Gran Loggia 2010 “Etica della libertà – Etica della responsabilità”

Gran Loggia 2010
“Etica della libertà – Etica della responsabilità”
Allocuzione del Gran Maestro Gustavo Raffi

Gentili Autorità intervenute,
Signore e Signori,
carissimi Fratelli,
il titolo distintivo di questa Gran Loggia è: “Etica della Libertà, Etica della Responsabilità”. Non si tratta di una scelta casuale e, neppure, di una soluzione improntata alla retorica: essere liberi, infatti, significa portare su di sé il peso di una grande responsabilità etica. Come diceva – tanto ironicamente, quanto giustamente – George Bernard Shaw: “Libertà significa Responsabilità: ecco perché molti la temono”. Di fatto, un’etica della libertà e della responsabilità implica impegno, tempo, passione e dedizione. Significa interrogare il fondo delle cose, per porre domande di lungo respiro. Il metodo da seguire ce lo ha insegnato Antoine de Saint-Exupéry quando scrive: “Se vuoi costruire una nave, non devi per prima cosa affaticarti a chiamare la gente per raccogliere legna e preparare gli attrezzi; non distribuire i compiti, non organizzare il lavoro. Ma invece prima risveglia negli uomini la nostalgia del mare lontano e sconfinato. Appena si sarà risvegliata, in loro, questa sete, si metteranno subito al lavoro per costruire la nave”.
Ecco perché la società ha bisogno delle nostre parole e della nostra opera. Parole e opera che solo i Veri Maestri possono realizzare: con tenacia e coraggio. Di questo compito vogliamo essere il braccio della speranza, non il dente malato. Vogliamo essere una voce ferma e chiara che chiama all’ascolto tra i tanti schiamazzi che vogliono solo confondere le coscienze. Vogliamo essere tra coloro che cercano – con libertà e responsabilità – di decidere del proprio destino; e non di essere portati al guinzaglio. Vogliamo essere la Luce per una società che brancola nel buio dell’etica: che la cerca – talvolta disperatamente – ma non sa più cosa sia. E dove si trovi!
E infatti, oggi, l’etica è un problema scottante e temuto. Per questo, nel momento attuale, i temi etici sono sulla bocca di tutti, nonché sulle pagine dei giornali. Ma, soprattutto, nei pensieri, preoccupati, di tutti coloro che constatano – con tristezza – come si stia, lentamente, prefigurando una vita privata e pubblica in cui l’etica appare manifestamente assente. Ma una vita privata e pubblica senza etica prefigura l’anticamera di quel vuoto motivazionale che sta alla base della decadenza e della rovina di uno Stato, di una società e di un uomo. Certo, viviamo in quella che è stata – felicemente – definita una società liquida e di pensiero nomade, dove tutto – anche le situazioni politiche – rischiano di essere gelatinose. Ma il nostro compito – proprio per questo – non cambia. Anzi, il nostro compito – il compito di noi Liberi Muratori – è proprio quello di ricostruire una etica perduta, dando spazio a libertà e responsabilità. ? il motivo per cui, se ci troviamo davanti ad un palazzo con i vetri delle finestre rotti, non dobbiamo infrangere i vetri che restano. Dobbiamo, piuttosto, rimetterne a posto i vetri. Allora ci apparirà, nuovamente, un palazzo normale. Fuor di metafora, riaggiustare i vetri rotti significa fare nostra la categoria aristotelica della relazione: con gli altri, con le cose e con il mondo. Non per distruggere, ma per ricostruire. Solo a partire dalla relazione è, infatti, possibile vivere un’etica autentica. Una etica della libertà e della responsabilità che può restaurare quel “palazzo dai vetri rotti” che è la nostra società, i nostri Stati, la nostra umanità.
L’etica – che non si deve confondere con la morale – è, fuori di dubbio, la struttura portante di uno Stato, di una società e di un uomo: che voglia dirsi tale. Lo ricordava Giuseppe Mazzini – a torto quasi dimenticato – quando faceva dell’etica la base di quella “religione civile” in cui confidava per la crescita della neonata Italia. Perché l’etica è l’insieme di quei valori umani e civili che caratterizzano la vita collettiva e, con essa, quella individuale. Ricordarli è quasi superfluo: l’onestà, il coraggio, il senso civico, l’amore per il prossimo, la fratellanza universale, il rispetto per il diverso, la generosità, l’altruismo, il senso del sacrificio, la tolleranza, la sensibilità verso la sfera religiosa e così via. Di questi valori – semplici, elementari, ma scolpiti come le “tavole della legge” nel nostro cuore – è fatta l’etica: l’etica laica, certo. Non di altro. Ma attenzione, anche un’etica ispirata ad una credenza religiosa – se vuole essere tale – non se ne differenzia in molto.

 

Già, nello Spaccio de la bestia trionfante, Bruno scriveva con estrema chiarezza: “Gli dei non si adirano per una bestemmia o per un’offesa a loro indirizzata: gli dei si adirano quando si compiono azioni che provocano lacerazioni nella coesione sociale, indebolendo lo Stato, la Legge, la Giustizia. Non esistono religioni vere e religioni false (e chi potrebbe stabilire in materia di fede ciò che è vero e ciò che è falso?). Esistono religioni utili e religioni dannose. E l’efficacia di una religione si può misurare solo sugli effetti positivi o negativi che essa produce nella società”. Contano le opere. Non merita ricompensa “chi abbia sanato uno zoppo”, ma chi ha liberata la patria e riformato un animo perturbato”.
Eppure, l’amara constatazione – che però sorge spontanea – è che questa etica, questa tensione a vivere eticamente, sembra essere estranea a questa nostra società: a questa nostra Italia. I valori che la esprimono sembrano essere lontani dalla sensibilità comune. Ed un mondo fatto di corrotti, faccendieri, millantatori, imbroglioni, ladruncoli e furbetti sembra prendere il sopravvento su quei galantuomini a cui Mazzini voleva affidare il destino della Sua Patria: della nostra Patria. Una Patria che sembra distante se non estranea agli onesti, ai volonterosi, ai puri di cuore: ai veri cittadini. Per questo, la mancanza di eticità è una vera e propria patologia sociale. Non è da prendere sottogamba. Non è da trascurare. Perché la mancanza di eticità causa il venir meno della giustizia. Ma “senza giustizia che cosa è lo Stato se non una banda di malfattori”: sono le parole accorate e profetiche di Sant’Agostino: uno dei Padri Fondatori della civiltà occidentale e dello spirito cristiano. Se manca la fiducia nello Stato e nella giustizia si può dire – secolarizzando una celebre frase di Fëdor Michajlovic Dostoevskij – che “tutto è permesso”. E il “permesso” generalizzato è l’anticamera del caos, della guerra per bande, di quella situazione sociale degenerata e degenerativa in cui – come scriveva Thomas Hobbes – “ogni uomo diventa un lupo per l’altro uomo”. Cosa questa che si può, drammaticamente, constatare. Occorre recuperare invece la responsabilità del pensiero nei confronti del presente e ritrovare il valore della persona umana: del soggetto umano, al di là di etnie, fedi, ideologie e società. ? l’unico modo per rispondere al nuovo nichilismo che, da tempo, proclama il superamento del soggetto, l’annientamento di ogni valore etico e, con essi, della stessa giustizia. Sappiamo, però, purtroppo, che responsabilità del pensiero e persona umana troppo spesso sono dimenticati. Ma quello che succede altrove non può trovare cittadinanza da noi: Liberi Muratori. Anzi deve essere respinto: con tutte le nostre forze. Noi rivendichiamo la centralità dell’etica, la cultura dell’etica, la priorità dell’etica: di una etica laica, intelligente ed aperta. Essa si è distillata – storicamente – dalla cultura greco-romana, dal meglio della tradizione ebraico-cristiana, dallo spirito della Cavalleria medioevale, dal sogno rinascimentale di un uomo centro del cosmo, dal coraggio degli eroi dello spirito cinque-secentesco (pensiamo a Galilei e Bruno), da quegli Atleti dell’intelligenza che furono gli Illuministi e dai padri risorgimentali. Che per l’etica della nuova Italia sacrificarono gioventù, vita, famiglia e beni. Senza un tentennamento, senza indietreggiare, senza compromessi e senza cedimenti. Sulla loro scia dobbiamo porci, sapendo che ciò che conta non è il cumulo delle conoscenze che possediamo, ma il prezzo personale che abbiamo pagato – e continueremo a pagare – per ciò che crediamo giusto pensare, dire e fare. Scriveva ancora Giordano Bruno nell’Oratio Valedictoria: “Faticando profittai, soffrendo feci esperienza, vivendo esule imparai”. Per gli uomini del dubbio, questa è la strada da percorrere.
Ma è, anche, la via etica a cui guardiamo come alla nostra storia: anche se, talora, ci sembra un’etica minima. In realtà, è una via irta di sfide decisive: dalla bioetica alla libertà di pensiero, da una politica che sia progetto e destino e non burocrazia, ai grandi temi dell’ambiente e delle relazioni tra i popoli. Questa via – questa apparente “etica minima” – si estrinseca nella ricerca e nel parlarsi. Va oltre le differenze – di ogni differenza – in nome di quell’unico Pantheon che noi riconosciamo e che si riassume in una sola parola: umanità. Nel nome dell’umanità, ciò che sembra minimo in realtà è massimo. Comprenderlo, è segno di grande saggezza. Viverlo, è segno di grande forza d’animo. Noi l’abbiamo imparato nei lavori di Loggia e per questo possiamo misurarci, con sicurezza, su quei grandi temi etici su cui molti – Chiesa compresa – glissano: senza porsi le giuste domande e senza volersi dare le giuste risposte. Noi da tempo, ci siamo fatti le domande appropriate ed abbiamo cercato di proporre possibili risposte scegliendo di “volare alto” come le aquile, lasciando così ad altri il volare basso: come le galline.

In virtù di questa tensione etica, ribadiamo con forza la necessità – quanto meno per l’Italia – di una svolta etica. Una svolta che coinvolga, responsabilmente, tutti: dai politici ai semplici cittadini, dagli intellettuali ai lavoratori, dagli studenti, alle donne, ai giovani sino a coloro che entrano come immigrati nel nostro paese. ? una svolta qualitativa. Basterebbe leggere alcune righe di Lewis Mumford per avvertire quanto vada, invece, crescendo un tipo di cultura interessata alla quantità, ma ignorante della qualità. Bisogna avere, invece, il coraggio etico di rivendicare il primato della qualità: qualità del pensiero e qualità della vita. Senza di entrambi, il rischio della ricaduta nell’irrazionale, nell’odio e nella violenza è elevatissimo. Per questo, è necessario far propria la qualità che richiede, prima di tutto, di abbandonare il linguaggio della solitudine e aprirsi al mondo e agli altri. Ma aprirsi al mondo ed agli altri equivale a sviluppare la capacità di provare stupore: come è accaduto nella nostra iniziazione. Per questo – convinti che sogno e stupore sono omologhi – dobbiamo percorrere il cammino dei maestri del sogno.
Per diventare noi stessi maestri del sogno: ossia uomini che credono che la storia sia una terra che continua nel verde, senza sapere dove porta, ma sicuri che sarà bello percorrerla. Come scriveva il Fratello Goethe: “Noi, senza timore, andiamo avanti sulla nostra strada. Sempre noi vi chiamiamo alla speranza”.
Certo, perché sogno, speranza e senso etico sono i capisaldi della formazione e della ricerca massonica, secondo il detto socratico che recita: “Una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta.” Ed è il motivo per cui noi Massoni siamo gente inquieta, libera da dogmi, che non si accontenta, che cerca il meglio per sé e per gli altri. Ma ricercare non significa non credere. La Libera Muratoria non è infatti – come qualcuno ama ripetere, sbagliando – la moltiplica del relativismo e la madre del nichilismo. Al contrario, se la Massoneria – volterrianamente – ha sempre difeso, difende e difenderà l’ampio spettro dei valori altrui, non per questo rinuncia ai propri. Non per questo ritiene che l’uomo non debba avere valori. Non per questo pensa che la vita pubblica deve essere una giungla dove ha la meglio il più forte, il più violento o il più furbo. Anzi, crede, come Václav Havel, che: “Senza valori e obblighi morali comunemente condivisi e ampiamente radicati, né la legge, né il governo democratico, nemmeno l’economia di mercato funzioneranno correttamente”. La Libera Muratoria pone, così, al suo centro una eticità fatta dei valori eterni dell’uomo: quei valori che lo costituiscono come tale. D’altronde, non ci può essere conoscenza della parola perduta – il simbolo stesso della ricerca – senza un amore infinito per l’uomo, senza esitazione e senza tentennamenti. Come dimostra la costante militanza della Libera Muratoria contro tutti coloro che – in ogni parte del mondo – li mettono in discussione o li rifiutano. Non è un caso che la Libera Muratoria sia stata perseguita e perseguitata da tutti quei regimi totalitari in cui l’etica viene sacrificata ad una ideologia fondata sulle istituzioni, sulle burocrazie o sui dogmi: politici o teocratici. Non sull’uomo. Per questa etica, la Massoneria ha pagato un altissimo contributo di sangue: sui campi di battaglia, nei campi di concentramento, nelle celle di tortura, al confino, davanti ai plotoni d’esecuzione. O, più, quotidianamente nella sistematica emarginazione, nel discredito, nel rifiuto o nel disprezzo. Questi grandi eroi – che il mondo non ricorda – sono nei nostri cuori e sono idealmente presenti tra noi ogni qualvolta noi ci riuniamo e ci spronano ad essere come loro.
E, infatti la Libera Muratoria continua sulla loro strada: con i loro stessi, immutabili, principi etici. Lo fa utilizzando il metodo esoterico che le è proprio e che le viene dalla sua Tradizione. Si tratta di un metodo che non ha nulla a che vedere con forme religiose, para-religiose o occultiste. La Libera Muratoria non è una Chiesa e neppure uno “specchietto per le allodole”, atto a illudere o derubare disillusi, frustrati o creduloni. Il nostro esoterismo rappresenta un valore etico che ha il suo centro nell’immagine di un uomo compiuto e realizzato e che ha raggiunto questo livello attraverso l’affinamento ottenuto dalla pratica rituale e dallo studio dei simboli. Simboli che – e sia ben chiaro – non sono formule magiche o patacche spiritistiche, ma oggetti materiali ed espressioni linguistiche, spesso performative, per il cui tramite possiamo avere la percezione di quei valori eterni in cui si materializza l’etica universale. Tutti i simboli che utilizza la Libera Muratoria – così come le sue formule rituali – conducono ad esaltare completezza, dignità, senso della trascendenza, rispetto per l’uomo e per la natura, tolleranza, fraternità, miglioramento individuale e collettivo, saggezza. Sono le virtù che vorremmo fossero i caratteri eticamente costitutivi di ogni società. E di ogni essere vivente. Per questo motivo, un grande saggio rinascimentale, come Girolamo Cardano, poteva scrivere che “la vita umana è simbolica: chi non lo capisce non è un uomo”.

Per questo motivo, uno dei punti su cui sempre ha insistito e sempre insisterà questa Gran Maestranza riguarda sia l’assoluto rispetto del Rituale e della pratica esoterica nei vari Gradi, sia la comprensione che la cultura massonica costituisce una cultura dell’eticità. E che entrambi sono assolutamente inscindibili, giacché entrambi sono il nostro messaggio: un messaggio di vitalità e di speranza per una società esausta e demotivata.
Tali valori propongono – prima di ogni altra cosa – un messaggio di libertà. Infatti, la libertà è l’essenza stessa della Libera Muratoria. Perché se una etica è veramente tale, essa è il veicolo della libertà. Dove libertà non è sinonimo di caos, di anarchia o di egoismo, ma di dovere e responsabilità. Dovere di essere felici con gli altri e per gli altri e responsabilità di realizzare questa felicità individuale e collettiva che passa per rapporti umani diversi e per una diversa sensibilità per il mondo. Ciò significa proporsi l’obiettivo di cambiare il mondo, rendendolo più giusto e più felice. E quindi più libero. Perché sino a quando non ci sarà Fratellanza non ci sarà vera libertà. Sino a quando non ci saranno decorose condizioni di vita per tutti, non ci sarà libertà. Sino a quando non ci sarà tolleranza non ci sarà libertà. E neppure felicità.

Sembra ovvio, ma non è così. Perché se – come scriveva Rousseau – “L’uomo è nato libero, dappertutto è in catene”. E le catene non sono solo quelle, pesanti, dei carceri e dei lager, ma anche quelle più leggere del controllo mass-mediatico e dell’odio che, subdolamente, stringe i polsi e le menti dei più deboli. E che li può rendere inconsapevoli schiavi. Per questo bisogna comprendere cosa sia la libertà, viverla sino in fondo e saper combattere, affinché tutti la possano ottenere. Questo è l’antico segreto che i Liberi Muratori portano nel cuore e che comunicano a tutti coloro che desiderano percorrere, con loro, un comune cammino. E che – come i Liberi Muratori – pensano, kantianamente, che “l’uomo non è un mezzo, ma un fine” e che per ottenere questo fine val la pena vivere la vita. ? in questo spirito che la Libera Muratoria affronta la sfida per una eticità che sia insieme libertà e responsabilità e chiama a sé tutti gli uomini liberi, forti e pronti ad accettarla: pagandone il prezzo, se è il caso. Più libertà e più responsabilità: questa è la sfida che lanciamo da Rimini alla società italiana consci che ciò implica essere d’esempio e portare in spalla – insieme alla bisaccia dell’Umiltà – il gradito, ma pesante fardello, del Rigore e della Misericordia. Senza di cui non esiste né libertà né responsabilità. E neppure una vera etica.
Voglio terminare queste riflessioni con una frase particolarmente significativa e poetica. ? di uno scrittore che ha fatto propri molti valori dell’esoterismo, della saggezza, dell’eticità, della libertà e della responsabilità. ? di Paolo Coelho che scrive: “Non mi pento dei momenti in cui ho sofferto; porto su di me le cicatrici come se fossero medaglie, so che la libertà ha un prezzo alto, alto quanto quello della schiavitù. L’unica differenza è che si paga con piacere, e con un sorriso… anche quando quel sorriso è bagnato dalle lacrime”.


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