Il 10 marzo il Goi ricorda i suoi defunti e commemora Mazzini

Il 10 marzo è il giorno in cui i massoni, nell’anniversario della morte di Giuseppe Mazzini, celebrano la memoria dei tanti fratelli che non sono più fra di noi ma il cui ricordo è più che mai vivo nel cuore e nella mente di chi li ha conosciuti e li ha avuti accanto fra le colonne. A questi fratelli che tanto hanno fornito ai principi di Libertà, Uguaglianza e Fratellanza e che con le loro azioni hanno dato lustro al Grande Oriente d’Italia va un affettuoso pensiero e una immensa gratitudine.

“Gl’individui muoiono; ma quel tanto di vero che essi hanno pensato, quel tanto di buono ch’essi hanno operato -scriveva Mazzini- non va perduto con essi: l’Umanità lo raccoglie e gli uomini che passeggiano sulla loro sepoltura ne fanno lor pro”. Parole che ci inducono a riflettere e ben operare per il Bene dell’Umanità e che facciamo nostre.

L’appartenenza formale di Giuseppe Mazzini alla Massoneria non è mai stata dimostrata con certezza, così come per Camillo Benso di Cavour. Tuttavia la Massoneria italiana ha sempre considerato Mazzini un riferimento morale e politico, riconoscendolo come interprete dei valori di libertà, fratellanza e universalismo. Alla sua morte, il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Giuseppe Mazzoni lo definì infatti “il più ardente apostolo” dell’Ordine, e il 10 marzo venne inserito nel calendario massonico come giorno dedicato ai fratelli passati all’Oriente eterno.

Nel 1947, un altro Gran Maestro, Giordano Gamberini, sostenne che Mazzini fosse stato iniziato in carcere a Savona dal carbonaro Passano e che nel 1866 avesse ricevuto il 33° grado del Rito Scozzese Antico e Accettato. Tuttavia alcune lettere dello stesso Mazzini, in cui parla di “diversità di rito e di forma”, sono state interpretate da alcuni studiosi come indizio di una relazione ideale con la Massoneria più che di una appartenenza formale.

In ogni caso il pensiero mazziniano — fondato sui doveri verso l’Umanità, la Patria, la famiglia e se stessi e sui valori di libertà, uguaglianza e fratellanza — è sempre stato ritenuto profondamente vicino ai principi massonici. Questa vicinanza fu celebrata anche da Ernesto Nathan, Gran Maestro del Goi e sindaco di Roma, che contribuì alla diffusione degli scritti mazziniani. Negli ultimi anni della sua vita Mazzini visse ancora in esilio e rientrò in Italia clandestinamente sotto il nome di George Brown, ospite della famiglia Nathan Rosselli. Morì a Pisa nel 1872 e i suoi funerali furono seguiti da una folla immensa; la salma venne poi sepolta a Genova, nel cimitero monumentale di Staglieno. Nonostante il ruolo decisivo nel Risorgimento, Mazzini rimase sempre ai margini del nuovo Stato monarchico, restando fedele fino alla fine alla sua fede repubblicana.



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *