Collodi con il suo “Pinocchio” a ‘I Venerdì del Grande Oriente’

In scena a Lucca il burattino bambino che affascina i bambini e insegna agli adulti. L’antropologo Paolo Pisani e lo storico Roberto Pizzi ne sono stati gli esploratori.

L’Antico Caffè delle Mura all’Oriente di Lucca, quartier generale de ‘I Venerdì del Grande Oriente’, organizzati dalle due Logge ‘Francesco Xaverio Gemignani n. 1345’ e ‘F.Burlamacchi n. 1113’, il 19 aprile, è stato ‘preso d’assalto’ da un folto pubblico di iniziati e profani. Tra i presenti anche il Gran Maestro Onorario del Goi, Mauro Lastraioli. In scena, andava Collodi Libero Muratore ed il suo Pinocchio che affascina i bambini ed insegna agli adulti. A parlarne, sul piano storico e su quello allegorico-esoterico, c’erano lo storico Roberto Pizzi e l’antropologo Paolo Pisani.

Dopo una ben curata introduzione di Francesco Borgognoni, moderatore di queste conversazioni mensili, hanno fatto seguito i saluti dei rappresentanti delle due Officine che organizzano questi eventi: Alessandro Antonelli Maestro Venerabile della ‘Geminiani’ e per la ‘Burlamacchi’ il Fr. Lido Vitale. Ad aprire il libro, è stata Roberto Pizzi, che ha tratteggiato la realtà epocale appartenente all’autore, inserendo il Collodi, alias Carlo Lorenzini, nel contesto storico politico dell’epoca. Sottolineata, la personalità dello scrittore, che non mancava nella sua esercitazione pubblicistica e narrativa, di inserire certe significative particolarità. Particolarità che, rivisitate nel tempo, sono state interpretate come quasi certa testimonianza che, ‘Pinocchio’, il suo libro più famoso, altro non fosse e continui ad essere, che una ben celata, ‘parabola massonica’. Non sono mancati i riferimenti al contesto di quei tempi, alle frizioni politiche, alle lotte civili, di una Nazione che, non ancora unita, covava tra le sue braci il desiderio di realizzarsi. Ciò ha anche permesso, di spaziare nella realtà del Novecento e della contemporaneità, evidenziando come, questa ‘favola’, continui ad essere di grande modernità ed attualità.

Sono stati ricordati personaggi ed eventi, come lo stesso Avvocato (pisano di origine ma poi grossetano di adozione) Giovanni Magrassi che, affascinante oratore, tratteggiò a più riprese la figura di ‘Pinocchio’, di cui era un esoterico estimatore. Un aspetto questo, ripreso poi da Paolo Pisani, per sviluppare “in modo colloquiale e di conversazione..” come ha voluto evidenziare, ciò che una rilettura di questo grande libro, può dare. Del resto, il nome stesso scelto dall’autore per battezzare questo ‘burattino-bambino’, altro non è che la derivazione della composizione delle due parole ‘pino’ e ‘occhio’. Quel ‘pino’ che è l’albero i cui frutti i ‘pinoli’, hanno la stessa forma della ghiandola pineale che, nella tradizione esoterica, rappresenta appunto il ‘terzo occhio’. La favola dunque, appare come un percorso verso l’apertura di questo ‘terzo occhio’, quindi verso il risveglio dell’essere. Avvincente, peraltro dinamica e mai noiosa, la panoramica delle azioni allegoriche che la lettura offre. La ‘fatina’ come rappresentazione della Libera Muratoria, i tre medici che nel XVI capitolo sono intorno al capezzale di Pinocchio, accolto nella casa della fatina stessa (casa che assume la valenza del ‘tempio’) e che pertanto, sembrano assurgere ad una massonica personificazione di Maestro Venerabile, di 1° e 2° Sorvegliante.

Lo stesso stomaco della balena, con dentro Geppetto, seduto ad un tavolo su cui una candela accesa, posta su una bottiglia di cristallo verde (colore che evoca il Testo della Tavola di Smeraldo di Ermete Trimegisto), rischiara quello spazio, ci appare in analogia al massonico ‘Gabinetto di Riflessione’. Non mancano accenni ai tre elementi acqua, aria, fuoco, più volte evidenti nella storia collodiana. Un ‘viaggio’ insomma, quello di Pinocchio, avvolto da continui e non certo casuali ‘sottili’ elementi. Pisani concludendo, ha anche invitato i presenti, a tornare a rileggere questo libro, con gli occhi, la mente ed il cuore di adulti che, come nel caso di un massone, posseggono in se la capacità di interpretare i simboli e comprendere anche quello che non è ne scritto, ne pronunciato. Non sono mancate domande da parte del pubblico, in particolare da rappresentanti della ‘entità lunare’. Domande che hanno permesso sia ai due relatori che allo stesso moderatore, di esprimere concetti e sottolineature, giungendo alla sintesi che alla fin fine, “poca importanza ha che Lorenzini, padre di Pinocchio, sia stato o no massone. Ciò che importa è che il personaggio da lui inventato, permetta delle molteplici chiavi di lettura, accomunate però, dalla trasmissione di valori etici e sociali che ieri come oggi e come per il futuro, dovranno rappresentare i Landmark del nostro viaggio terreno”.



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