La massoneria invita l’arcivescovo nella cittadella della solidarietà laica dove si aiutano clochard e famiglie | La Stampa Torino

Agli Asili Notturni Umberto I di Torino sono attivi tre ambulatori odontoiatrici, uno studio oculistico, una grande mensa serale. Sedici monolocali accolgono famiglie con bimbi in cura al Regina

Maria Teresa Martinengo

L’ultimo ambulatorio odontoiatrico per le fasce più deboli della popolazione, gli Asili Notturni Umberto I di Torino l’hanno inaugurato ieri (4 febbraio) ad Arezzo: sono una dozzina ormai, in Piemonte e in Italia, quelli attivi e quelli che si apprestano a diventarlo, messi in piedi dalla massoneria (Grande Oriente d’Italia) a partire dall’esperienza sviluppata nello storico dormitorio di via Ormea 119, fondato nel 1896 dalla Fratellanza e oggi gestito da 250 volontari massoni, 90 dei quali nel settore medico, tra loro anche numerosi primari. Per alcuni ruoli, gli Asili si avvalgono anche di una piccola squadra di dipendenti stipendiati. Nella palazzina a pochi passi da corso Dante, completamente restaurata, aggiornata e moderna in ogni suo servizio, oggi si trova un dormitorio maschile da 20 posti, colorato e pulitissimo, alcuni posti per le donne, alcuni miniappartamenti per famiglie. E, dopo i lavori di recupero del sottotetto, 16 per adulti e famiglie con bambini malati in cura negli ospedali torinesi (altrettanti costituiscono il «Piccolo Cosmo» in via Cosmo, alla Gran Madre). Al piano terra, la mensa serale da 110 posti utilizzabile anche da 180 persone, con pasti freschi di alta qualità preparati nella grande cucina dalle volontarie. Fino a pochi anni fa era l’unica mensa serale in città. Poi, gli ambulatori medici, fiore all’occhiello dell’attività.

Per la salute dei più fragili «Abbiamo uno studio oculistico, tre ambulatori odontoiatrici, uno dei quali con “sedazione cosciente”, una sala per visite generali, la sala del podologo, perché i piedi sono quanto di più prezioso hanno le persone che vivono sulla strada. Ogni sera tra mensa, dormitorio, ambulatori in via Ormea passano 200 persone. Alla bacheca è affisso il programma: lunedì parrucchiere, mercoledì podologo e così via. Ogni sera c’è il medico di medicina generale e, a seconda dei giorni, gli specialisti», spiega Sergio Rosso, il presidente di questa centrale della solidarietà laica ma pronta, in puro stile torinese, a collaborare con tutti, Chiesa compresa. Quando è stato aperto l’ambulatorio di Pinerolo il vescovo è andato al taglio del nastro. «Vogliamo invitare a visitare la nostra realtà l’arcivescovo Cesare Nosiglia. D’altra parte, quando al centro si mette l’uomo, i percorsi possono essere diversi, ma si fondano sul rispetto reciproco, si lasciano a casa le divisioni. Per le nostre attività, per le attrezzature, riceviamo aiuti dal Comune, dalla Compagnia di San Paolo, dai Valdesi: molte associazioni di volontariato mandano i loro assistiti qui da noi perché abbiamo un’offerta completa. Ogni volta che scopriamo un’esigenza cerchiamo di dare una risposta, puntando all’eccellenza».
La cura del sorriso «Siamo la più grossa organizzazione di cure odontoiatriche per gli ultimi in Italia, cure che non sono assicurate dalla sanità pubblica. A Torino facciamo 5000 interventi l’anno e, finora, 500 protesi. Solo per gli interventi, il valore dei ticket ammonterebbe a 400.000 euro. Ora, grazie alla collaborazione con il centro Caritas “Le due tuniche”, che paga lo stipendio di un odontotecnico, aumenteremo di 300 unità l’anno le protesi. Qui arrivano tante persone che i denti non li hanno più, che non possono mangiare. Quello dei denti è uno dei
problemi più seri di questo tempo di crisi». Il laboratorio, nel seminterrato, è perfettamente attrezzato e nuovo di zecca. Le cure odontoiatriche, da sempre rivolte ai senza dimora, da tempo si sono estese anche ad altre fasce deboli. «Con il progetto “Ri-denti” curiamo – racconta Rosso – tutti i bambini in affidamento famigliare di Torino, abbiamo un accordo con il Comune».

La-Stampa-Torino-05.02.2019



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.