Cacciari e il ‘Potere che frena’. E’ l’età di Epimeteo: non possiamo prevedere nulla

Mancano poteri capaci di trattenere il male. Prometeo è incatenato ad una roccia ai confini della Terra, nella regione della Scizia. “Rimane l’altro fratello, Epimeteo, ‘colui che riflette in ritardo’. Non sa prevedere, arriva come la nottola di Miniera: a fatto compiuto. La nostra è l’età di Epimeteo”. Massimo Cacciari parla così del suo nuovo libro, ‘Il potere che frena’, saggio di teologia politica, edito da Adelphi (pp. 211, euro 13). Nella Seconda lettera ai Tessalonicesi (2, 6-7), che la tradizione attribuiva a San Paolo, compare l’enigmatica figura di una potenza: il ‘katechon’. Qualcosa o qualcuno che trattiene e contiene, frenando l’assalto dell’Anticristo, il definitivo trionfo dello Spirito dell’empietà, ritardando con ciò stesso anche il suo annientamento per la forza del soffio della bocca dell’Altro. Ma che dovrà togliersi o esser tolto di mezzo, affinché l’Anticristo si disveli, prima del giorno del Signore.

L’interpretazione di quella figura e di quella cifra esegetica, fa da sfondo a una riflessione del filosofo veneziano – in costante ‘divergente accordo’ con la posizione di Carl Schmitt – sulla teologia politica’, ovvero sulle forme in cui idee e simboli escatologico-apocalittici si sono venuti secolarizzando nella storia politica dell’Occidente, fino all’attuale oblio della loro origine. Con quale sistema politico può trovare un compromesso il paradossale monoteismo cristiano, la fede nel Deus-Trinitas? Con la forma dell’Impero o con quella di un potere che frena, contiene, amministra e distribuisce soltanto?

“La vita religiosa – spiega ancora Cacciari – è intrinsecamente anche politica, perché indica il condurre un popolo. Così come la forma politica è immanente al discorso religioso, i muri della secolarizzazione franano”. Ma se non c’è ‘novitas’ da scoprire, come sopportare l’ultimo assalto dell’antico Drago? “L’attualizzazione che si può trarre da questo testo – rimarca il pensatore dell”Angelo necessario’- è che probabilmente il ‘segno apocalittico’ dell’epoca che viviamo è il crollo delle potenze catecontiche, politiche e religiose, dunque anche la Chiesa. L’unica giustificazione del potere – sosteneva Simone Weil è quella di arrestare il male. Ma l’energia capace di frenare il Drago sembra venir meno, perché cedono i poteri e anche la crisi della Chiesa denuncia questa enorme difficoltà a tenere ‘in forma’ il proprio popolo e a comunicare il Verbo”.

“Anche le dimissioni di Ratzinger – aggiunge il filosofo – vanno lette in maniera ‘apocalittica’: la Chiesa non ha l’energia per affrontare il male che vede nel suo senso come nella storia. E’ una denuncia forte, un atto di pentimento che può costituire la base per aprire una fase nuova di rinnovamento. Perché senza pentimento, la Chiesa non può avere futuro”. ‘Katechein’ oltre che raffrenare significa anche comprendere in sé. Come decodificare i grandi portenti, i ‘semeia megala’? “Non ci sono poteri politici o religiosi in grado di tenere in forma il mondo – è l’analisi di Cacciari – o di contenere le lacerazioni che percorrono il pianeta. Nulla sembra tenere in forma il mondo, non siamo in grado di poter prevedere alcunché. Ma come si fa ad avere fede nel mondo se non si ha fede nel futuro? Anche la speranza fa naufragio”.

Scrive il filosofo: “Ciò che la crisi permanente permette oggi ragionevolmente di affermare è che emergeranno forse ‘grandi spazi’ in competizione, ‘guidati’ da elites che, pur in conflitto tra le loro diverse potenze, sono caratterizzate tutte dall’insofferenza assoluta verso qualsiasi potenza che trascenda il loro stesso movimento. Unite soltanto dalla comune apostasia rispetto all’Evo cristiano. Molto di più non sembra sia dato sapere. Prometeo si è ritirato, o è stato di nuovo crocefisso alla sua roccia. E Epimeteo scorrazza per il nostro globo, scoperchiando sempre nuovi vasi di Pandora”. La terribile figura del ‘katechon’ è segno della tragicità del moderno.



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