Da Belli a Totò a Gino Cervi, MASSONICAmente racconta gli artisti della squadra e del compasso

E’ dedicato ai “Liberi Muratori sulla scena: artisti e attori tra musica, teatro e cinema” gran parte del secondo numero di MASSONICAmente il quadrimestrale on line del Goi, che pubblica dieci saggi che ci svelano particolari inediti di vite straordinarie di uomini che hanno conosciuto la fama e le luci della ribalta. Apre la serie Giovanni Greco con un articolo incentrato su sei artisti e poeti, tre romani e tre napoletani: Gioacchino Belli, Carlo Alberto Salustri in arte Trilussa, Ettore Petrolini; Fernando Russo, Raffaele Viviani e Antonio De Curtis, il grande e indimenticabile Totò, principe della risata e forse ultimo esponente della commedia dell’arte italiana.

A occuparsi invece degli scrittori in odore di Massoneria a cavallo tra Ottocento e Novecento è Marco Veglia nell’articolo che segue: “Frammenti di un discorso incompiuto”. “Ab Omnibus Unum. L’organo come strumento di loggia” è il titolo del pezzo nel quale Andrea Macinanti rievoca grandi e celebri personaggi del mondo magico del suono: da Thomas Arne a Sebastian Bach, a Mozart a Sibelius solo per citarne alcuni. Un tema quello della musica che viene approfondito da un punto di vista filosofico-esoterico da Paolo Calzoni in “Frammenti di musica e massoneria”. All'”Aida, ovvero la rinascita attraverso la morte” è dedicata la riflessione di Antonino Fogliani.

Maurizia Cotti invece scrive di “Gino Cervi, attore nazional-popolare” di cui il 3 gennaio ricorrono i 40 anni dalla morte, indimenticabile interprete di Peppone iscritto alla loggia “Galvani” di Bologna, dopo essere stato iniziato nel 1946 nella loggia “Palingenesi” di Roma. E ancora, Pietro Piro ci svela i misteriosi legami massonici di Buffalo Bill e John Wayne, due figure simbolo dell’immaginario hollywoodiano; di Alighiero Noschese e della sua tragica e incomprensibile fine si occupa Gabriele Duma; mentre del cavaliere del libero pensiero, il grande Arnoldo Foà, scomparso il 12 gennaio di un anno fa scrive Lorenze Bellei.

Si scopre anche che massoni erano Aldo Fabrizi e Paolo Stoppa, che, come racconta Monica Campagnoli, aderirono alla Gran Loggia degli Antichi Liberi Accettati Muratori e restarono sempre legati alla Loggia Gustavo Modena alla stregua di altri colleghi del mondo dello spettacolo di quegli anni. Nella sezione Il Riordino della Memoria il Gran Maestro Aggiunto Santi Fedele infine ricostruisce uno dei momenti più importanti per la Massoneria italiana e racconta quel “12 gennaio 1930”, quando il Grande Oriente risorse in esilio.

 

Scarica la rivista

Guarda gli altri numeri

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.