“Riattiviamo gli strumenti simbolici dell’Arte tornando al lavoro dentro il nostro Tempio”. L’allocuzione del Gran Maestro Antonio Seminario/Il testo anche in inglese e francese

UNITI PER LA COSTRUZIONE DELLA GRANDE OPERA

Ecco l’allocuzione tenuta dal Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Antonio Seminario a conclusione della prima giornata di lavori della Gran Loggia 2026. Nel suo intervento il Gm ha toccato diversi punti partendo dalla rivoluzione tecnologica digitale che ha facilitato l’accesso delle notizie e velocizzato la loro propagazione ma allo stesso tempo ha accentuato la diffusione di fake news, al ruolo della massoneria all’interno della società in questo particolare momento storico, sino all’esortazione finale ai fratelli a tornare a lavoro nei templi con gli strumenti simbolici dell’Arte.

«Mentire continuamente non ha lo scopo di far credere alle persone una bugia, ma di garantire che

nessuno creda più in nulla. Un popolo che non sa più distinguere tra verità e menzogna non può

distinguere tra bene e male. E un popolo così, privato del potere di pensare e giudicare, è, senza

saperlo o volerlo, completamente sottomesso all’impero della menzogna. Con persone come queste,

puoi fare quello che vuoi.», ha scritto Hannah Arendt

Carissimi Fratelli,

rivolgendo un saluto a tutti i presenti a questa Gran Loggia del Grande Oriente d’Italia, con la

consapevolezza che in questo particolare momento storico non possiamo sottrarci di fronte a quanto

sta avvenendo nel mondo, occorre sottolineare la responsabilità che abbiamo nel difendere l’Ordine

Iniziatico al quale apparteniamo, nel rispetto della Tradizione, nell’osservanza degli Antichi Doveri,

della Costituzione e dei Regolamenti del Grande Oriente d’Italia.

Nonostante l’alterazione delle vicende umane sia antica quanto l’Umanità e che le narrazioni dei

fatti non siano sempre verosimili, tutto ciò a causa dei soggettivi punti di vista dei narratori, negli

ultimi tempi le possibilità di contraffazione della realtà si sono amplificate a dismisura, grazie

all’evoluzione tecnologica digitale che ha facilitato l’accesso alle notizie e velocizzato la loro

propagazione. Allo stesso tempo, l’enorme quantità di informazioni disponibili online, anche se

nell’immediato è sembrata un’opportunità di partecipazione alle vicende umane, in realtà è

diventata un mezzo di diffusione anche di “false notizie”, ostacolando di fatto un esaustivo

confronto tra le svariate fonti e mettendo a rischio la capacità critica del destinatario.

Del resto i “vizi digitali”, a partire dalla schiavitù di essere connessi, stanno definendo un nuovo

“uomo globale”, senza filtri e sempre più portato a ricevere passivamente le notizie dalla rete, fino a

diventare parte integrante del sistema virtuale. Siamo anche consapevoli di come i racconti umani

possano influire sul presente e sul futuro, prestandosi ad essere manipolati per modificare la reale

percezione delle vicende e influenzare le scelte delle persone.

Inoltre, quando la “macchina della disinformazione” si infiltra all’interno di ambienti circoscritti, le

false notizie rimbalzano da una parte all’altra, piegando la “verità” fino a deformare l’ambiente

stesso. Negli ultimi tempi anche il Grande Oriente d’Italia si è trovato coinvolto in una massiccia

campagna di delegittimazione, coadiuvata dall’utilizzo di “raffinate” tecniche di disinformazione,

con conseguente esposizione mediatica avvenuta per mezzo di canali social protetti dall’anonimato,

gestiti prevalentemente da alcuni iscritti i quali si sono prestati a contraffare le notizie, se non

addirittura ad inventarle di sana pianta, confondendo intenzionalmente il legittimo diritto di critica

con offese gratuite all’Istituzione e ai Fratelli che la rappresentano, con l’unico intento di

condizionare i Maestri impegnati in quello che avrebbe dovuto essere un momento di sano

confronto per il rinnovo della Gran Maestranza.

Allo stesso tempo il Grande Oriente d’Italia è stato trascinato all’interno delle aule dei Tribunali

civili, nel tentativo di mettere in discussione alcuni valori, come la “fraternità”, la “tolleranza”,

l’“onore” o la stessa “lealtà”, che pur essendo fondamentali per il Libero Muratore, sono stati

considerati come rivestiti di un carattere di “oggettiva tenuità”, non essendo “tipizzati” in un regime

normativo dettagliato come quello in ambito civile.

Possiamo affermare che “alcuni”, mossi principalmente dall’esigenza di soddisfare la propria

vanità, con la presunzione di essere riusciti a condizionare la maggioranza dei massoni aderenti al

Grande Oriente d’Italia, sono usciti allo scoperto utilizzando tutti i mezzi possibili per portare a

compimento un piano a dir poco irresponsabile, soprattutto per le conseguenze che potevano essere

inflitte all’Istituzione, anche in termini di prestigio e credibilità.

In realtà, le cose sono andate diversamente, visto che la maggior parte dei fratelli, nonostante

inizialmente si sia generato un comprensibile senso di disorientamento, non è rimasta indifferente

rispetto a quanto stava avvenendo ed ha reagito dirigendo i propri sforzi per comprendere

“seriamente” la realtà dei fatti. Del resto la verità, a qualsiasi livello venga presa in considerazione,

può essere soltanto offuscata o coperta nella moltitudine delle singole opinioni, ma non sostituita

dalla “menzogna” la quale, essendo insostenibile a causa della sua inconsistenza, prima o poi si

dissolve.

Rivisitare gli avvenimenti appena trascorsi non significa “rivangare nel passato” su vicende che in

quanto tali andrebbero del tutto rimosse, ma piuttosto risalire alle cause che li hanno generati,

creando le condizioni necessarie per evitare che in futuro si possano ripetere gli stessi errori.

Tenuto conto che l’origine di tutto questo potrebbe venire anche da lontano, forse addirittura

dall’inizio dei tempi moderni, vale la pena ricapitolare alcuni fattori che hanno portato a radicali

cambiamenti sul modo d’essere delle persone, per mezzo dei quali la mentalità profana si è potuta

infiltrare anche all’interno della Massoneria.

Da quando l’uomo occidentale ha iniziato a dedicarsi quasi totalmente al benessere materiale, il

pensiero “modernista” di un progresso illimitato si è insinuato sempre più in profondità,

guadagnando terreno sullo spirito tradizionale. Per pura pigrizia o per attaccamento alla parte più

rassicurante dell’individuo, si è ridotta l’intelligenza al solo ambito razionale, affermandone la

supremazia e negando ogni possibilità di ordine superiore. Altro aspetto, che ha contribuito

all’evoluzionismo materialistico, è l’accrescersi dei “bisogni” che hanno risucchiato gli uomini nel

circolo vizioso della produzione e del consumo di beni materiali, alterando il normale equilibrio che

l’essere umano porta in sé e facendo prevalere l’attenzione verso la vita corporea, fino ad escludere

tutto ciò che trascende l’ambito strettamente materiale, comprese le possibilità di ordine spirituale.

In seguito, la repentina crescita delle interazioni sociali, favorita dai rapidi cambiamenti dei mezzi

di comunicazione, fino alla rivoluzione informatica e telematica degli ultimi decenni, hanno portato

le persone ad abbandonare la propria singolare identità, già indebolita dalle influenze delle

numerose e superficiali relazioni, a favore di una ipotetica “identità allargata”, conducendo il

mondo occidentale verso una sempre più estesa “frammentazione”.

In sintesi, rivolta ormai da tempo l’attenzione verso “la materia”, l’attuale incorporazione delle

relazioni in un’unica società allargata e la sua strutturazione in un tutto uniforme, in poche parole la

globalizzazione tardo-moderna, ha condotto gli uomini – ormai schiacciati verso il basso sotto il

peso del dominio della componente razionale e di quella sentimentale – ad una sorta di

“fluidificazione” delle qualità interiori.

In tali condizioni è facile che possano prendere il sopravvento correnti “antitradizionali” moderne,

che si rafforzano paradossalmente proprio attraverso organizzazioni come quella massonica,

approfittando degli aspetti iniziatici conservati al suo interno i quali, una volta privati della

componente spirituale, possono essere facilmente conformati al mondo esterno. Gli stessi contenuti

iniziatici, distorti da interpretazioni “moralistiche”, sono stati utilizzati in ambiti differenti da quello

iniziatico e in una direzione inversa rispetto alla realizzazione spirituale, arrivando a un punto tale

che alcuni sono ancora convinti che la Massoneria, così interpretata, debba avere un ruolo

determinante esclusivamente nel mondo profano, agendo sul piano politico, economico e sociale.

Considerato che “deviazioni” di questo genere sono particolarmente insidiose, perché sottili e ben

mascherate – data la loro natura negativa alla quale illusoriamente fanno credere di opporsi – si è

sottovalutato ciò stava avvenendo, specialmente in ambienti come quello massonico.

Soltanto in seguito è emerso come la situazione fosse ben più avanzata di quanto si potesse

immaginare, in particolare quando si misura la grande distanza che intercorre tra i recenti

comportamenti e quanto trasmesso attraverso gli Antichi Doveri, volti a privilegiare lo spirito di

fratellanza rispetto agli interessi individuali. Vero è anche che limitare l’aspetto tradizionale della

Massoneria ai soli fatti contingenti, confrontandoli con un passato più o meno recente e senza

conoscere la fonte a partire dalla quale si sono sviluppati, potrebbe essere estremamente riduttivo,

in particolar modo quando si arriva a dare valutazioni esteriori attraverso visioni parziali dei singoli

eventi.

In questo senso, è necessario evitare di rifugiarsi in immagini idilliache di un passato migliore,

inseguendo la storia di una Massoneria fondata su mitici racconti di un’armoniosa fratellanza di un

tempo. Si potrebbe addirittura ipotizzare che le recenti azioni segnalate, facciano parte dello

sviluppo di un aspetto formato sotto traccia proprio in quel “passato migliore”, emerso una volta

consolidato e ben strutturato, nascosto in una Massoneria che ha gradualmente ridotto il simbolo ad

orpello e la fratellanza in sentimento di comune appartenenza.

Probabilmente anche la mentalità “progressista”, accolta in virtù della necessaria partecipazione

della Massoneria alle vicende del mondo esterno e ad un suo ipoteco ruolo ordinatore nel caos della

società moderna, ha la stessa origine.

In realtà, basta approfondire con “occhio attento” gli sviluppi dell’umanità, a partire dal periodo

moderno fino a quello contemporaneo, per accorgersi di come l’azione materialista, di chiusura

verso possibilità di ordine superiore, e quella dissolvente della globalizzazione, si siano combinate

tra loro come due fasi – la prima preparatoria dell’altra – di un unico processo, che si è mosso in

direzione inversa rispetto alla effettiva realizzazione spirituale.

Eppure, mai come in questo momento una parte degli occidentali, di fronte a un’esistenza svuotata

dalla realtà più profonda e schiacciata dal peso del materialismo, sentono sempre più la necessità di

uscire dal vortice della vita ordinaria, andando alla ricerca di “collegamenti tradizionali” che

possano dare una qualità alla loro esistenza. Quanto detto può essere facilmente constatato, tenendo

conto dell’affiorare sempre maggiore di “attività” dall’aspetto orientale, che si appoggiano a

frammenti di dottrine tradizionali troppo lontane dalla forma mentale dell’uomo occidentale e delle

quali si può avere solamente una conoscenza esteriore. Tutto ciò non significa che colui che si trova

in questa situazione non debba sforzarsi di approfondire altre tradizioni ma piuttosto che, per chi

sente l’esigenza di un vero e proprio ricollegamento iniziatico, appoggiarsi a un’organizzazione

tradizionale e regolare diventa indispensabile.

Per questo motivo proprio la Massoneria, potendo rivendicare un’origine tradizionale autentica e

una trasmissione iniziatica effettiva, essendo ancora in possesso di una conoscenza trasmessa

attraverso simboli e riti che rimandano a “principi universali”, potrebbe avere un importante ruolo

nel mondo contemporaneo, essendo l’unica forma iniziatica adatta alla mentalità occidentale.

Nonostante quindi le contraddizioni di una Massoneria che a parole esalta le sue nobili finalità,

mentre con i fatti sembra partecipare al suo stesso degrado – aspetti di ordine contingente e del tutto

ininfluenti sui “principi massonici” – ci sono ancora le possibilità di riattivare l’arte costruttiva che

le è sempre appartenuta, pur nella situazione sfavorevole dell’ambiente che la circonda?

Il futuro dipenderà dalla nostra volontà di scegliere quale direzione prendere, anche se in realtà

questa dovrebbe essere già chiara, visto che il lavoro personale del massone consiste nell’“Elevare

Templi alla Virtù e scavare oscure e profonde prigioni al vizio”, opera essenzialmente interiore,

finalizzata a favore del “Bene e Progresso dell’Umanità”. In questo passaggio rituale è racchiuso il

fine della Massoneria, sempre che si dia il giusto significato al termine “Progresso”, inteso non dal

punto di vista materiale, ma quale processo costruttivo di elevazione spirituale per il “Bene”, da non

considerare in antitesi al male, ma come sintesi di qualunque contrapposizione possibile.

Del resto, soltanto “verticalizzando” tutte le tensioni trasversali in una “nuova disposizione

interiore” e sacrificando sé stessi per un Bene di ordine superiore, è possibile ritrovarci “Uniti per

la Costruzione della Grande Opera”.

Tale tendenza costruttiva sarà determinata da tutti quei massoni “qualificati” che sono realmente

disposti a utilizzare la Massoneria – troppo spesso vissuta come un percorso esclusivamente

speculativo – quale base per una concreta realizzazione iniziatica, che porti a lavorare

incessantemente nella squadratura e levigatura delle pietre fino a poterle unire per concorrere alla

solidità della “Grande Opera”, scopo verso il quale la Massoneria è ordinata.

A questo proposito passare dalla Massoneria “speculativa” a quella “operativa”, non significa

tornare all’esercizio esteriore del mestiere, il quale ha cessato di esistere ormai da tempo, ma

realizzare ciò che ha continuato ad esprimersi in modo sintetico attraverso il simbolismo costruttivo

tramandato dagli antichi Liberi Muratori e conservato dai massoni che ci hanno preceduto.

Per prima cosa è necessario riattivare gli “attrezzi del mestiere” del Libero Muratore ancora oggi

custoditi all’interno della Massoneria del Grande Oriente d’Italia.

Ripresi gli “strumenti” operativi e compreso il loro “metodo di utilizzo” – facendo attenzione a non

confondere il mezzo con il fine ed evitando di dare un carattere sistematico al nostro percorso – è

possibile passare al lavoro iniziatico vero e proprio, fatto per fasi progressive che procedono

dall’esterno all’interno, come simbolicamente rappresentato dai tre gradi dell’iniziazione

massonica.

Una volta in possesso del “mestiere”, appreso all’interno dei Templi, si potrà trovare la sua

applicazione anche attraverso la trasformazione della stessa vita ordinaria, scoprendo la natura

profonda nascosta tra le contingenze degli eventi reali – anche quelli apparentemente insignificanti o

causa di contrapposizioni – da considerare vere e proprie opportunità per superare i limiti

individuali (come indicato il giorno dell’iniziazione dagli ostacoli posizionati lungo il cammino). In

definitiva, tanto più i massoni saranno “uniti”, al di là della loro appartenenza sociale, politica e

religiosa, pur nella diversità dei personali punti di vista, tanto meno si troveranno “uniformati” al

mondo esterno e schiacciati verso il basso. Soltanto in questo modo le singole azioni compiute dalle

differenti nature umane potranno essere sempre più in “accordo con i principi”, tendenza opposta

rispetto a qualunque possibile patto collettivo formalmente codificato. Si tratta in definitiva di

realizzare quanto proposto in Massoneria da oltre tre secoli, con la costituzione del “Centro

d’Unione”, luogo essenziale a partire dal quale si svilupperanno in futuro tutte le possibilità latenti,

pur senza sapere quando e come si manifesteranno, con la consapevolezza che l’“Arte Muratoria”,

fin dalle sue origini, si è espressa con molteplici modalità in corrispondenza alle necessità del

momento, assumendo forme esteriori sempre in accordo con i principi tradizionali.

Assumiamoci quindi un forte impegno, qui ed ora, con il dovere di fare la nostra parte, consapevoli

che la funzione del massone è quella di “Custode della Tradizione”, cosa possibile soltanto

rendendo effettiva la propria iniziazione, da salvaguardare nel “Segreto del Cuore” e comunicabile

solamente da “bocca a orecchio”.

                                            Il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia

                                             Antonio Seminario

ADDRESS OF THE GRAND MASTER

GRAND LODGE 2026

UNITED FOR THE BUILDING OF THE GREAT WORK

Dearest Brethren:
I extend my fraternal greetings to all assembled at this Grand Lodge of the Grand Orient of Italy.
We know that, in this special moment in history, we cannot retreat from what is happening in the
world. Rather, we must reaffirm our solemn duty to defend the Initiatic Order to which we belong,
and this demands our strict adherence to Tradition, the Ancient Charges, and the Constitution and
Regulations of the Grand Orient of Italy.
Although the distortion of human affairs is as old as humanity itself—and although accounts are
often coloured by the subjective lens of the narrator—in recent times, the possibilities of fabricating
reality have expanded enormously, thanks to the evolution of digital technologies, which, while
facilitating access to information, have simultaneously accelerated its dissemination. At the same
time, the sheer volume of information available online, even if it initially promised a new era of
participation in human affairs, has in fact become a conduit for spreading “fake news”, hindering
thorough comparison among sources and eroding the recipient’s critical faculties.
Moreover, “digital vices”—beginning with the slavery of being perpetually connected—are shaping
a new “global man”: unfiltered and increasingly inclined to receive news passively from the Net, to
the point where he becomes an integral part of the virtual system. We are also aware that human
narratives can affect the present and the future, as they can easily be manipulated to alter our
perception of reality and influence our choices.
Furthermore, when the “machine of disinformation” infiltrates closed environments, falsehoods
echo endlessly, bending the “truth” until the environment itself is deformed. Recently, the Grand
Orient of Italy has found itself caught up in a massive campaign of delegitimisation using
“sophisticated” disinformation techniques, with ensuing media exposure through anonymous social
media channels, mainly managed by certain members who falsified news—or even invented it
outright—and who intentionally conflated the legitimate right to criticise with gratuitous attacks on
the Institution and the Brethren who represent it, with the sole intent of influencing the Masters
engaged in what should have been a healthy dialogue about the renewal of the Grand Mastership.
Simultaneously, the Grand Orient of Italy has been brought before the civil courts in an attempt to
call into question values—such as “fraternity”, “tolerance”, “honour”, and even “loyalty”—which,
while fundamental to every Freemason, have been dismissed under the legal doctrine of de minimis
as being of an “objectively slight” nature, since they are not “typified” within a detailed normative

regime such as that of civil law.
We can affirm that some, driven chiefly by vanity and presuming to have succeeded in influencing
the majority of Brethren belonging to the Grand Orient of Italy, came out into the open, using every
possible means to carry out a plan that was, to say the least, irresponsible—especially given the
severe damage it could inflict upon the Institution, including its prestige and credibility.
In fact, matters unfolded differently: the majority of the Brethren, despite an initial and
understandable sense of disorientation, did not remain indifferent to what was happening, but
reacted by seeking a serious, factual understanding of the situation. After all, the truth, at whatever
level it is considered, can be obscured by a multitude of individual opinions, but it can never be
replaced by “falsehood”, which, being fundamentally hollow, sooner or later dissolves.
Revisiting these recent events is not meant to “dwell on the past” regarding matters which, as such,
ought to be removed entirely; rather, it is to identify root causes and to establish the conditions
necessary to prevent their recurrence.
Considering that the origin of all this may lie far back—perhaps even at the beginning of the
modern era—it is worth examining certain factors that have brought about radical shifts in people’s
attitude towards life, through which the secular mentality has been able to infiltrate Freemasonry
itself.
Since Western man began to devote himself almost entirely to the pursuit of material well-being, the
“modernist” notion of unlimited progress has entrenched itself ever more deeply, marginalising the
traditional spirit. Out of sheer intellectual indolence—or perhaps through attachment to the more
reassuring side of the individual—intelligence was reduced to mere rationalism, affirming its
supremacy and denying every possibility of a higher order.
Thereafter, with humanity’s gaze fixed firmly on “matter”, the incorporation of human relations into
a single enlarged society and its structuring into a uniform whole—in short, late-modern
globalisation—has led men—now pressed downward under the dominance of rational and
sentimental components—towards a kind of “liquefaction” of inner qualities.
Under these conditions, modern “anti-traditional” currents can easily gain the upper hand,
paradoxically strengthening themselves precisely through Masonic organisations, by taking
advantage of the initiatic elements preserved within them, which—once deprived of their spiritual
component—can be readily shaped to the demands of the secular world.
Only recently has it become apparent how far the situation has advanced. The stark contrast
between recent behaviours and the teachings of the Ancient Charges—which demand the
subordination of personal ambition to the spirit of brotherhood—has become clear. Yet it would be
extremely reductive to judge Freemasonry’s traditional framework solely by contingent facts,
comparing them with a more or less recent past without understanding their source—especially if

this results in external evaluations based on partial views of individual events.
In this sense, we must avoid taking refuge in idyllic images of a better past and pursuing the
narrative of a Freemasonry founded upon mythic tales of an earlier harmonious fraternity. One
might even hypothesise that these recent disruptions had actually been incubating beneath the
surface of that “better past”, emerging once fully formed from a Masonic culture that had gradually
reduced its symbols to mere ornaments, and its fraternity to a feeling of common belonging.
The “progressive” mentality—adopted by virtue of Freemasonry’s necessary participation in the
affairs of the secular world, and of its hypothetical ordering role amid the chaos of modern
society—likely shares this same origin.
It is enough, for anyone with an “attentive eye”, to follow the unfolding of human history from the
modern era to the contemporary era to realise how a materialistic attitude—closing off possibilities
of a higher order—and the dissolving action of globalisation are two phases (the first preliminary to
the second) of a single process, moving in direct opposition to spiritual realisation.
And yet, today more than ever, some Westerners, faced with an existence emptied of its deeper
reality and crushed beneath the weight of materialism, increasingly feel a more acute need to escape
the vortex of ordinary life.
This is evident in the proliferation of movements clinging to the remnants of vanished traditions or
fragments of Eastern doctrines that are too distant from the Western mind and offer only outward
knowledge.
Because of this, Freemasonry—able to claim an authentic traditional origin and an effective initiatic
transmission, and still possessing knowledge conveyed through symbols and rites that refer back to
“universal principles”—could have a vital role in the contemporary world, standing as the only
initiatic path suited to the Western mind.
Therefore, can we still reactivate the constructive Art that has always defined us, even amid the
unfavourable conditions of the surrounding environment, despite the contradictions of a
Freemasonry that exalts noble aims in its rhetoric but occasionally participates in its own
degradation through its actions—contingent failings that do not alter the “Masonic principles”?
The future will depend on our will to choose which direction to take, even though, in truth, it should
already be clear, since the Mason’s personal work consists in “Erecting Temples for Virtue and
digging deep, dark dungeons for vice”. This is an entirely interior work, carried out for the “Good
and Progress of Humanity”. This ritual injunction contains the ultimate purpose of the Craft. We
must, however, properly define “Progress”. It is not material advancement, but a constructive
process of spiritual elevation towards the “Good”, not to be considered in opposition to evil, but as
the synthesis of every possible duality.
After all, only by “verticalising” every transversal tension into a “new inner disposition” and by

sacrificing ourselves for a higher Good is it possible to find ourselves “United in the Building of the
Great Work”.
This constructive tendency will be carried forward by all those “qualified” Masons who are truly
willing to use Freemasonry as the basis for a concrete initiatic realisation—one that leads them to
labour ceaselessly, squaring and polishing the stones until they may be joined together—thus
contributing to the solidity of the “Great Work”, the very purpose for which Freemasonry exists.
Transitioning from “speculative” to “operative” Masonry does not mean a return to physical
stonemasonry, which vanished long ago, but rather entails realising what has continued to be
expressed in synthetic form through the constructive symbolism handed down by the ancient
Freemasons and preserved by the Masons who came before us.
First, we must reactivate the Freemason’s “working tools”, still safeguarded today within the
Freemasonry of the Grand Orient of Italy. Only thereafter, once the Craft has been acquired within
the Temples, can it also be applied to the transformation of ordinary life itself.
Ultimately, the more the Masons are “united”—transcending political, social, and religious
differences while respecting individual perspectives—the less they will find themselves conformed
to the secular world and pressed downward. Only through this unity will the individual actions
performed by different human natures be ever more “in accord with the principles” rather than with
the formally codified collective pact. We must, in the end, fulfil the mandate set for Freemasonry
over three centuries ago: to establish the “Centre of Union”, the essential place from which all latent
possibilities will manifest. We do not know how or when they will emerge, but we do know that the
Masonic Art has always adapted its outward forms to the needs of the era, while remaining strictly
aligned with traditional principles.
Let us commit ourselves deeply, here and now, to doing our part—aware that the Mason’s function
is to be a “Custodian of Tradition”, something that is possible only by making our initiation
effective: guarding it in the “Secret of the Heart” and communicating it solely “from mouth to ear”.

Antonio Seminario
Grand Master of the Grand Orient of Italy

ALLOCUTION DU GRAND MAÎTRE

GRANDE LOGE 2026

UNIS POUR LA CONSTRUCTION DU GRAND ŒUVRE

Très chers Frères,
En adressant un salut à tous les présents réunis dans cette Grande Loge du Grand Orient d’Italie, et
conscients que, dans ce moment historique particulier, nous ne pouvons nous soustraire à ce qui
advient dans le monde, il nous appartient de souligner la responsabilité qui est la nôtre : défendre
l’Ordre initiatique auquel nous appartenons, dans le respect de la Tradition et dans l’observance des
Anciens Devoirs, de la Constitution et des Règlements du Grand Orient d’Italie.
Bien que l’altération des événements humains soit aussi ancienne que l’humanité, et que les récits
des faits ne soient pas toujours vraisemblables, en raison des points de vue subjectifs des narrateurs,
les possibilités de contrefaçon du réel se sont accrues ces derniers temps de façon démesurée, grâce
à l’évolution des technologies numériques, qui a facilité l’accès aux informations et accéléré leur
propagation. Dans le même temps, l’énorme quantité d’informations disponibles en ligne, qui a pu
d’abord paraître comme une opportunité de participer aux vicissitudes humaines, est en réalité
devenue un vecteur de diffusion de « fausses nouvelles », rendant de fait difficile une confrontation
exhaustive entre sources diverses et mettant en péril la capacité critique du destinataire.
D’ailleurs, les « vices numériques », à commencer par l’esclavage de la connexion permanente,
dessinent un nouvel « homme global », sans filtres, et toujours plus porté à recevoir passivement les
informations du réseau, jusqu’à devenir partie intégrante du système virtuel. Nous savons aussi
combien les récits humains peuvent agir sur le présent et l’avenir, se prêtant à être manipulés afin de
modifier la perception réelle des événements et d’influencer les choix des personnes.
En outre, lorsque la « machine de la désinformation » s’infiltre dans des milieux circonscrits, les
fausses nouvelles rebondissent d’un côté à l’autre, pliant la « vérité » jusqu’à déformer le milieu lui-
même. Ces derniers temps, le Grand Orient d’Italie s’est lui aussi trouvé pris dans une vaste
campagne de délégitimation, appuyée sur l’usage de techniques « raffinées » de désinformation et
relayée par une exposition médiatique, par le biais de canaux sociaux protégés par l’anonymat. Ces
canaux, gérés principalement par certains membres, se sont prêtés à falsifier les informations, voire
à les inventer de toutes pièces, confondant intentionnellement le légitime droit de critique avec des
offenses gratuites envers l’Institution et les Frères qui la représentent, dans l’unique intention de
conditionner les Maîtres engagés dans ce qui aurait dû être un moment de saine confrontation en
vue du renouvellement de la Grande Maîtrise.
Dans le même temps, le Grand Orient d’Italie a été entraîné devant les juridictions civiles, dans la

tentative de remettre en question certaines valeurs telles que la « Fraternité », la « Tolérance »,
l’« Honneur » ou la « Loyauté » elle-même, qui, bien que fondamentales pour le Franc-Maçon, ont
été considérées comme revêtant un caractère de « faible gravité objective », n’étant pas
« codifiées » dans un cadre normatif détaillé comme celui du droit civil.
Nous pouvons affirmer que certains, principalement motivés par l’exigence de satisfaire leur vanité
et persuadés d’avoir réussi à influencer la majorité des Maçons du Grand Orient d’Italie, sont sortis
au grand jour, en utilisant tous les moyens possibles pour mener à bien un plan pour le moins
irresponsable, surtout au regard des conséquences susceptibles d’atteindre l’Institution, y compris
en termes de prestige et de crédibilité.
En réalité, les choses se sont déroulées autrement, puisque la plupart des Frères, bien qu’un désarroi
compréhensible se soit d’abord fait sentir, ne sont pas restés indifférents à ce qui se passait et ont
réagi en dirigeant leurs efforts vers une compréhension « sérieuse » de la réalité des faits. Du reste,
la vérité, à quelque niveau qu’on la considère, peut seulement être obscurcie ou recouverte par la
multitude des opinions singulières, mais elle ne peut être remplacée par le « mensonge » qui,
intenable du fait de son inconsistance, finit tôt ou tard par se dissoudre.
Revenir sur les événements tout juste écoulés ne signifie pas « remuer le passé » à propos de faits
qui, en tant que tels, devraient être totalement écartés, mais plutôt remonter aux causes qui les ont
engendrés, en créant les conditions nécessaires pour éviter qu’à l’avenir les mêmes erreurs puissent
se reproduire.
Étant donné que l’origine de tout cela pourrait venir de loin, peut-être même du commencement des
temps modernes, il vaut la peine de récapituler quelques facteurs qui ont conduit à des changements
radicaux dans la manière d’être des personnes, par lesquels la mentalité profane a pu s’infiltrer
jusque dans la Franc-Maçonnerie.
Depuis que l’homme occidental a commencé à se consacrer presque totalement au bien-être
matériel, la pensée « moderniste » d’un progrès illimité s’est insinuée toujours plus profondément,
gagnant du terrain sur l’esprit traditionnel. Par pure paresse ou par attachement à la part la plus
rassurante de l’individu, on a réduit l’intelligence au seul domaine rationnel, en affirmant la
suprématie de celui-ci et en niant toute possibilité d’un ordre supérieur.
Ensuite, l’attention s’étant depuis longtemps tournée vers « la matière », l’intégration des relations
dans une unique société élargie et sa structuration en un tout uniforme — en un mot, la
mondialisation tardo-moderne — a conduit les hommes, désormais écrasés vers le bas sous le poids
de la domination de la composante rationnelle et de la composante sentimentale, à une sorte de
« fluidification » des qualités intérieures.
Dans de telles conditions, il est facile de voir des courants modernes « anti-traditionnels » prendre
le dessus ; ils se renforcent paradoxalement précisément au moyen d’organisations comme

l’Institution maçonnique, en profitant des aspects initiatiques conservés en son sein, lesquels, une
fois privés de leur composante spirituelle, peuvent être aisément conformés au monde extérieur.
Ce n’est que récemment qu’il est apparu à quel point la situation était bien plus avancée qu’on ne
pouvait l’imaginer, en particulier lorsqu’on mesure la grande distance entre certains comportements
récents et ce qui est transmis par les Anciens Devoirs, lesquels visent à privilégier l’esprit de
Fraternité au-delà des intérêts individuels. Il est vrai aussi que réduire l’aspect traditionnel de la
Franc-Maçonnerie aux seuls faits contingents, en les confrontant à un passé plus ou moins récent et
sans connaître la source à partir de laquelle ils se sont développés, pourrait être extrêmement
réducteur, notamment lorsqu’on en vient à formuler des évaluations extérieures sur la base de
visions partielles d’événements isolés.
En ce sens, il est nécessaire d’éviter de se réfugier dans des images idylliques d’un passé meilleur,
en entretenant le récit d’une Franc-Maçonnerie fondée sur des représentations mythiques d’une
Fraternité harmonieuse d’autrefois. On pourrait même émettre l’hypothèse que les actions récentes
signalées fassent partie du développement d’un aspect formé en sourdine précisément dans ce
« passé meilleur », et qui n’est apparu qu’une fois consolidé et bien structuré, caché dans une Franc-
Maçonnerie qui a progressivement réduit le symbole à un ornement et la Fraternité à un sentiment
de simple appartenance.
Probablement, la mentalité « progressiste », elle aussi, accueillie en vertu de la nécessaire
participation de la Franc-Maçonnerie aux vicissitudes du monde extérieur et à un hypothétique rôle
d’ordonnancement dans le chaos de la société moderne, procède de la même origine.
En réalité, il suffit d’observer, d’un « œil attentif », les développements de l’humanité, depuis
l’époque moderne jusqu’à l’époque contemporaine, pour s’apercevoir que l’action matérialiste de
fermeture aux possibilités d’un ordre supérieur et l’action dissolvante de la mondialisation se sont
combinées comme deux phases — la première préparant l’autre — d’un processus unique, qui s’est
déployé dans une direction inverse à la réalisation spirituelle effective.
Et pourtant, jamais autant qu’en ce moment, une partie des Occidentaux, face à une existence vidée
de sa réalité la plus profonde et écrasée par le poids du matérialisme, ne ressent avec autant d’acuité
la nécessité de sortir du tourbillon de la vie ordinaire.
Ce constat se vérifie aisément si l’on considère l’affleurement toujours plus marqué d’activités qui
s’appuient sur des résidus de traditions disparues ou sur des fragments de doctrines orientales, trop
éloignés de la forme mentale de l’homme occidental, et dont on ne peut avoir qu’une connaissance
extérieure.
Pour cette raison même, la Franc-Maçonnerie, qui peut revendiquer une origine traditionnelle
authentique et une transmission initiatique effective, et qui est encore dépositaire d’une
connaissance transmise par des symboles et des rites renvoyant à des « principes universels »,

pourrait avoir un rôle important dans le monde contemporain, en tant que seule forme initiatique
adaptée à la mentalité occidentale.
Malgré les contradictions d’une Franc-Maçonnerie qui, en paroles, exalte ses nobles finalités, tandis
qu’en actes elle semble participer à son propre déclin — aspects contingents, sans influence aucune
sur les « principes maçonniques » —, existe-t-il encore la possibilité de réactiver l’art constructif
qui lui a toujours appartenu, malgré l’environnement défavorable qui l’entoure ?
L’avenir dépendra de notre volonté de choisir la direction à prendre, même si celle-ci devrait déjà
être claire, puisque le travail personnel du Maçon consiste à « Élever des Temples à la Vertu et
creuser des cachots obscurs et profonds au Vice », œuvre essentiellement intérieure, ordonnée au
« Bien et Progrès de l’Humanité ». Dans ce passage rituel se trouve enfermé le but de la Franc-
Maçonnerie, pourvu que l’on donne le sens juste au terme « Progrès », entendu non du point de vue
matériel, mais comme un processus constructif d’élévation spirituelle pour le « Bien », à ne pas
considérer comme l’antithèse du mal, mais comme la synthèse de toute opposition possible.
Du reste, ce n’est qu’en « verticalisant » toutes les tensions transversales dans une « nouvelle
disposition intérieure » et en se sacrifiant pour un Bien d’ordre supérieur qu’il est possible de nous
retrouver « Unis pour la Construction du Grand Œuvre ».
Cette tendance constructive sera déterminée par tous ces Maçons « qualifiés » réellement disposés à
utiliser la Franc-Maçonnerie comme base d’une réalisation initiatique concrète, les conduisant à
travailler sans relâche au dégrossissage et au polissage des pierres brutes jusqu’à pouvoir les unir,
afin de concourir à la solidité du « Grand Œuvre », fin vers laquelle la Franc-Maçonnerie est
ordonnée.
À cet égard, passer de la Franc-Maçonnerie « spéculative » à la Franc-Maçonnerie « opérative » ne
signifie pas revenir à l’exercice extérieur du métier, qui a cessé d’exister depuis longtemps, mais
réaliser ce qui a continué à s’exprimer de manière synthétique à travers le symbolisme constructif
transmis par les anciens Francs-Maçons et conservé par les Maçons qui nous ont précédés.
Il est d’abord nécessaire de réactiver les « outils du métier » du Franc-Maçon encore aujourd’hui
conservés au sein de la Franc-Maçonnerie du Grand Orient d’Italie et, ensuite seulement, une fois le
« métier » acquis dans les Temples, on pourra en trouver l’application jusque dans la transformation
de la vie ordinaire elle-même.
En définitive, plus les Maçons seront « unis », au-delà de leur appartenance sociale, politique et
religieuse, dans la diversité de leurs points de vue personnels, moins ils se trouveront
« uniformisés » par le monde extérieur et écrasés vers le bas. C’est seulement ainsi que les actions
singulières accomplies par les différentes natures humaines pourront être de plus en plus « en
accord avec les principes », tendance opposée à tout pacte collectif formellement codifié. Il s’agit,
en définitive, de réaliser ce qui est proposé en Franc-Maçonnerie depuis plus de trois siècles par la

constitution du « Centre d’Union », lieu essentiel à partir duquel se développeront, à l’avenir, toutes
les possibilités latentes, sans savoir quand ni comment elles se manifesteront, avec la conscience
que l’« Art Royal », depuis ses origines, s’est exprimé selon des modalités multiples en fonction des
nécessités du moment, assumant des formes extérieures toujours en accord avec les principes
traditionnels.
Engageons-nous donc avec force, ici et maintenant, dans le devoir de faire notre part, conscients
que la fonction du Maçon est celle de « Gardien de la Tradition » : chose possible seulement en
rendant effective sa propre initiation — à préserver dans le « Secret du Cœur » et à transmettre
uniquement « de bouche à oreille ».

Antonio Seminario
Grand Maître du Grand Orient d’Italie



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