Addio a Roversi Monaco, storico rettore dell’Università di Bologna, grande giurista e protagonista della cultura italiana/Associated Medias

Addio a Roversi Monaco, storico rettore dell’Università di Bologna, grande giurista e protagonista della cultura italiana

Anche il sito del Grande Oriente d’Italia lo ha ricordato definendolo un “paladino del libero pensiero laico” e suggerendo la sua vicinanza all’ambiente massonico e ai valori che ne caratterizzano la tradizione.

 

Si è spento a Bologna all’età di 87 anni, Fabio Alberto Roversi Monaco, giurista e accademico tra i protagonisti della storia recente dell’ateneo felsioneo, del quale è stato rettore dal 1985 al 2000. Nato ad Addis Abeba nel 1938, si era formato all’Alma Mater Studiorum, dove si laureò in Giurisprudenza nel 1962. Nel 1967 ottenne la libera docenza e intraprese una lunga carriera accademica che lo portò a diventare professore ordinario di Diritto pubblico, costituzionale e amministrativo. Parallelamente all’attività didattica e scientifica, ha ricoperto incarichi organizzativi e di indirizzo all’interno dell’università.Dal 1978 al 2006 è stato direttore della SPISA, la Scuola di specializzazione in studi sull’amministrazione pubblica, contribuendo alla formazione di generazioni di funzionari e giuristi e promuovendo percorsi innovativi, tra cui i primi master italiani dedicati al giurista d’impresa e nuove specializzazioni nel diritto sanitario.

Durante il suo rettorato, l’Università ha aderito alla Magna Charta Universitatum del 1988 e ha partecipato al processo che ha condotto, nel 1999, alla Dichiarazione di Bologna, passaggio fondamentale per l’armonizzazione dei sistemi universitari europei. In quegli anni si è inoltre affermato il modello multicampus, pensato per rafforzare la presenza dell’ateneo sul territorio senza rinunciare a una proiezione internazionale. Terminata l’esperienza rettorale, ha continuato a operare in ambito culturale e istituzionale. È stato amministratore delegato dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani, contribuendo al completamento del Dizionario Biografico degli Italiani, ha guidato la Fondazione Carisbo, e ha fatto parte di numerosi consigli di amministrazione  in ambito finanziario e industriale, mantenendo un profilo costante di impegno nel mondo delle istituzioni e della cultura. Nel corso della sua carriera ha ricevuto numerose lauree honoris causa da università internazionali ed è stato insignito di importanti riconoscimenti, tra cui la Legion d’Honneur e il titolo di Cavaliere di Gran Croce della Repubblica Italiana.

Il sito del Grande Oriente d’Italia lo ha ricordato definendolo un “paladino del libero pensiero laico”,  sottolineandone il profilo culturale e suggerendo la sua vicinanza all’ambiente massonico e ai valori che ne caratterizzano la tradizione.



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