Il Gran Maestro: «L’elenco dei massoni all’Antimafia? La trasparenza assoluta è dei dittatori» | LINKIESTA

Parla Bisi, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia. «La consegna degli elenchi scatenerebbe una caccia alle streghe con poco senso» (articolo di Luca Rinaldi per LINKIESTA del 5 ottobre)

La foto nell'articolo che ritrae una riunione a Bangalore
La foto nell’articolo del quotidiano on line LINKIESTA. Ritrae una riunione a Bangalore per l’Universal Brotherhood Day

Fornire gli elenchi degli iscritti al Grande Oriente d’Italia alla commissione parlamentare Antimafia? «che senso avrebbe? Quello di innescare una caccia alle streghe inutile». Stefano Bisi, gran maestro del Grande Oriente d’Italia a due mesi esatti dall’audizione davanti all’antimafia parlamentare è fermo sulla posizione espresso in quella sede: «non vogliamo alimentare uno scontro istituzionale, tanto che io stesso – dice Bisi a Linkiesta – appena il presidente della commissione Rosi Bindi ha chiesto di poter sentire i gran maestri delle logge regolari mi sono fatto subito avanti, ma questa non è trasparenza. Come dice Rodotà – conclude – la trasparenza è tipica dei regimi dittatoriali. Dovesse presentarsi la Digos a bussare alla nostra porta dovrà avere un atto ben motivato».

Stefano Bisi, gran maestro del Grande Oriente d’Italia, ancora convinto della posizione sostenuta ad agosto in parlamento? «Guardi, non vogliamo alimentare uno scontro istituzionale. Io stesso infatti ho risposto subito all’invito della presidente Bindi quando ha avuto l’idea di convocare i gran maestri. Però sono convinto di quello che ho detto e lo ripeto: esiste una normativa sulla privacy, per altro votata dal parlamento, e noi intendiamo rispettarla».

Però c’è chi chiede più trasparenza e nelle indagini della magistratura spesso la massoneria fa capolino. «Credo che ogni cittadino abbia diritto a mantenere riservata la propria schiera di interessi culturali, sessuali o politici. Se poi vogliamo scatenare una caccia alle streghe invocando le trasparenza non mi pare cosa da paese democratico. D’altronde lo dice anche Stefano Rodota: “la trasparenza assoluta è tipica dei regimi dittatoriali”. Lei pensi che la rivista del califfato, Dabiq, ha espressamente chiesto ai suoi lettori adepti di Isis di colpire le logge massoniche. Cosa potrebbe succedere se un nome dei nostri iscritti finisse sulla pubblica piazza?».

E se arrivassero Polizia o Carabinieri a bussare? «Che arrivino ma con un atto ben motivato. Perché non si può arrivare a sequestrare un elenco di iscritti senza una motivazione valida. Rispetto il lavoro di magistrati e forze dell’ordine, ma una richiesta generica dei nostri iscritti in tutta Italia mi porta a pensare che allora così dovremmo fare per ogni associazione presente in questo paese. La nostra non è una battaglia dei massoni, ma di civiltà. A Castelvetrano hanno bussato e gli elenchi sono stati forniti. C’erano due assessori della giunta. Se sono competenti stiano in giunta, se sono degli incapaci che vengano rimossi».

Ma come Grande Oriente avete un sistema di segnalazione interno per situazioni anomale? «Nelle singole regioni ci sono gli ispettori circoscrizionali e verificano che le logge si comportino secondo le regole. Non siamo una di quelle associazioni, a differenza di altre, che non verifica e non sta attenta ai suoi iscritti. A chi bussa alle nostre porte chiediamo certificati rilasciati dalla procura di residenza e il certificato penale del casellario giudiziale».

Qualcuno dice che siete un comitato d’affari. «Quello che fanno le altre comunioni massoniche, perché noi rappresentiamo solo una parte di queste, non lo so. So solo che la P2, giusto per fare un esempi di comitato d’affari, non faceva i rituali: cioè indossare grembiule, guanti e parlare uno alla volta. Bastano solo questi due elementi mancanti per decretare l’espulsione di una loggia. Quando ho detto questa cosa in commissione qualcuno ha ironizzato, ma seguire il rituale è segno che non si sta facendo altro se non le attività tipiche del Grande Oriente».

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