Abbracci fraterni: L’Unità apre alla massoneria – Altra Toscana

Segnali di disgelo tra l’Unità e la Massoneria del Goi. Oramai chiusa negli archivi la stagione che vedeva il giornale di Gramsci pubblicare  gli elenchi dei massoni  (la battaglia giudiziaria si concluse con la stampa  di un volume riparatorio sui liberi muratori), il quotidiano diretto da Erasmo D’Angelis e di strettissima fede renziana, oggi sembra intenzionato ad aprire una nuova fase che dovrebbe portare allo sdoganamento dei massoni nella vita politica italiana.

Il 2 marzo sull’Unità è apparso un intervento firmato dal gran maestro Stefano Bisi, senese, particolarmente impegnato nel rilancio dell’Istituzione sia sul fronte del proselitismo che in quello della riapertura di canali istituzionali che permettano alla massoneria di essere considerata interlocutrice autorevole e affidabile.

Così la lettera aperta al direttore D’Angelis ha avuto l’onore della prima pagina. Vi si parla della vexata quesito di Palazzo Giustiniani, sede storica del Goi, confiscata dal fascismo e poi passata al patrimonio della Repubblica ma mai restituita ai legittimi proprietari. Per chiudere il contenzioso, anni fa il Senato decise che in un piano del palazzo sarebbe sorto un museo della massoneria italiana. Impegno che è rimasto lettera morta e che oggi Stefano Bisi ricorda allo Stato inquadrandolo in una strategia di riabilitazione pubblica dei “quasi 23mila fratelli” iscritti alle varie logge. E’ evidente come la partita che si sta giocando non riguardi solo e tanto un palazzo di pur straordinario valore storico.

Scrive Stefano Bisi nella sua lettera: “Siamo un pezzo d’Italia che ama questo Paese e che vuole onorare la memoria dei tanti uomini che sono morti per realizzarlo. Ecco perché quando qualcuno parla della Massoneria deve portare rispetto ad una Istituzione libera e democratica che non ha scheletri nell’armadio e che ha già fortemente pagato il suo alto prezzo in termini di immagine per la vicenda della P2. Oggi da Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia sono orgoglioso di rappresentare quasi 23mila fratelli che, forti di una preziosa Tradizione, hanno anche a cuore le nuove e complesse tematiche Sociali e fanno la giusta e necessaria solidarietà in tante città d’Italia. È per questo che quando sento parlare in termini artatamente negativi della Massoneria mi rammarico e mi indigno”.

Un messaggio che l’Unità sembra recepire titolando, sulla prima pagina: “Ventitremila fratelli perbene”. (Andrea Lazzari)

Leggi la lettera integrale.

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