Dai Valdesi alla Moschea di Fallaci. La svolta spirituale dei massoni – Il Fatto Quotidiano

Il Grande Oriente d’Italia è la più grande obbedienza massonica del nostro Paese. Ha quasi 25mila “fratelli” e come da tradizione terrà al palafiera Rimini, ad aprile, la Gran Loggia 2016, un raduno annuale con 3mila partecipanti. Dice il giornalista senese Stefano Bisi, Gran Maestro dal 2014 dopo il lunghissimo regno di Gustavo Raffi: “Il Palafiera è comodo perché ci consente di ospitare 3mila persone”. Esiste oggi in Italia, oltre alla Chiesa, una forza politica o associativa capace di fare un congresso con migliaia di delegati? Numeri a parte, la novità che colpisce del Goi di Bisi è la “terza vita” della più forte massoneria italiana. Dopo le glorie risorgimentali (da Garibaldi alla classe dirigente liberale) e il colpo mortale ricevuto dallo scandalo piduista di Licio Gelli, adesso i grembiulini deisti del Grande Oriente hanno avviato un dialogo sulla “spiritualità che unisce”. Già nelle settimane scorse, Bisi ha risposto a una lettera dell’autorevolissimo cardinale Gianfranco Ravasi scritta sul Sole 24 Ore e rivolta ai “cari fratelli massoni” (su cui ancora gravala secolare scomunica vaticana), ad aprile e giugno ci saranno invece incontri pubblici con valdesi e islamici, programmati nelle celebrazioni del Goi per i 70 anni della Repubblica italiana. L’8 aprile Bisi e i suoi fratelli entreranno nella moschea di Colle Val d’Elsa, in provincia di Siena, nota per la feroce invettiva dell’ultima Fallaci: “Non voglio vedere minareti nel paesaggio di Giotto”. Quel giorno, nella moschea, ci sarà un convegno di studi su “La ricchezza della diversità, l’eguaglianza nella libertà” e parteciperà l’Imam di Colle Val d`Elsa, Abdel Qader. Il primo giugno, infine, il Goi si ritroverà nella piemontese Torre Pellice, culla dei valdesi italiani, per parlare di laicità e libertà di coscienza. La svolta spirituale del Goi rivoluziona soprattutto il vecchio modello del massone anticlericale, come dimostra la storia politica italiana dei primi anni venti del Novecento. Il periodo in cui i massoni fecero la battaglia per impedire l’insegnamento dei sacerdoti nelle scuole pubbliche e vantarono un illustre affiliato ministro dell’Istruzione: Luigi Rava della Sinistra liberale, poi sindaco di Roma. (Fabrizio D’Esposito)

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