Elie Wiesel ‘A cuore aperto’

Cosa succede nella mente e nell’animo di una persona quando le dicono che il suo cuore batte a fatica? Quali i suoi pensieri quando sa che deve, d’urgenza, fare un intervento a cuore aperto? Il libro racconta l’esperienza di Wiesel di fronte a questa improvvisa emergenza, dall’incredulità iniziale raccontata nelle prime pagine, all’attesa della “grande” anestesia. Il pensiero corre immediato ai suoi famigliari, al figlio che è lì e che è l’unica àncora cui si appiglia per farsi coraggio, e alla moglie, con cui ha condiviso tutto ma che ha troppa paura di perdere e di guardare in faccia in questo momento. Poi pensa a suo padre, alla sorella, a chi cioè ha perso a Buchenwald. Fino al momento dell’intervento, Wiesel aveva pensato di essere già morto una volta nel campo di concentramento; ora pensa che sta per morire per la seconda volta. Quando dunque i medici vengono per anestetizzarlo lui chiede un minuto in più per elevare una preghiera a Dio e si addormenta in pace, convinto di non risvegliarsi più. In realtà però si può sopravvivere anche a un’operazione a cuore aperto e anzi, si può e si deve rispondere allo scoraggiamento con l’incoraggiamento. Questo vuole essere il libro: una lezione di incoraggiamento, una testimonianza di fiducia.

Elie Wiesel ha ricevuto nel 1986 il Premio Nobel per la pace. Scrittore ebreo di lingua francese, è nato nel 1928 a Sishet in Transilvania. Durante la Seconda guerra mondiale fu deportato ad Auschwitz e a Buchenwald. Dopo la liberazione ha fatto per alcuni anni il giornalista in Francia e nel 1956 si è trasferito negli Stati Uniti. È autore di numerosi romanzi, racconti e saggi. Nei Tascabili Bompiani sono già usciti: Tutti i fiumi vanno al mare (2002), …e Il mare non si riempie mai (2003), Sei riflessioni sul Talmud (2004).

Leggi l’articolo del Corriere della Sera: “Testimoniare è un dovere dal dramma dell’Olocausto all’amore per moglie e figlio” [ File .PDF ]



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