Seminario (Grande Oriente d’Italia): «I massoni non sono nemici della fede Certe distinzioni appartengono alla vita. Poi resta solo il dolore di chi rimane»
di Marco Menduni
La prima è un’espressione di rammarico. Dice Antonio Seminario, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia dal 6 aprile 2024: «Abbiamo appreso con amarezza della decisione assunta nella Diocesi di Ventimiglia-Sanremo di negare le esequie religiose a un uomo in ragione della sua appartenenza alla Massoneria». È la reazione del vertice del Goi all’iniziativa del vescovo Antonio Suetta di sospendere i funerali di Mario Tarducci, quando la funzione nella chiesa di San Marco Evangelista a Camporosso stava iniziando. E aggiunge: «Non intendiamo contestare alla Chiesa cattolica il diritto di custodire le proprie regole, né ai suoi Pastori quello di applicarle. Ma ogni regola, quando incontra l’Uomo e soprattutto quando incontra la morte, dovrebbe forse interrogarsi sul proprio limite». Chi è Antonio Seminario? Ha una lunga storia alle spalle in Massoneria. Nato a Crosia, Cosenza, è stato anche Grande Ufficiale del Grande Oriente d’Italia, presidente del Collegio circoscrizionale del Collegio circoscrizionale dei Maestri Venerabili della Calabria, primo Gran Sorvegliante del Grande Oriente d’Italia e ha rivestito la carica di Gran Maestro aggiunto. Appartiene al Rito Scozzese Antico e Accettato. Ha frequentato Economia all’università di Salerno poi si è dedicato all’attività imprenditoriale e commerciale di aziende operanti nell’ambito del petrolio, gas ed energia. Attualmente lavora in Calabria quale consulente di imprese e società. È succeduto al giornalista e scrittore Stefano Bisi. La sua riflessione sulla morte è lunga e articolata e dopo l’episodio di ieri mattina a Camporosso, spiega così il perché della sua analisi: «Perché la morte possiede una forza che le nostre appartenenze non hanno: restituisce ciascuno alla propria essenziale condizione umana». Di fronte alla morte, insiste, «cadono tutte le differenze». L’uomo ritorna al suo stato più semplice e autentico, cade ogni genere di sovrastruttura terrena: «Credente o non credente, cattolico o massone, ortodosso o dissenmassone, ortodosso o dissenziente – afferma -, sono distinzioni che appartengono alla vita e alle Istituzioni. Davanti alla morte resta un uomo, la sua storia, gli affetti che ha costruito e il dolore di coloro che rimangono». Ancora, Seminario vuole chiarire quale sia, dalla sua parte, il rapporto che intercorre tra le due istituzioni: «La Massoneria non domanda privilegi e non pretende di indicare alla Chiesa come esercitare il proprio ministero. Ricorda però che nessuna appartenenza può esaurire la complessità di una persona». Da questo pensiero deriva un’ulteriore constatazione: «Essere massone non significa essere nemico della fede. Nelle nostre Logge siedono uomini di fede, uomini che dubitano e uomini che percorrono differenti strade della coscienza. Non chiediamo loro di essere uguali. Chiediamo loro di riconoscersi reciprocamente come uomini liberi». Così si ritorna allo stop dei funerali di Mario Tarducci a Camporosso, voluto dal vescovo Suetta: «Per questo avremmo auspicato che, davanti alla morte, alla norma potesse accompagnarsi la pietà». Ma la posizione della Massoneria, dice il Gran Maestro, non è affatto di irrigidimento: «Non risponderemo a una porta chiusa chiudendone un’altra. Continueremo a cercare il dialogo con il mondo cattolico e con tutte le tradizioni religiose, nella convinzione che il dialogo non serva tra coloro che già pensano allo stesso modo». Ma ancora c’è un interrogativo da scandagliare, in questo articolato intervento: «Rimane infine una domanda che questo episodio consegna non soltanto ai cattolici o ai massoni ma a ciascuno di noi: quando difendiamo le nostre appartenenze, siamo ancora noi a possederle, oppure sono le nostre appartenenze a possedere noi?». Così si arriva alla conclusione: «Davanti alla morte – chiosa Seminario – cadono titoli, appartenenze e definizioni. Resta l’uomo. E forse è da lì che dovremmo ricominciare». — © RIPRODUZIONE RISERVATA
