Conoscere i fatti. Nel 2000 l’archiviazione dell’inchiesta sulla Massoneria del procuratore Cordova

Roma 3 luglio 2000. Porta questa data il decreto di archiviazione della maxi-inchiesta sulla Massoneria avviata nel 1992 da Agostino Cordova, all’epoca procuratore della Repubblica di Palmi, indagine che ultimamente è tornata alla ribalta. Noi non aggiungiamo altro al lancio dell’Agi che riportò la notizia dell’archiviazione sette mesi dopo e che qui riportiamo. Quella notizia fu ripresa da alcuni giornali ma non dalle maggiori testate nazionali. Certo è che, per dovere di cronaca, ci si sarebbe aspettata una pubblicità maggiore, visto il vastissimo clamore che accompagnò la vicenda sin dall’inizio e che creò grandissimi pregiudizi e ripercussioni anche in ambito lavorativo a tanti iscritti del Grande Oriente d’Italia. Ma tant’è, in Italia, quando si parla di Massoneria.

Il lancio dell’Agi sintetizza le ventitré pagine del documento, firmato da Augusta Iannini. E di quei fatti c’è la testimonianza diretta di un esponente del Grande Oriente d’Italia che ne fu protagonista. Si chiama Mario Valentini e ai tempi dell’indagine era sindaco di Perugia.

Decreto archiviazione inchiesta Palmi 3 luglio 2000 24
Decreto di archiviazione inchiesta Palmi

(AGI) – Roma, 24 feb. 2001 – «Non può essere taciuto che in questo procedimento penale ‘l’indagine conoscitiva ha vissuto momenti di inusuale ampiezza». Dopo quasi otto anni la maxi inchiesta sulle logge massoniche in Italia, avviata dall’allora procuratore di Palmi Agostino Cordova (attuale capo della procura di Napoli), approdata poi a Roma, è stata archiviata dal gip Augusta Iannini, che ha dichiarato il non «doversi promuovere l’azione penale» nei confronti dei 64 massoni indagati. Il giudice, in sintonia con i pm di Roma che hanno ereditato il voluminoso fascicolo, punta, però, l’indice contro il collega Agostino Cordova che avrebbe avviato una maxi indagine conoscitiva che, fatta eccezione di uno stralcio relativo alle attività imprenditoriali su Licio Gelli (rinviato a giudizio anni fa su iniziativa dei pm della capitale per il crack finanziario del gruppo Di Nepi, il cui processo è ancora in corso), non avrebbe rilevato alcuna illecita attività compiuta dalla massoneria.

Agostino Cordova ordinando decine e decine di perquisizioni ed anche alcuni arresti, ipotizzava nella sua indagini lo scambio di voti. Le sedi e gli uffici della massoneria italiana, su ordine del magistrato, vennero perquisite e la notizia ebbe particolare risonanza su tutti i quotidiani nazionali. Per il gip di Roma e su parere conforme dei pm della capitale, invece, non vi sarebbe stato alcuno scambio di voti. «Da uno sguardo d’insieme del ponderoso materiale acquisito e raccolto in circa 800 faldoni – scrive Augusta Iannini – e in un numero imprecisato di scatoloni contenente materiale sequestrato, si può trarre la certezza che è stata compiuta, in tutto il territorio nazionale, una massiccia e generalizzata attività di perquisizione e sequestro che le iniziali dichiarazioni del notaio Pietro Marrapodi (da cui è nata l’indagine, ndr), certamente non consentivano, quanto meno a livello nazionale». «Da questi racconti – prosegue il gip di Roma – a contenuto generalissimo, ma conformi all’immaginario collettivo sul tema ‘gruppi di potere, il pm di Palmi ha tratto lo spunto per acquisire una massa enorme di dati (prevalentemente elenchi di massoni) che poi è stata informatizzata e che costituisce una vera e propria banca dati sulla cui utilizzazione è fondato avanzare dubbi di legittimità, tanto più che l’indagine si sta concludendo con una generalizzata richiesta di archiviazione»

Per il gip Augusta Iannini «in questo procedimento, infatti, l’articolo 330 cpp è stato interpretato come potere del pm e della polizia giudiziaria di acquisire notizie e non, come si dovrebbe, notizie di reato». Secondo il giudice romano «era infatti chiaro che l’acquisizione di elenchi di associazioni, anche e non solo massoniche, costituiva una mera notizia e non certamente una notizia di reato. Lo studio del materiale, una volta messo a disposizione di questo ufficio, è stato reso particolarmente difficoltoso dall’assenza di indici ragionati e dalla collocazione del materiale cartaceo, custodito in uno scantinato dei locali di piazza Adriana, privo di luce, di una scrivania e di qualsiasi attrezzatura che consentisse una consultazione dignitosa degli atti». Gli stessi pm di Roma che hanno ereditato l’inchiesta, su decisione della stessa procura di Palmi che di sua iniziativa aveva ritenuto la competenza della magistratura della Capitale, nel condurre gli accertamenti sulla maxi inchiesta avevano rilevato l’elevantissimo «numero di sequestri» ordinati dai pm calabresi, le «sistematiche richieste di informative indirizzate a tutti gli uffici di pg d’Italia sulle persone risultate iscritte negli elenchi massonici acquisiti tramite i sequestri», l’acquisizione di documentazione bancaria, di elenchi di nominativi di pubblici dipendenti, di attività d’indagini più mirate, come «sommarie informazioni testimoniali, interecettaizoni telefoniche, ecc.», l’informatizzazione del materiale documentale ed informatico raccolto per permetterne la consultazione; ed infine la «raccolta di dati generali ritenuti utili ai fini delle indagini da ministeri e pubbliche amministrazioni su diversi argomenti».

Per il gip Augusta Iannini che ha accolto la richiesta di archiviazione sollecitata dai pm di Roma Lina Cusano e Nello Rossi (oggi consigliere del Csm) «all’eccezionale ampiezza del raggio delle indagini ed alla conseguente accumulazione di un’amplissima documentazione sul fenomeno massoneria non ha corrisposto un’altrettanto ampia localizzazione delle investigazioni in direzione delle specifiche attività di interferenza in ambiti istituzionali ricollegabili alle realtà organizzative individuate». «La riprova più eloquente dello stato delle indagini sin qui descritto – scrive il gip di Roma – proviene dalla stessa procura di Palmi», che «dopo investigazioni iniziate il 16 marzo 1993» decide autonomamente di trasferire l’inchiesta alla procura di Roma che poi, dopo aver inquisito, chiesto ed ottenuto il rinvio a giudizio di Licio Gelli per il crack del gruppo di Nepi, ha concluso l’indagine con una richiesta di archiviazione. Gli stessi pm nel sollecitare la chiusura della vicenda hanno sottolineato come «la trasmissione degli atti del presente procedimento da Palmi a Roma è avvenuta su esclusiva iniziativa dell’ufficio del pubblico ministero di Palmi e con i tempi da questo ufficio voluti senza che vi sia stata alcuna rivendicazione di competenza o richiesta di trasmissione da parte dell’ufficio del pubblico ministero di Roma». (AGI) Gal 241733 FEB 01 NNN

L’ex sindaco di Perugia Mario Valentini, libero muratore, ricorda la persecuzione inflitta ai massoni venti anni fa



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