Addio a Fabio Alberto Roversi Monaco, tra le figure più autorevoli della cultura giuridica e accademica del nostro tempo, paladino del pensiero laico

 

Si è spento oggi a Bologna Fabio Alberto Roversi Monaco, una delle figure più autorevoli della cultura giuridica e accademica italiana del secondo Novecento. Nato ad Addis Abeba il 18 dicembre 1938, la sua vita si è intrecciata profondamente con quella dell’Ateno felsineo, che ha guidato come Magnifico Rettore per un quindicennio cruciale, dal 1985 al 2000, lasciando un’impronta destinata a durare nel tempo. Le esequie accademiche si terranno lunedì 30 marzo presso l’Aula Magna di Santa Lucia, mentre il funerale sarà celebrato nella Cattedrale di San Pietro, segno tangibile di un legame che travalicava i confini della sola dimensione universitaria per abbracciare l’intera comunità cittadina. Laureatosi in Giurisprudenza nel 1962 proprio a Bologna, Roversi Monaco ottenne la libera docenza già nel 1967 per poi diventare ordinario di Diritto pubblico e successivamente di Diritto costituzionale e amministrativo.

Studioso rigoroso, ma anche costruttore di istituzioni, dal 1978 al 2006 fu l’ anima e guida della SPISA – la Scuola di Specializzazione in Studi sull’Amministrazione Pubblica – dove promosse percorsi pionieristici, tra cui il primo master italiano per giuristi d’impresa e la prima specializzazione in diritto sanitario.

Il suo nome resta indissolubilmente legato al rinnovamento dell’Alma Mater, divenuta durante il suo rettorato laboratorio di una nuova idea di università europea.  A lui si deve inoltre la visione del “multicampus”, un modello di espansione territoriale che ha consentito all’università di radicarsi in modo armonico nel territorio, mantenendo al contempo una proiezione internazionale. Dopo il rettorato, Roversi Monaco continuò a esercitare un’influenza significativa nei principali snodi della vita economica e culturale italiana. E’ stato amministratore delegato dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani, contribuendo in quella veste al completamento di una parte fondamentale del Dizionario Biografico degli Italiani in vista delle celebrazioni dell’Unità nazionale.

Ha guidato la Fondazione Carisbo per oltre un decennio e ha fatto parte di consigli di amministrazione di importanti gruppi finanziari e industriali, mai abbandonando il terreno culturale costantemente impegnato a promuovere il dialogo tra saperi. Ha ricevuto oltre venti lauree honoris causa da università di tutto il mondo – da Brown University alla Johns Hopkins University, dalla Sorbona a San Pietroburgo – ed è stato insignito delle più alte onorificenze civili, tra cui la Legion d’Honneur francese e il titolo di Cavaliere di Gran Croce della Repubblica Italiana.

Chi lo ha conosciuto ne ricorda il rigore, la discrezione e una particolare capacità di tessere relazioni tra mondi diversi: accademia, economia, amministrazione pubblica. Una visione, la sua,  delle istituzioni come luoghi di continuità, ma anche di evoluzione, fondata su valori che richiamavano una tradizione antica e stratificata.

Roversi Monaco non era soltanto un uomo di diritto, ma un paladino e un interprete del pensiero laico e di quell’idea di comunità fondata su responsabilità, merito e coesione tra élite intellettuali. Frequentava contesti nei quali il sapere si trasmette anche per via simbolica, e nei quali il confronto tra pari avviene lontano dai riflettori.  In questo senso, la sua presenza in incontri culturali e consessi dedicati alla riflessione sui valori civili e sulla tradizione del pensiero occidentale appare coerente con un profilo che ha sempre privilegiato il dialogo tra sapere e responsabilità pubblica, tra conoscenza e servizio.

La sua eredità è  in quella visione alta e discreta del ruolo pubblico, fatta di misura, continuità e profondità. Una lezione che, oggi più che mai, appare rara.



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