Convegno a Trieste. Così la massoneria triestina orientò le sorti dell’irredentismo | Il Piccolo

Sabato 17 novembre, alla Piccola Fenice di Trieste, si terrà un’assise di studi organizzata dalla loggia G. Oberdan n. 562 sul percorso che portò alla Grande Guerra.

Il 15 dicembre 1918 veniva costituita a Trieste la loggia massonica Guglielmo Oberdan da Giacomo Treves, irredentista e massone. L’anno seguente appoggerà l’impresa di D’Annunzio a Fiume. I massoni triestini erano patrioti nazionalisti. A cent’anni dalla costituzione, sabato 17 novembre alla sala teatro Piccola Fenice, dalle 17 e 30 si terrà il convegno “La massoneria triestina nel passaggio tra Impero Austro-ungarico e Regno d`Italia”, organizzato dalla loggia G. Oberdan n. 526 all’Oriente di Trieste. “Nell’impero Austro-ungarico la massoneria era proibita nelle Province dipendenti da Vienna, come Trieste, mentre in quelle dipendenti da Budapest era accettata. Così i massoni triestini andavano a Fiume alla loggia Sirius”, spiega Marco Cuzzi, docente di storia contemporanea all’università di Milano e autore del saggio “Dal Risorgimento al mondo nuovo. La massoneria italiana nella prima guerra mondiale” (Le Monnier, pagg. 406, euro 28).

Gabriele D’Annunzio con i capi del Movimento segreto fiumano, Mario D’Osmo e Giacomo Treves (a destra), Fiume, s.d. (Archivio Storico del Grande Oriente d’Italia)

Il movimento irredentista nasce a metà Ottocento nel regno d’Italia a Napoli, per merito del massone Matteo Imbriani, come organizzazione culturale per mobilitare l’opinione pubblica a rivendicare l’italianità di Trento e Trieste. Nel 1879 viene fondata a Udine l’officina Alpi Giulie, uno dei centri di coordinamento sotterraneo dell`irredentismo, in cui confluiscono massoni e irredentisti. Il 1882 è l’anno horribilis dell’irredentismo: viene impiccato Oberdan, muore Garibaldi, l’Italia aderisce alla Triplice alleanza. La massoneria si muove con circospezione attraverso i circoli irredentisti Garibaldi e Oberdan. Con il patto di Londra dell’aprile 1915 l’Italia entra in guerra ricevendo la promessa che alla fine del conflitto le saranno assegnate Trieste, l’Istria, Zara e alcune isole della Dalmazia. Durante la guerra il ministro Sidney Sonnino alza il prezzo: vede che si sta formando una nazione jugoslava e chiede anche Fiume. Nel 1917 in un congresso massonico a Parigi, la massoneria italiana è accusata di aver appoggiato i progetti di espansione della Serbia ai danni dell’Italia. L’accusa non sarà mai provata; tuttavia si dimette il gran maestro Ettore Ferrari e viene assassinato il suo successore Achille Ballori. È rieletto l’ex gran maestro Ernesto Nathan. L’opinione pubblica italiana è spaccata tra dalmatofoni e rinunciatari. La massoneria si schiera con Sonnino per l’estensione dei confini a tutta la Dalmazia. Ma, alla conferenza di pace di Parigi, all’Italia verranno assegnati solo i territori promessi. E D’Annunzio occupa Fiume. “La massoneria – commenta Cuzzi – entra in guerra su posizioni risorgimentali: combattere per la democrazia e libertà. Ne esce su posizioni nazionalistiche: la guerra in nome della patria”. A conclusione del convegno, verrà fatta l’analisi del presente: come i massoni pensano di incidere nello sviluppo della nazione, mentre più voci li vorrebbero esclusi per legge dalla vita politica e amministrativa dello Stato. (Elisabetta de Dominis)

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