Domizio Torrigiani. Il Gran Maestro e la Massoneria italiana tra Giolitti e Mussolini. La testimonianza di libertà nel convegno tenuto a Firenze

Domizio Torrigiani. Il Gran Maestro e la Massoneria italiana tra Giolitti e Mussolini è stato il tema del Convegno di studi che, promosso dal Collegio circoscrizionale della Toscana del Grande Oriente d’Italia in collaborazione con l’Istituto storico della Resistenza in Toscana, si è tenuto a Firenze il 24 novembre scorso, nella suggestiva cornice della Biblioteca delle Oblate. Il Convegno ha fatto seguito a un’altra iniziativa di non minore valenza culturale e scientifica: la pubblicazione, per iniziativa della Loggia Domizio Torrigiani di Firenze, dell’inventario – egregiamente curato da Eugenia Corbino – dell’ Archivio Domizio Torrigiani, vale a dire delle Carte, ricche di documenti inediti del Gran Maestro, donate dai discendenti della famiglia Torrigiani all’Istituto storico della Resistenza in Toscana.
Dopo i saluti di Ivano Tognarini, presidente dell’Istituto storico della Resistenza in Toscana e del Gran Maestro aggiunto del Grande Oriente, Massimo Bianchi, i lavori hanno preso l’avvio con la relazione di Laura Cerasi dell’Università di Genova, che ha ricostruito il contesto politico e culturale della Firenze a cavallo tra Ottocento e Novecento in cui si formò Torrigiani e con quella di Alessandra Staderini dell’Università di Firenze incentrata sulla immediata quanto decisa scelta interventista operata dal Grande Oriente allo scoppio del Primo conflitto mondiale.
A trattare dei primi anni della Gran Maestranza Torrigiani, chiamato alla guida dell’Ordine nel 1919, vale a dire in una fase cruciale della nostra storia nazionale tra crisi economica e agitazioni sociali, instabilità politica e tensioni diplomatiche, sono stati Marco Mondini dell’Istituto storico germanico di Trento, che ha affrontato il complesso tema dei rapporti tra la Massoneria e l’impresa fiumana di d’Annunzio, e Annamaria Isastia dell’Università La Sapienza di Roma, autrice di una magistrale ricostruzione del complesso rapporto tra il Grande Oriente di Torrigiani e l’ascesa del fascismo.
Di notevole spessore la relazione di uno dei maggiori esperti di storia della Massoneria, Fulvio Conti dell’Università di Firenze, che sulla scorta dell’ulteriore documentazione reperita nell’Archivio del Grande Oriente ha lumeggiato momenti e aspetti finora poco noti del tormentato processo di passaggio dall’iniziale atteggiamento di cauto attendismo nei confronti del Governo Mussolini all’assunzione di una posizione antifascista sì ferma e decisa da determinare lo scatenamento di una violenza antimassonica di intensità e proporzioni tali da costringere il Gran Maestro Torrigiani all’autoscioglimento.
Dopo i pregevoli contributi d’analisi di Roberto Bianchi dell’Università di Firenze su fascismo e Massoneria in Toscana, di Mimmo Franzinelli della Fondazione Ernesto Rossi – Gaetano Salvemini di Firenze sul processo Zaniboni-Capello e di Camilla Poesio dell’Università Ca’ Foscari di Venezia sull’esperienza del confino patito da Torrigiani, è toccato a Santi Fedele dell’Università di Messina contestualizzare gli ultimi anni della Gran Maestranza Torrigiani nel quadro più ampio della vicenda della Massoneria italiana sotto il fascismo tra esilio e clandestinità. Senza sottacere il delicato tema dei non sempre facili rapporti intercorsi tra i Fratelli che in esilio avevano ricostituito il Grande Oriente e colui che restava pur sempre il Gran Maestro in carica, cui l’ultima Assemblea massonica tenutasi in Italia nel settembre del 1925 aveva conferito i più ampi poteri, Santi Fedele ha evidenziato il valore di testimonianza che ebbe la sopravvivenza di una sia pur minuscola organizzazione massonica in esilio.
E al Gran Maestro Torrigiani i Liberi Muratori italiani esuli renderanno commosso omaggio al momento della morte con una lettera circolare inoltrata a tutte le Comunioni massoniche del Mondo, non poche delle quali, nei loro messaggi di condoglianze al Grande Oriente, faranno esplicito riferimento alla persecuzione messa in atto dal fascismo nei confronti di quello che nella stampa massonica internazionale viene appellato “Il Gran Maestro Martire”. Colui che con il suo sacrificio aveva saputo testimoniare la fedeltà dei massoni italiani a quel trinomio Libertà – Eguaglianza – Fratellanza di cui i regimi totalitari del Novecento, e il fascismo italiano tra essi, costituirono l’antitesi radicale.



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