Corriere dell’Umbria•Indagini, arresti e perquisizioni, la massoneria nel mirino del fascismo

Articolo di Sergio Bellezza. La nostra città (Terni) ha una storia, un passato e tanti primati. Riscopriamoli insieme, piano piano, uno alla volta. Il 4 novembre di 90 anni fa, l’onorevole Zaniboni cercava di attentare alla vita di Benito Mussolini. Il suo piano, far fuoco da una finestra dell’albergo Dragoni, antistante palazzo Chigi, da cui si sarebbe dovuto affacciare il duce per l’anniversario della vittoria. Non sapeva però che il suo segretario, Carlo Quaglia, era un informatore della polizia e ogni sua mossa a conoscenza del questore Giuseppe Dosi. Venne arrestato appena salito in camera; fermato invece e subito rilasciato il Quaglia; arrestato a Torino il generale Capello, come si scrisse , “[.. .] proprio mentre s’apprestava a riparare all’estero […]”. Il comandante della II Armata, alto dignitario della massoneria, all’inizio degli anni ’20 aveva aderito al fascismo, come tanti ex-combattenti stanchi di essere derisi e vilipesi, a volte malmenati da socialisti e neutralisti. Del resto i Fasci di combattimento, come scrisse, “[.. .] non avevano affatto, in origine, un carattere conservatore e meno ancora reazionario […]”. Chiamato a presiedere il congresso costitutivo del Pnf, partecipò in camicia nera alla marcia su Roma. Ma la sua natura libertaria l’aveva già portato nel ’21 a contestare, insieme a Italo Balbo e Dino Grandi, la crescente egemonia di Mussolini sul fascismo. Una volta sancita l’incompatibilità tra massoneria e Pnf, rimase nell’Istituzione, criticando “[.. .] quei fratelli che avevano rinunciato alla propria fede – chiara allusione al maresciallo Diaz – per rimanere al governo […]”. L’intensa attività massonica, abbinata a quella antifascista, ne faceva di fatto un nemico del regime, il prestigio militare l’uomo forte per un eventuale colpo di mano contro il governo. A portare al suo arresto, gli incontri collo Zaniboni, anch’esso massone, e la consegna, qualche giorno prima dell’attentato, di una piccola somma al Quaglia. Il ministro Federzoni ordinava l’occupazione delle Logge di Palazzo Giustiniani e fermi e perquisizioni di massoni in tutt’Italia. Minuziose le indagini a Terni, dove Capello aveva presenziato l’anno prima alle Celebrazioni della Vittoria e presieduto il 20 settembre precedente, da presidente della Federazione nazionale al
Concorso ginnico interregionale, organizzato, col sostegno della Terni, alla Palestra Garibaldi, presieduta dal marchese Cittadini, primo sindaco della città in camicia nera. Il generale Capello aveva incontrato più volte per l’occasione l’ingegner Magroni, direttore della Terni, il tenente d’artiglieria D`Amelio, il ricevitore del Registro e Venerabile della loggia Petroni, Alfredo Biancardi, nel cui ufficio, oltre ai documenti di loggia fu rinvenuto un cifrario, che accrebbe i sospetti degli inquirenti. Grande scalpore in città per le perquisizioni subite dall’ingegner
Antonio Magroni, da parte soprattutto delle maestranze dell’Acciaieria. Mentre queste trasmettevano una nota di protesta allo stesso Mussolini “[.. .] Esaltanti scampato complotto […] duolsi […] perquisizione carico nostro Direttore Centrale Comm. Ing. Magroni
[…]”, Elia Rossi Passavanti per tutta risposta, organizzava manifestazioni di piazza, per riaffermare la fedeltà della città al fascismo e al suo duce.

Leggi l’articolo sul Corriere dell’Umbria del 14 dicembre 2015



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