Garibaldi politico tra umanitarismo massonico e internazionalismo

Garibaldi rappresenta la figura chiave dei rapporti tra massonerie e nascente movimento socialista legalitario, una sorta di archetipo per una parte di massoni e protosocialisti che, come lui e soprattutto ispirati dal suo impegno, cercarono di coniugare l’umanitarismo massonico e le idealità socialiste. Come vedremo, parliamo di «una parte di massoni» poiché solo una minoranza prese parte alle vicende della Prima Internazionale in Italia, anche se non bisogna dimenticare che la stragrande maggioranza dei massoni italiani, a qualsiasi Obbedienza appartenessero, riconosceva al Generale il ruolo di «Primo massone d’Italia».

Il complicato intreccio di rapporti tra Garibaldi e le Obbedienze massoniche italiane, tra il 1859 e la sua morte è già stato ampiamente studiato, anche se alcune questioni meriterebbero degli approfondimenti. E’ il caso, ad esempio, dell’attenzione al cerimoniale atto a conferire solennità ad alcuni momenti della vita, elemento tipico della cultura massonica e fatto proprio da Garibaldi, o la genericità degli appelli garibaldini, contenenti grandi principi ma restii a dare indicazioni pratiche su come realizzarli. Proprio come lo erano i documenti programmatici della massoneria dell’epoca, che indicavano le mete per un mondo nuovo all’insegna della libertà, della fratellanza e dell’uguaglianza, lasciando però ampia libertà su come realizzarlo.

Nella nostra ricerca ci siamo invece concentrati sui percorsi politici ispirati da Garibaldi, che da una parte portarono alla sua adesione all’Internazionale, e dall’altra tentarono di riunire in un unico «fascio» i movimenti democratico-progressisti, puntando su uomini di sua fiducia, molti dei quali erano massoni. La condivisione della fratellanza liberomuratoria, ripetiamo, non implicava necessariamente una direzione della massoneria su questi avvenimenti. In tal senso, occorre sottolineare come la passata storiografia abbia spesso ignorato o sottovalutato come questa comune appartenenza liberamuratoria abbia agevolato alcuni passaggi di questi percorsi politici. Inoltre abbiamo cercato di chiarire quanto i principi massonici abbiamo in qualche modo influenzato l’elaborazione politica dei protagonisti di queste vicende.

Garibaldi è stato definito un «rivoluzionario disciplinato», e questa espressione ben si adatta a quei massoni che da posizioni democratiche e repubblicane lo seguirono, partendo da percorsi e militanze politiche diverse, sul terreno del socialismo legalitario.

Nell’ultimo decennio della sua vita, Garibaldi esplicò un’intensa attività tesa all’affermazione del laicismo, non senza aspri atteggiamenti anticlericali, di un pacifismo universale, del progresso della scienza come motore per la redenzione dell’umanità, di un socialismo umanitario e legalitario. Tutti concetti che trovarono l’ approvazione di ampi settori della massoneria avviata verso l’unificazione.

Garibaldi nella massoneria trovò un ambiente democratico, coerentemente laicista e anticlericale, contrario alla lotta di classe ma profondamente attento al sociale e al progresso scientifico. Inoltre, come già Cavour sul versante moderato, intuì con chiarezza le potenzialità di una struttura radicata e diffusa su tutto il territorio nazionale, che poteva diventare il centro e il motore di un paradigma unificatore della sinistra democratica, pur non snaturandosi in una forma-partito, ma assumendo una funzione di ‘camera di compensazione’, all’interno della quale si lavorasse per allargare i punti d’accordo e mitigare quelli di dissenso tra le varie componenti della democrazia italiana.

Numerosi furono coloro che, tra i massoni, aderirono a tale progetto e andarono a rinforzare il movimento ‘garibaldino’. Per ovvi motivi, la ricerca ha preso in esame solo i ‘fratelli’ che lo seguirono nel suo percorso ‘internazionalista’ e quelli che lo abbandonarono per seguire Bakunin, anche se il retaggio garibaldino continuò ad esercitare su di loro un forte ascendente, tale da non trasformarli in temibili insurrezionalisti, ma contribuendo a mantenerli su posizioni eclettiche. Tra questi «soldati di Garibaldi» – per usare una felice espressione di Andrea Costa – troviamo dei massoni che fecero parte del volontariato garibaldino classico, ossia all’epopea militare risorgimentale e altri che, nascendo dopo, iniziarono il loro impegno politico verso la fine degli anni sessanta, seguendo il Nizzardo nell’evoluzione internazionalista.

Pur facendo attenzione a non cadere in banali forzature possiamo affermare che attraverso il garibaldismo elementi del pensiero liberomuratorio si innestarono nel socialismo legalitario italiano. L’idea che il Progresso e l’Emancipazione dell’Umanità (parole sempre rigorosamente scritte con l’iniziale maiuscola) si dovessero ottenere partendo da basi solidaristiche e umanitarie attraverso la circolazione delle idee, l’allargamento della cittadinanza politica, il mantenimento delle proteste nelle istituzioni – quindi aborrendo ogni forma di violenza -, fu ripresa da Garibaldi nella prospettiva di un internazionalismo transnazionale che portasse all’eliminazione delle sperequazioni sociali attraverso processi graduali, costituendo, come scrisse Franco Della Peruta, «un momento di coagulo decisivo per la nascita del socialismo e del movimento operaio italiano» E questi concetti, ci permettiamo di aggiungere, divennero parte integrante del patrimonio genetico di una parte del Partito socialista che nacque nel 1892.



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