Amore fraterno, una grande forza che può risollevare il mondo. L’allocuzione del Gran Maestro per l’Equinozio di Autunno e il XX Settembre

L’allocuzione del Gran Maestro con la Giunta del Grande Oriente d’Italia

Carissimi Fratelli, gentili signore, gentili ospiti, voglio darvi innanzitutto il mio più caloroso benvenuto nel giardino della Libera Muratoria Universale, nel parco della Fratellanza del Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani, nel Tempio all’aperto del Libero Pensiero della Massoneria italiana. Grazie a tutti di essere qui per celebrare insieme, secondo una consolidata Tradizione, la ricorrenza del XX Settembre. Ogni anno, noi ricordiamo e viviamo questa giornata come quella della Libertà, una tappa fondamentale sulla strada dell’evoluzione civile del nostro Paese. Una Libertà che continua ad avere per noi massoni un valore ineguagliabile e che vogliamo continuare a difendere con forza, coraggio, vigilanza e perseveranza contro tutti coloro che, ancora oggi, vogliono opprimere le coscienze e alzare steccati che confinano l’uomo nelle oscure segrete di un tempo passato, nelle gabbie dell’antidemocrazia, nelle nebbie mortali dell’Irragionevolezza. Contro coloro che dividono l’uomo dall’uomo portando avanti barbari conflitti che possono condurre la Civiltà verso una rovinosa caduta. Coloro che alzano muri e fili spinati invece di costruire ponti.

Vediamo tutti i giorni come in questo momento il mondo evidenzi preoccupanti segni d’instabilità e degenerazione. E come nuovi e aberranti mostri si affaccino a complicare la scena.

Il Vascello durante l’allocuzione

Come non rimanere attoniti e preoccupati, ma mai arrendevoli e paurosi, di fronte alla fase critica dell’umana esistenza aggravata dal terrorismo e dal fanatismo religioso, forze oscure della follia e del Male che s’insinuano in un mondo sfrenatamente globalizzato ma ricco di divisioni e di contraddizioni che sono lontane dall’essere superate. Un mondo dove le persone sono sempre più sole anche se hanno migliaia di presunti amici su Facebook.

Assistiamo a dinamiche e politiche che, invece di seguire la via maestra e costruttiva del dialogo, per la condivisione e la soluzione dei problemi, sono lontane da quella cultura della tolleranza, della solidarietà, della responsabilità e del rispetto reciproco che noi da sempre propugniamo cercando di dare il meglio di noi stessi, ognuno con i propri talenti, per migliorare la Società e produrre del Bene, cosa di cui l’Umanità ha enorme bisogno.

Noi Liberi Muratori dobbiamo riaccendere la Ragione, un fascio di luce che illumina la strada della libertà.

Per uscire dalla palude, per evitare disastrosi fallimenti, per scacciare egoismi e mostruosità, per fortuna, l’Uomo ha avuto in dono un grande tesoro. “Lume v’è dato a bene e a malizia, e libero voler”, recitano i versetti del XVI canto del Purgatorio, che quest’anno abbiamo scelto come manifesto del XX Settembre, seguendo il messaggio di Dante, questo meraviglioso padre della Cultura che dal passato ci ha consegnato un’Opera d’arte che è più che mai straordinariamente attuale. Dante in questo canto affronta uno dei temi fondamentali dell’agire umano nella storia, quello della Libertà, della Giustizia e della responsabilità dell’uomo nelle sue azioni sulla terra. Considera la Libertà come il pilastro fondante dell’uomo, un bene primordiale di fatto ma, al tempo stesso, da conquistare progressivamente nella vita tramite il ricorso alla Ragione, al libero arbitrio, all’educazione, coltivando saggiamente il proprio talento. La Libertà è per ogni uomo, al contempo, una condizione naturale e il traguardo finale dell’esistenza che si può raggiungere con il retto agire durante la vita e l’uso della Ragione. Che libera l’uomo dal desiderio delle passioni e indica quale sia la giusta condotta da osservare al momento fatidico della scelta, che si presenta prima o poi sempre e all’improvviso davanti ad ognuno di noi.

Tutti noi, pur influenzati dagli astri, – fa dire l’Alighieri al cortigiano Marco Lombardo posto nel girone degli iracondi  – alla domanda su quale sia la “cagione” dei mali del mondo rispondiamo che siamo in possesso della Ragione, il “lume”, che ci porta a distinguere il bene dal male e del libero arbitrio o “libero voler” che ci può condurre ad avere il sopravvento sull’ineluttabile destino. Certo, non si può negare come da secoli la Filosofia si interroghi e si divida proprio sui concetti fondamentali di Libertà, Libero Arbitrio e Destino, che fior di pensatori, teologi e scienziati in tutte le epoche hanno messo sotto la lente d’ingrandimento con argomenti di forte contrapposizione dialettica. C’è chi afferma che l’uomo è libero nelle sue scelte e chi, al contrario, ha ritenuto e ritiene che l’uomo ha una strada già segnata, che il suo futuro è già stato ampiamente scritto. Predestinati o liberi? Ecco l’eterno dilemma sulla scacchiera bianco-nera della vita che noi Liberi Muratori percorriamo senza sosta. Noi tutti siamo entrati da uomini liberi in questa Comunione e senza esserne costretti. Siamo entrati liberi e rimaniamo liberi di seguire ognuno il proprio cammino operando per l’elevazione interiore e il Bene dell’Umanità. Noi pensiamo da sempre che l’Uomo è nato libero e che è l’emblema stesso della Libertà. Negare questa Libertà all’Uomo equivale a negare un inestimabile tesoro all’unico essere sulla terra cui è stato dato di possederla. Quindi da anime libere, nella Luce o nel Buio, siamo noi a fare la scelta di camminare in una direzione o in un’altra.

Credo che se domandassi stasera a ciascuno di voi se esiste il Libero Arbitrio le risposte sarebbero affermative ma non mancherebbero di certo le tesi contrarie e le risposte si dividerebbero in base all’inclinazione, agli studi, al credo religioso e alla visione e alle difficoltà materiali della vita. Ma chi negherebbe il Libero Arbitrio, dovrebbe poi rispondere al quesito sul perché Dio ha creato l’Uomo e sul perché molti andranno all’Inferno. Ma anche chi sostiene il Libero Arbitrio avrebbe il problema di spiegare perché Dio non interviene a impedire che quel dono venga usato malamente. Come nel caso di chi ha compiuto stragi di massa come lo sterminio degli Ebrei o altre ignobili atrocità contro l’Umanità. Quindi, nell’eterno dubbio che assillerà l’Uomo sull’atavica questione non ci resta che tornare più umilmente ed umanamente alla visione di Dante.

Il Poeta, nel suo viaggio nell’aldilà, cerca di farci capire come bisogna vivere sulla terra. Ci dice che l’inclinazione o il talento che ci viene assegnato alla nascita, è un dono che sta a noi riconoscere e valorizzare continuamente nel corso della vita. Ci dice poi che abbiamo il “Lume”, la Ragione, per valutare tutti i vari aspetti in gioco e prendere una scelta responsabile che sia buona o meno per la propria vita. Ci dice ancora che l’educazione deve ben sostenere la Ragione e la Libertà, facendoci calare nella realtà e passando attraverso l’esperienza. Infine, ci dice che attraverso il “libero voler” l’Uomo alla fine può optare per il bene o il male, nonostante inclinazione, ragione ed educazione. Insomma, tocca a noi agire e scegliere.

Ecco, perché non dobbiamo mai nasconderci nella nostra vita di relazione e nelle nostre scelte, per paura, mancanza di coraggio e di responsabilità, dietro il velo delle scuse. Quante volte ci siamo rifugiati e rintanati nella frase: “Scusami sono fatto così”, “Fa parte del mio carattere”, o altre parole simili. La responsabilità delle scelte e dei comportamenti è tutta dell’Uomo. Possiamo scegliere bene, ma abbiamo anche la possibilità di capire che abbiamo sbagliato e di tornare indietro. Mi viene in mente la metafora del ponte: lo possiamo attraversare o non attraversare, andare avanti o tornare indietro.

L’importante è mettersi sempre in gioco e non fare male a noi stessi e agli altri operando sempre per il Bene. Quanto al Libero Arbitrio mi piace pensare che sia come una tavolozza che il Grande Architetto dell’Universo ha dato agli uomini unitamente alla tela e sulla quale noi possiamo metterci i colori che vogliamo. Se l’Opera finale e la sua cromaticità sarà armonica la nostra vita migliorerà. Se non riusciremo a farlo dovremo prendercela innanzitutto con noi stessi.

La Libera Muratoria Universale ha sempre guardato a Dante come a una mente illuminata da una luce sapiente. Il suo messaggio è eterno come le sue terzine che da secoli fanno riflettere gli uomini e gli iniziati. Di fronte ad un simile colosso non possiamo che rimanere affascinati e pervasi da un senso di profonda gratitudine per la grande Opera di Vita che ci ha lasciato. Tocca a noi in futuro continuare a trasmettere con impegno le sue straordinarie terzine alle future generazioni. E tocca a tutti noi, comportarci degnamente e con grande responsabilità nell’evolversi della straordinaria esperienza che è la vita terrena. Non dimentichiamoci mai che il sole sorge per tutti e che tutti gli esseri, proprio nel momento in cui assistiamo a un nuovo esodo biblico, quello dei migranti, hanno diritto a una esistenza dignitosa, senza distinzione di sesso, di razza, di religione. I Liberi Muratori non buttano in mare coloro che arrivano sulle nostre coste per cercare la felicità. Noi non possiamo consentire che per tanti bambini il Mediterraneo sia culla e bara.

La Libera Muratoria persegue dalla notte dei tempi gli ideali di libertà, uguaglianza e fratellanza. E li ha messi in bella mostra nel trinomio che all’Oriente splende in tutti i suoi Templi.

Quelle tre parole: Libertà. Uguaglianza e Fratellanza, noi Liberi Muratori le portiamo nel cuore e le estrinsechiamo nella pratica quotidiana nel mondo dove viviamo. Non ci può essere società giusta senza l’applicazione di quelle tre parole. Così come non ci può esserne l’attuazione senza l’adesione totale e sinergica di tutti i fratelli. Se si vuole percorrere incessantemente la via iniziatica lo si deve fare tutti insieme. Non basta stare vicini. Anche al cinema si sta vicini, seduti accanto a sconosciuti. Bisogna stare insieme. Un vecchio proverbio africano ci ricorda che se sogni da solo resta un sogno, se sogni in compagnia è la realtà che comincia. E che va avanti con 22.668 Fratelli: il massimo storico raggiunto dal Grande Oriente d’Italia.

La Libera Muratoria è stare insieme, lavorare insieme, gioire insieme, è superare insieme anche le difficoltà più insormontabili quando si palesano dall’interno e dall’esterno. E ognuno con il ruolo e la responsabilità che gli competono.

Noi, mi rivolgo a voi Fratelli miei, siamo nel Grande Oriente d’Italia per libera scelta e per fare insieme qualcosa d’importante per la nostra crescita personale interiore e per l’Umanità. Tanto è già stato fatto, ma tanto va ancora fatto in futuro. Valorizziamo i nostri pensieri, valorizziamo le nostre iniziative, sottolineiamo l’importanza dei nostri incontri, soprattutto quelli che si fanno nei centri più piccoli. Ricordo qui con affetto forte i fratelli di Licata, quelli di Castignano e di Gradara, di Radicofani e Montepulciano, di Varazze e Redipuglia, di Monopoli e Capo d’Orlando e tanti, tanti ancora dove sono stato in questi 17 mesi di mia Gran Maestranza. É questo il modo per costruire insieme, quell’autentico Tempio della Fratellanza e dell’Amore che può irradiare di luce l’Umanità. Da lunedì, quando ci riuniremo nelle nostre case massoniche, per la ripresa dei nostri lavori, ricordiamoci da dove veniamo. Ci riuniremo in futuro anche in questa al Vascello, dove le logge che vengono dai lontani Orienti italiani ogni sabato mattina potranno organizzare le loro tornate. Perché questa è la casa di tutti i Liberi Muratori. Ricordiamoci sempre il grande ruolo e la grande responsabilità che la nostra antica Comunione ha nei confronti del Paese e dell’Umanità. Possa sempre la Ragione guidare le nostre scelte e trionfare col nostro libero pensiero la Libertà tanto agognata anche da Dante. Bisogna essere felici, orgogliosi di essere Liberi Muratori come io sono orgoglioso di essere il vostro Gran Maestro, Fratello tra i Fratelli, con la sua forza e le sue debolezze, la sua rabbia e la sua dolcezza, ma sempre con la sua lealtà e la sua determinazione ad andare avanti con voi e per voi.

Come altri hanno fatto prima di me. Penso ad Armandino Corona. Era il Gran Maestro quando venni iniziato. Quando sono stato a Cagliari suo figlio e nostro fratello Giorgio mi ha regalato un libro, “dal bisturi alla squadra”, con una dedica. Una frase che papà Armandino gli diceva quando tornava a casa dai lunghi viaggi in Italia: “Finché mi regge il cuore vado avanti”. Più o meno era la frase che mi diceva, fino all’84, un altro uomo, che non era

La Catena d’Unione simbolo di amore e fratellanza

nostro fratello ma che per me era molto importante, il mio babbo Vincenzo. Lo diceva al ritorno dai suoi viaggi con il camion per rassicurarmi. Lo sento vicino, anche oggi che non c’è più da 31 anni con quelle sue braccia forti che mi abbracciano e mi sostengono. Anche lui diceva: “Vado avanti finché mi regge il cuore”. Oggi lo dico anche io. E il cuore mi regge perché ho voi cari Fratelli che mi abbracciate come faceva mio babbo e mi date grande forza. Una irrefrenabile, insopprimibile e bellissima forza che si chiama Amore fraterno. E che può davvero aiutare il Mondo a risollevarsi. Grazie a tutti.

Il Gran Maestro, Stefano Bisi

Roma, Il Vascello, 19 settembre 2015

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