alone di mistero che circonda le attività dei liberi muratori. Mistero alimentato da un apparato di simboli e paramenti che già suscitava una certa ilarità ai tempi di “Un borghese piccolo piccolo”, dove Alberto Sordi si “incappuccia” per sistemare il figlio: «Se ancora oggi usiamo grembiuli e spade? Certo – spiega Bisi – Fanno parte del rituale, anche se i cappucci sono previsti solo durante la cerimonia di iniziazione di un profano. Tra noi ci sono impiegati, operai, studenti, liberi professionisti. Giornalisti? Sì, sì, ce ne sono. Politici? Mi pare che nessuna delle figure impegnate ai vertici della politica locale sia iscritta nelle nostre liste. Ma potrei anche sbagliare: siamo 23mila in Italia e non posso conoscere tutti. Potete chiederlo a loro e vedere cosa rispondono… . Conflitti di interessi? No, siamo cittadini del mondo e quando usciamo dal tempio partecipiamo alla vita pubblica. Se qualcuno vuole candidarsi a sindaco è libero di farlo, ci mancherebbe. Ma nelle nostre riunioni non si affrontano questioni come le elezioni comunali di Lucca o il nuovo direttivo della Fondazione cassa di risparmio. È proibito dal regolamento. Noi predichiamo la libertà, la fratellanza, la laicità». Il punto di ritrovo delle logge lucchesi è il tempio, che si trova in un palazzo del centro storico: «Ma non chiedetemi dove perché non sono bravo a ricordare i nomi delle strade – svicola Bisi – So solo che quando vengo a Lucca, parcheggio alla stazione e ci arrivo a piedi. Ogni loggia si riunisce un paio di volte al mese. Ovviamente di notte, perché durante la giornata i fratelli lavorano. Perché non rendiamo pubblici i nostri elenchi? Perché nessuna associazione lo fa. Il problema è che essere massoni è spesso causa di discriminazione. Tutto è nato con la P2 di Licio Gelli: da allora veniamo visti come una sorta di consorteria, di comitato d’affari. Ma è una visione sballata. I massoni lucchesi, ad esempio, sono persone normali: hanno una professione, una famiglia, degli hobby. Non sono certo un gruppo di potere che cerca di determinare gli equilibri e le sorti della città. Non siamo il male assoluto, tutt`altro. In questo senso, per la massoneria vale il contrario di quello che si diceva per l`Aids: se la conosci non la eviti». (Gianni Parrini)

L’articolo pubblicato sul Tirreno di Lucca il 7 febbraio 2016



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